Economia
IL CASO

Siccità, il calvario delle vigne. Parlano tre imprenditori biellesi del settore viti-vinicolo

Produttori in crisi per la mancanza di piogge: «Situazione drammatica». E poi c’è la Popilia: «Fenomeno che si sta aggravando». 

Siccità, il calvario delle vigne. Parlano tre imprenditori biellesi del settore viti-vinicolo
Economia Biella Città, 06 Agosto 2022 ore 14:00

Produttori in crisi per la mancanza di piogge: «Situazione drammatica». E poi c’è la Popilia: «Fenomeno che si sta aggravando».

Il caso

Siccità e Popilia: un mix devastante per l’agricoltura e per i vitigni che, anche nel Cossatese, hanno dovuto subire molti mesi senza precipitazioni di rilievo e il propagarsi del coleottero giapponese che infesta e distrugge piante selvatiche, da frutto e ornamentali. Una situazione delicata che andrà ad influenzare la produzione di vino targata 2022 portando pesanti conseguenze per le economie locali e le aziende di settore. Eco di Biella ha intervistato tre produttori per conoscere lo stato dell’arte.

Per Magda Zago, titolare insieme al marito Alessandro Ciccioni di Centovigne sulle colline tra Castellengo e Mottalciata, «le vigne (otto ettari) in piano stanno reggendo meglio rispetto a quelle in pendenza e su terreni sabbiosi. C’è una grossa difformità sulla maturazione tra le piante più giovani e quelle più vecchie, alcune hanno ancora una parete fogliare discreta mentre altre stanno patendo di più e la produzione si sta già fermando. Oltre alla siccità anche le alte temperature non facilitano il lavoro perché già a 31-32 gradi la pianta ‘sospende i lavori’ e non apporta più sostanze ai grappoli. Non sappiamo ancora se la vendemmia sarà anticipata. Sicuramente la produzione del 2022 sarà più bassa perché i grappoli rimangono piccoli e di succo spremuto ce ne sarà poco». Poi c’è la Popilia: «E’ partita improvvisamente e massicciamente, il fenomeno si sta aggravando perché si sta mangiando varietà di piante che fino allo scorso anno non aveva toccato».

Pietro Cassina (nella foto), dell’omonima azienda vitivinicola di Lessona (sette ettari), afferma di avere una moria di piante ornamentali «importanti per la nostra attività. Per fortuna la vigna tiene molto bene il caldo, infatti abbiamo evitato di togliere fogliame in maniera tale che gli acini fossero protetti. E avendo tenuto molta foglia, abbiamo coperto i grappoli che stanno maturando bene. Ora comunque siamo in alto mare, la raccolta potrebbe essere anticipata ma in fondo la maturazione sarà l’ultimo dei problemi». E’ l’estate più difficile degli ultimi anni? «A memoria direi che io penso a quella del 2009 - afferma Cassina - quando fummo costretti a raccogliere di corsa la pianta come estrema difesa. Prima di morire, invece di attaccarsi alla radice, andò sul grappolo. La raccolta fu fatta comunque nel mese di settembre».

Infine c’è Davide Bellini, che ha in produzione Bramaterra e Coste della Sesia dallo scorso anno mentre l’azienda, Cantina Crus, (tre ettari tutti a Masserano) è nata nel 2015.

«Al momento siamo in anticipo rispetto alla normale stagione vitivinicola - sottolinea - anche se con la siccità la pianta va in forte stress e non riesce a portare avanti la maturazione. I grappoli sono compromessi nelle dimensioni complice il caldo, e se non piove non sarà annata facile da concludere. Per chi ha impianti giovani e sulle sabbie la situazione è drammatica. La forte carenza di acqua non solo sta compromettendo il raccolto ma sta facendo morire delle piante. Per ovviare a questo problema si potrebbe pensare a impianti di irrigazione a goccia, in particolare se non dovesse essere un’annata sporadica per la scarsità di piogge». La Popilia sta mettendo a dura prova le aziende agricole e del settore vitivinicolo, specialmente chi produce biologico: «Al momento è difficile difenderci. Hanno una velocità di riproduzione folle e rispetto allo scorso anno si è quantuplicata. Non abbiamo strumenti a disposizione per combatterla, bisogna cercare di compensare i lati negativi con la passione per questo mestiere. Ma se si dovesse ragionare con coscienza, sperando nel profitto, direi che oggi non è proprio il settore da gestire».

L.L.

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