Per il made in Italy, in arrivo 220 milioni

Per il made in Italy, in arrivo 220 milioni
27 Novembre 2014 ore 11:24

Saranno 220 milioni in tre anni le risorse da destinare all’Ice messe sul piatto dal Governo per promuovere il made in Italy. Il pacchetto per la valorizzazione della produzione nazionale ha ottenuto il sì della Commissione Bilancio della Camera che, venerdì scorso, ha lavorato e approvato alcuni emendamenti alla Legge di Stabilità. Il testo dovrebbe arrivare in Aula a Montecitorio oggi, giovedì, per l’ok definitivo.

Nel dettaglio, la Commissione ha dato il via libera a una serie di finanziamenti per il prossimo triennio all’Istituto per il commercio estero nell’ambito del Piano straordinario per la promozione del Made in Italy e l’attrazione degli investimenti in Italia. La proposta prevede, in particolare, lo stanziamento di 130 milioni per il 2015, 50 per il 2016 e 40 per il 2017.

Commenti. La notizia viene salutata positivamente  dal mondo del tessile-abbigliamento-moda. «L’approvazione dell’emendamento – commenta infatti il presidente di Smi, Claudio Marenzi – reca una maggiore serenità anche al nostro comparto. Si tratta di un segnale positivo che innalza la dote a disposizione per la promozione del made in Italy. Al di là dell’aspetto materiale, comunque pur sempre importante, credo che sia da cogliere e da valutare positivamente il prevalere di un atteggiamento diverso che recepisce l’importanza dell’export nell’ottica di un complessivo percorso di ravvio del sistema. Del resto, i dati lo dicono con chiarezza: il tessile-abbigliamento italiano ha mostrato una crescita del 5%, ma sconta una debolezza del mercato interno con una flessione del -4%: segno inequivocabile che il fatturato del comparto made in Italy trova polarizzazione sul mercato estero. I 220 milioni valgono per tutti i comparti, però non è errato considerare il food ed il fashion come particolarmente identificativi del made in Italy. In conclusione, sul tappeto, gli argomenti centrali oggi restano due: l’obbligatorietà del made in Italy e la promozione di esso nel mondo. Sul secondo fronte, assistiamo, con piacere, che qualcosa si sta muovendo con questa dote di 220 milioni. Sul primo, guardiamo con fiducia al prossimo dicembre, quando vi sarà l’ultimo Consiglio Ue a presidenza italiana: in quell’occasione, speriamo vi sia un’accelerazione sul tema dell’ obbligatorietà del made in».
Sulla stessa linea d’onda anche Carlo Piacenza, consigliere incaricato Smi con delega per la promozione internazionale del monte della filiera tessile.
«È il segno che qualcosa si muove nella direzione giusta – commenta l’imprenditore biellese a capo di uno dei più importanti marchi del lusso made in Italy -. La questione centrale ora è rappresentata dal come e dove destinare tali fondi che, chiaramente, costituiscono una dote importante soprattutto per l’internazionalizzazione delle Pmi: è appena il caso, infatti, di citare come parte dei precedenti fondi siano stati usati per costruire ed implementare il progetto Milano Unica Cina che sta dando ottimi risultati in termini di immagine. È quindi necesario che i protagonisti delle varie associazioni si confrontino, al fine di massimizzare e sfruttare al meglio le risorse disponibili, superando la logica del B2B o i campanilismi e mettendo al centro la promozione di quel made in Italy che, secondo una definizione divenuta ormai celebre, costituisce il vero petrolio del Paese».
Giovanni Orso
orso@primabiella.it

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