Sempre più iscritti al Centro per l’Impiego: sono ormai 23.869

Sempre più iscritti al Centro per l’Impiego: sono ormai 23.869
04 Dicembre 2014 ore 13:23

Sono 23.869, a fine novembre, gli iscritti al Centro per l’Impiego della Provincia. Un numero cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni (solo a maggio scorso, gli iscritti erano ancora 569 in meno) e che unitamente al tasso di disoccupazione del distretto laniero, schizzato dal già preoccupante 6,7% del 2009 al 9,5% del 2013, disegna un quadro cupo della situazione occupazione del territorio.

I dati. Le elaborazioni dell’Orml (osservatorio regionale sul mercato del lavoro) del Piemonte  sui primi nove mesi dell’anno con riguardo al sistema occupazionale biellese restituiscono un panorama a tinte fosche. Si tratta di dati che ai professionisti dell’ottimismo renziano, abituati a ripetere il mantra che fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce, faranno sicuramente dispetto. Ora, se secondo l’aforisma di Schopenauer, il pessimista vede solo il lato scuro delle nuvole e si deprime, il filosofo vede entrambi i lati e se ne infischia e l’ottimista non vede neppure le nuvole e spesso finisce per farsi sorprendere dalla pioggia, per preveggenza è forse utile  essere invece realisti e guardare i dati con chiarezza e consapevolezza, quanto meno per sapere che è meglio portare con sè l’ombrello. Che il temporale stia arrivando lo dicono, infatti, i dati soprattutto alla luce del fatto che, dal 2015, si assisterà ad un progressivo ridursi degli strumenti dell’ammortizzatore sociale.

Mobilità. Ebbene, nei primi 9 mesi 2014 (su base tendenziale ossia confrontati con l’analogo periodo 2013), in provincia di Biella sono state 534  le nuove iscrizioni alle liste di mobilità: il 10,8% i più. Un incremento che porta lo stock di iscritti alle liste di mobilità nel Biellese a quota 1.719. Un dato che preoccupa, soprattutto se guardato in controluce per fasce di età: di questi 1.719 lavoratori in mobilità, infatti, 508 sono compresi nella fascia tra i 40 e i 49 anni, mentre ben 1.069 sono compresi nella fascia over 50: due fasce dove la ricollocazione è  tradizionalmente più problematica.

Assunzioni.  Sempre secondo i dati Orml Piemonte, tra gennaio e giugno 2014, nel Biellese, sono state poste in essere 9.150 procedure di assunzione: lo stesso numero dell’omologo periodo 2013. Scorporato per tipologia, il dato complessivo dice però qualcosa di interessante: sono aumentate del +8,3% le assunzioni a tempo indeterminato e diminuite del -1,7% quelle a tempo indeterminato. Quest’ultime, tuttavia, rappresentano purtroppo ancora il 78,7% del totale, mentre l’incremento delle assunzioni a tempo determinato si polarizza probabilmente su figure ad alta competenza. Delle 9.150 procedure, la maggioranza (2.143) continua a concentrarsi nel Tessile-Abbigliamento, segno comunque di una vitalità del comparto, seguito dal settore Istruzione (929) e Commercio (773). I numeri, infine, si fanno decisamente piccoli nei settori ad alto gradiente  di “futuro” come l’Ict (71 procedure), a conferma della difficoltà di pensare, almeno nel medio periodo, questi comparti come dotati di alta capacità di assorbimento di lavoratori.

Cassa integrazione. Guardando i dati sulla cassa integrazione, i primi tre trimestri 2014, sempre su base tendenziale, hanno visto  nel Biellese  diminuire del 3,1% il ricorso all’ordinaria, mentre quello alla straordinaria è cresciuto del 53,5%. Al 30 settembre scorso, nel Biellese erano 733 le procedure di cassa straordinaria di cui 129 per crisi aziendale e 254 per procedura concorsuale e 247 per cessazione di attività.  Diminuisce (-28,2%) il ricorso alla cassa in deroga, ma per motivi concernenti il fatto che, nelle more della disponibilità dei fondi, la Regione  tende a non validare nuove procedure.

Allarme. «I dati sono allarmanti – dice Marvi Massazza Gal, segretario di Cgil Biella -: minimizzarli significa contribuire a peggiorarli. Non solo: ma di fronte a dati come questi, il pensare che basti un Jobs Act che toglie diritti e dà qualche contentino alle imprese, a risolvere la situazione è qualcosa di pazzesco. Sono dati che dicono quanto profondamente strutturale sia la crisi ed è inaccettabile che l’unica risposta istituzionale alla disoccupazione  sia un ulteriore contributo alla precarietà. Oltre il 75% del lavoro è precario. Questo territorio ha visto crescere la mobilità del +10,8% nei primi 9 mesi dell’anno: sono i lavoratori che, terminata la Cigs, non sono comunque riusciti a collocarsi, mentre il Governo taglia i fondi per la cassa in deroga e dal prossimo anno sparirà pure la cassa straordinaria per cessazione di attività. Per questo, il 12 dicembre saremo in piazza».
I dati non vengono minimizzati nemmeno da Alberto Platini (vicepresidente Uib). «Non sottovalutiamo questi numeri e le loro  possibili conseguenze – dice Platini -. Però, il tasso di occupazione nel territorio, tra il 2012 ed il 2013, è rimasto più o meno costante. Su questo versante, occorre essere pragmatici ed operare. Se un dato emerge, è quello che le figure professionali ad alta formazione riescono ad ottenere un’occupazione stabile. Ciò implica che, senza la pretesa di dispensare ricette, la formazione continua, soprattutto di chi è in cassa integrazione, deve costituire allora un must basilare. Tutti siamo chiamati in causa e non abbiamo alibi: ciascuno di noi porti la sua piccola goccia di contributo. Quando le gocce saranno migliaia o milioni, torneremo ad essere competitivi».
Giovanni Orso

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