Poligamma scala il Bianco con l'high tech

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(25 AGO) Sorgerà sulle pendici del Monte Bianco, nella Val Ferret di Courmayeur, su uno spuntone roccioso a 2.835 metri di altezza che emerge dal ghiacciaio Freboudze e che guarda sulla parete Est delle Grandes Jorasses. Sarà una sorta di fusoliera d’areo o, meglio ancora, di avveniristico telescopio che sostituirà, entro la fine di quest’estate, lo storico bivacco “Giusto Gervasutti”. Se il progetto, di cui hanno parlato tutti i principali giornali internazionali, vede in pista due nomi significativi dell’architettura contemporanea come Stefano Testa, dello studio Cliostrad, e Luca Gentilcore, dello studio Gandolfi-Gentilcore, la tecnologia e la realizzazione della scocca di vetroresina è invece tutta made in Biella ed è stata affidata alla Poligamma di Massazza. Sorgerà sulle pendici del Monte Bianco, nella Val Ferret di Courmayeur, su uno spuntone roccioso a 2.835 metri di altezza che emerge dal ghiacciaio Freboudze e che guarda sulla parete Est delle Grandes Jorasses. Sarà una sorta di fusoliera d’areo o, meglio ancora, di avveniristico telescopio che sostituirà, entro la fine di quest’estate, lo storico bivacco “Giusto Gervasutti”. Se il progetto, di cui hanno parlato tutti i principali giornali internazionali, vede in pista due nomi significativi dell’architettura contemporanea come Stefano Testa, dello studio Cliostrad, e Luca Gentilcore, dello studio Gandolfi-Gentilcore, la tecnologia e la realizzazione della scocca di vetroresina è invece tutta made in Biella ed è stata affidata alla Poligamma di Massazza.

Tecnologia. E’ qui, nel cuore del distretto tessile, infatti, che ha sede l’azienda di Aldo Magliola dove, proprio in questi giorni, si stanno concludendo le fasi di di preparazione dei quattro moduli prefabbricati destinati ad essere trasportati in elicottero sullo sperone roccioso e adattate poi al pezzo unico in metallo che fungerà da “piede” con zampe ancorate direttamente alla roccia. La struttura, larga 3,4 metri, lunga 8 ed alta 2,8, ha un peso di 1.980 chilogrammi e garantirà 12 posti letto (con possibilità di estensione sino ad un massimo di a 18).
«Si trattava - spiega l’architetto Stefano Testa - di realizzare una sorta di guscio resistente per forma, non per scheletro. Di qui, l’esplorazione della soluzione di costruire la scocca in materiali compositi per un risultato di ottima resistenza ma di peso ridotto. L’approdo alla biellese Poligamma è stato quindi quasi naturale, trattandosi di una delle migliori aziende di settore».

L’azienda. «Siamo nati nel 1974 - spiega Aldo Magliola, titolare della piccola azienda massazzese che occupa oggi sei dipendenti -. Ci siamo specializzati, sin da subito, nella realizzazione di manufatti in vetroresina ad infusione. Per la precisione, abbiamo cominciato con la produzione di componenti per gli autobus Iveco. Negli anni Ottanta, realizzavamo componenti per quattro autobus al giorno, oltre alla costruzione di scocche per carri funebri. Successivamente abbiamo ottenuto commissioni importanti come, nei primi anni Novanta, quella che concerneva la realizzazione delle pareti elastiche e della scocca dei treni della metropolitana leggera di Roma o quella per la costruzione degli anticollisori destinati alle autostrade».

La lavorazione. Il nome della biellese Poligamma è così cresciuto tra gli addetti ai lavori, diventando, in breve tempo, sinonimo di know how tecnologico e di alta specializzazione. La la lavorazione ad infusione con controllo ottimizzato dei tempi di gelo delle resine, pone infatti oggi l’azienda di Massazza ai vertici di mercato, grazie al buon rapporto tra qualità, prezzo, tempi di realizzazione.
«Anche nel caso della preparazione dei quattro moduli della scocca per il nuovo bivacco Gervasutti, abbiamo usato la tecnologia ad infusione - spiega ancora Aldo Magliola -. Con questa tecnologia riusciamo a cogliere contemporaneamente due obiettivi: uno ecologico ed uno più propriamente qualitativo. Nel primo caso, infatti, riusciamo ad abbattere tutti i fumi e i vapori della lavorazione, riducendo a zero l’inquinamento. Nel secondo caso, avvenendo la lavorazioni in condizioni di “sotto vuoto”, non vi è il rischio di presenza di aria nelle fibre e ciò rende i manufatti molto più resistenti e leggeri».
Nel grande capannone della Poligamma, intanto, la grande scocca ovale in vetroresina è oggetto degli ultimi interventi seguiti in prima persona da Aldo Magliola. La struttura, nel candore della vetroresina, pare un’improbabile astronave atterrata per sbaglio tra le risaie e i campi di meliga del Basso Biellese accecato dal sole giaguaro di fine agosto. Sino a pochi giorni fa, peraltro, uno dei moduli è stato già esposto sulla piazza principale di Courmayeur, in occasione della presentazione ufficiale, ma ora, per la collocazione definitiva della scocca sullo sperone del Freboudze prevista per metà settembre, il tempo incalza e Magliola vuole che tutto sia perfetto. Da quel momento, da quando la grande “astronave” sarà collocata a 2.835 metri d’altezza, sarà bello sapere che anche lassù, più vicino alle stelle dell’ultima estate, nel silenzio assoluto delle cime, c’è comunque un pezzetto di made in Biella.

Biella 25 agosto 2011

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