“Politica energetica: urgente una svolta”

“Politica energetica: urgente una svolta”
Economia 09 Aprile 2014 ore 14:16

Le imprese tornano in campo sul tema dell’efficienza e dei costi energetici. Secondo Confindustria e il suo “Smart Energy Project”, l’impatto macroeconomico di politiche virtuose per l’efficienza energetica, da qui al 2020, potrebbe essere rappresentato da una crescita annua della produzione industriale italiana di oltre 65 miliardi di euro, creando 500 mila posti di lavoro, con un tasso di crescita medio annuo del Pil pari allo 0,5%.

L’adozione di uno scenario definito “Best Available Technologies” (cioè basato sull’uso di tecnologie avanzate) porterebbe a considerare le politiche per l’efficienza energetica non solo in una logica di contenimento dei costi di innovazione nei processi di consumo di energia, ma anche come volano di sviluppo di attività industriali per il sistema Paese.

Costi. Se lì’efficientamento è un must che chiama in causa le imprese, resta comunque da risolvere da parte della politica, come sottolineato ancora recentemente dal presidente Giorgio Squinzi, il costo della bolletta energetica il quale costituisce un problema di base per il manifatturiero italiano. Fatto 100 la media Ue dei costi energetici, l’Italia è a 150 ossia paga l’energia il 15% in più della Germania e ben il 65% in più della Francia
«Nel complesso – commenta il membro del consiglio direttivo dell’Ain con delega per l’Energia, Maurizio Genoni -, a gravare sulla bolletta italiana per il 34% sono tasse e oneri: un primato mondiale. Tanto più se si considera che questi oneri di sistema, nel 1999 quando si liberalizzò il mercato dell’energia, pesavano per il 21,6% in bolletta e in quindici anni essi sono aumentati del 50%. Se poi confrontiamo la nostra bolletta con quella degli States, scopriamo che essa è tra il doppio ed il triplo per quanto riguarda l’elettricità e sicuramente il triplo per quanto concerne il gas. Ovvio che costi di questo tipo zavorrino il sistema industriale. Le imprese, per contenere i costi,  hanno investito e stanno investendo in tecnologie sofisticate, in una logica di efficientamento, ma, in un momento come l’attuale, l’investimento in questa direzione sottrae fatalmente risorse in investimenti su altri campi, altrettanto importanti. Diventa quindi urgente mettere mano ad un riassetto della politica energetica e non solo in chiave nazionale: guardando a livello Ue, credo infatti che vada condivisa la recente analisi di Paolo Scaroni circa la mancanza di coordinamento della politica energetica europea. Occorre invece superare la logica per cui ogni Stato procede con percorsi autonomi». Il commento di Maurizio Genoni è condiviso dal vicepresidente Uib per l’Area Energia, Roberto Rossetti.  «Il fallimento della politica energetica dell’Italia si tiene con la mancanza di coordinamento in sede europea – dice Rossetti -. Di fronte a ciò, credo che sia difficile trovare una soluzione realisticamente rapida circa i costi dell’energia che passi attraverso la politica. Le aziende devono puntare puntare sull’efficientamento energetico investendo in nuovi impianti e processi. Però il sistema politico deve sapere che le risorse a disposizione delle aziende sono sempre meno; così come sempre meno è la loro pazienza nell’attendere soluzioni necessarie ma che non arrivano mai».
Giovanni Orso

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