Menu
Cerca

«Più donne al lavoro? Ci guadagna il Pil»

«Più donne al lavoro? Ci guadagna il Pil»
Economia 08 Marzo 2016 ore 05:39

«La parità tra uomo e donna nel mondo non è ancora acquisita». Con queste parole la vicepresidente del Consiglio regionale, Daniela Ruffino, ha aperto i lavori del seminario “Il lavoro delle donne nell’area piemontese. Dati e proposte”. L’evento è stato organizzato dal gruppo di studio “Donne e Lavoro” della Consulta Femminile Regionale, presieduta da Cinzia Pecchio, per fornire un’analisi aggiornata dello stato dell’occupazione femminile in Piemonte.

Cosa è emerso, dunque? «Ci sono ancora grosse difficoltà nel conciliare lavoro e ruolo nella famiglia - ha continuato Ruffino - Eppure l’Ocse ha stimato una crescita del Pil del 6%, se si riducesse del 50% il divario di genere. Dall’altro lato, l’Istat ha rilevato che nel 2015 molti dei nuovi posti di lavoro riguardano le donne, che però spesso non accedono a posizioni di vertice e sono impiegate nei settori meno produttivi».

In apertura, l’intervento dell’assessora al Lavoro, Gianna Pentenero: «Poter garantire l’equilibrio tra occupazione e progetto di vita è oggi un elemento centrale. Abbiamo alle spalle otto anni di crisi in Piemonte, abbiamo perso 100 mila posti di lavoro, e, nonostante qualche piccolo segnale positivo, sono numeri che difficilmente recupereremo. Se andiamo a leggere i dati della ricollocazione, sono gli uomini che fanno meno fatica a trovare un nuovo lavoro».

Sempre riguardo al lavoro: «I dati ci dicono che le donne fanno molta difficoltà a raggiungere le posizioni di vertice», ha spiegato l’assessore alle Pari Opportunità, Monica Cerutti. «Quando succede, spesso hanno poi permanenza breve e ritornano in posizione inferiore. In Consiglio, abbiamo approvato la legge di contrasto alla violenza di genere che contiene misure sulla prevenzione e sul corretto rapporto tra i generi. Azioni che partono dalle scuole, perché pensiamo si debba partire da lì».

Confesercenti ha, poi, portato l’attenzione sul problema maternità delle imprenditrici: «Quando è la lavoratrice titolare a trovarsi in gravidanza, per lei purtroppo non c’è alcuna tutela, né tanto meno nessuna indennità Inps e non sono nemmeno previsti aiuti per eventuali assunzioni di personale in sostituzione. Le lavoratrici autonome hanno solamente diritto a un’indennità per cinque mesi, due prima e tre dopo il parto, ma negli stessi mesi devono continuare a pagare i contributi all’Inps (300 euro al mese). Non è previsto che si astengano dal lavoro e per assurdo potrebbero anche lavorare il giorno del parto». Qualcosa si muove: «La legge di stabilità 2016, ha ora previsto che anche le lavoratrici autonome, come già le dipendenti, abbiano diritto ai voucher per pagare i servizi di babysitting o asilo, ma solo quando le madri, non godano del periodo di concedo parentale. Quali i motivi per questa disparità?».

 L’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro di Biella richiama l’attenzione studio dal titolo: “Il vecchio e il nuovo”: «L’interessante excursus sull’evoluzione del fenomeno infortunistico al femminile negli ultimi 50 anni insieme a quello della tutela assicurativa, consente di comprendere quale direzione sia più opportuno imprimere al Testo Unico infortuni - che risale al 1965 e andrebbe interamente rivisto – alla luce delle mutate condizioni lavorative e delle esigenze di una società in cui il ruolo delle donne nell’economia diventa sempre più pregnante».

R.E.B.

«La parità tra uomo e donna nel mondo non è ancora acquisita». Con queste parole la vicepresidente del Consiglio regionale, Daniela Ruffino, ha aperto i lavori del seminario “Il lavoro delle donne nell’area piemontese. Dati e proposte”. L’evento è stato organizzato dal gruppo di studio “Donne e Lavoro” della Consulta Femminile Regionale, presieduta da Cinzia Pecchio, per fornire un’analisi aggiornata dello stato dell’occupazione femminile in Piemonte.

Cosa è emerso, dunque? «Ci sono ancora grosse difficoltà nel conciliare lavoro e ruolo nella famiglia - ha continuato Ruffino - Eppure l’Ocse ha stimato una crescita del Pil del 6%, se si riducesse del 50% il divario di genere. Dall’altro lato, l’Istat ha rilevato che nel 2015 molti dei nuovi posti di lavoro riguardano le donne, che però spesso non accedono a posizioni di vertice e sono impiegate nei settori meno produttivi».

In apertura, l’intervento dell’assessora al Lavoro, Gianna Pentenero: «Poter garantire l’equilibrio tra occupazione e progetto di vita è oggi un elemento centrale. Abbiamo alle spalle otto anni di crisi in Piemonte, abbiamo perso 100 mila posti di lavoro, e, nonostante qualche piccolo segnale positivo, sono numeri che difficilmente recupereremo. Se andiamo a leggere i dati della ricollocazione, sono gli uomini che fanno meno fatica a trovare un nuovo lavoro».

Sempre riguardo al lavoro: «I dati ci dicono che le donne fanno molta difficoltà a raggiungere le posizioni di vertice», ha spiegato l’assessore alle Pari Opportunità, Monica Cerutti. «Quando succede, spesso hanno poi permanenza breve e ritornano in posizione inferiore. In Consiglio, abbiamo approvato la legge di contrasto alla violenza di genere che contiene misure sulla prevenzione e sul corretto rapporto tra i generi. Azioni che partono dalle scuole, perché pensiamo si debba partire da lì».

Confesercenti ha, poi, portato l’attenzione sul problema maternità delle imprenditrici: «Quando è la lavoratrice titolare a trovarsi in gravidanza, per lei purtroppo non c’è alcuna tutela, né tanto meno nessuna indennità Inps e non sono nemmeno previsti aiuti per eventuali assunzioni di personale in sostituzione. Le lavoratrici autonome hanno solamente diritto a un’indennità per cinque mesi, due prima e tre dopo il parto, ma negli stessi mesi devono continuare a pagare i contributi all’Inps (300 euro al mese). Non è previsto che si astengano dal lavoro e per assurdo potrebbero anche lavorare il giorno del parto». Qualcosa si muove: «La legge di stabilità 2016, ha ora previsto che anche le lavoratrici autonome, come già le dipendenti, abbiano diritto ai voucher per pagare i servizi di babysitting o asilo, ma solo quando le madri, non godano del periodo di concedo parentale. Quali i motivi per questa disparità?».

 L’Associazione Nazionale fra Lavoratori Mutilati e Invalidi del Lavoro di Biella richiama l’attenzione studio dal titolo: “Il vecchio e il nuovo”: «L’interessante excursus sull’evoluzione del fenomeno infortunistico al femminile negli ultimi 50 anni insieme a quello della tutela assicurativa, consente di comprendere quale direzione sia più opportuno imprimere al Testo Unico infortuni - che risale al 1965 e andrebbe interamente rivisto – alla luce delle mutate condizioni lavorative e delle esigenze di una società in cui il ruolo delle donne nell’economia diventa sempre più pregnante».

R.E.B.