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Parla Ercole Botto Poala: “Attrezziamoci per l’era del tessile 4.0”

Parla Ercole Botto Poala: “Attrezziamoci per l’era del tessile 4.0”
Economia 02 Febbraio 2017 ore 12:33

Milano – Il tessile-abbigliamento davanti alla rivoluzione dell’industria 4.0, i nuovi equilibri internazionali, con l’arrivo di Trump e lo stop al Ttip; ma anche il made in Italy e il peso dell’etica nel modello del manifatturiero: ne parliamo con Ercole Botto Poala, presidente di Milano Unica, che ha inaugurato ieri (mercoledì Ndr) la XXIV edizione a Fiera Milano Rho.

Presidente,  già da questa edizione, ma più ancora a luglio, si valuterà la bontà della scelta dell’anticipo delle date della fiera.  Quali sono i principali motivi che consentono di essere ragionevolmente ottimisti? 

«Sull’anticipo di luglio registriamo già un aumento della domanda di iscrizioni di espositori dei tessuti per donna. Per l’uomo, mi aspetto che, compatto, il sistema sostenga l’anticipo. Con l’aiuto anche delle istituzioni, cercheremo di fare il possibile per convincere i buyer nazionali e internazionali che si tratta di un’occasione imperdibile. Il mio ottimismo si basa, innanzi tutto, sulla consapevolezza della qualità della nostra offerta complessiva».

In molte occasioni, lei ha insistito su due fattori: la velocità e l’uso delle nuove tecnologie. A che punto è il tessile-abbigliamento con questo approccio “4.0”?

«E’ vero che il tessuto va toccato…, ma la rete rappresenta un eccezionale strumento per mettere in contatto le aziende tra di loro: soprattutto chi, per  dimensione e distanze, difficilmente potrebbero farlo. Per questo, oggi (ieri Ndr), qui a Milano Unica, siamo i primi al mondo, nel nostro settore, a lanciare  la nostra piattaforma digitale, in collaborazione con una startup americana, per essere 24 ore al giorno 7 giorni su 7 in contatto con il mercato»

Quanto peserà l’attuale rivoluzione nelle modalità di shopping dei compratori?

«Non so dire quanto un giorno potrà rappresentare, ma è fuor di dubbio che le nostre aziende debbano cominciare ad attrezzarsi per sfruttare al meglio le potenzialità degli strumenti».

Tra questo salone e il prossimo, si consumeranno i primi 100 giorni dell’era Trump. Per il tessile-abbigliamento-moda made in Italy, le misure protezionistiche del neopresidente potrebbero avere conseguenze?

“Difficile prevederlo; ma se si vuole ricostruire l’industria tessile in America, occorre una visione di lungo periodo, soprattutto in un Paese come gli Stati Uniti dove, a causa della mancanza di personale specializzato e qualificato ci vorrà molto tempo. Noi, comunque, continueremo la nostra collaborazione esclusiva con il “Council of Fashion and Design of America” per supportare i giovani talenti americani».

Ancora in ottobre, il sistema del tessile-abbigliamento-moda italiano rappresentato da Smi chiedeva di accelerare sul Ttip. 

«Il Ttip è stato archiviato non solo per le scelte di Trump, ma anche per decisione europea, in particolare di Francia e Germania, alle prese con le difficoltà politiche connesse ai prossimi appuntamenti elettorali. L’interesse del sistema industriale italiano andava e va in direzione di una ulteriore apertura del mercato e di una riduzione delle barriere non solo doganali. Lo stop al Ttip rappresenta un’occasione mancata».

Ma la contemporaneità si nutre proprio di un cross-over continuo di esperienze, linguaggi, culture. Non ha la sensazione che si stia diffondendo una reazione alla globalizzazione?

«A ogni azione corrisponde sempre una reazione non solo in fisica. La globalizzazione poteva e deve essere meglio governata, ma l’autarchia  oltre ad evocare i fantasmi della prima parte del secolo scorso,  aumenterebbe enormemente i rischi non solo economici, ma anche di contrapposizioni tra Stati: cosa di cui non si sente proprio il bisogno».

Che peso ha, oggi, il valore dell’etica e della sostenibilità per l’immagine di un settore e di un distretto del made in Italy?  

 «L’etica, a mio avviso, è innanzitutto assunzione di responsabilità nei confronti di chi, a vario titolo, concorre al successo di un’impresa, ed è uno di quei valori che contraddistingue le aziende di successo da sempre e sempre lo sarà. La sostenibilità (oggi parola tanto di moda e, forse, a mio parere abusata) sarà  la chiave per essere competitivi domani».

Oltre alla Germania, la Cina e Hong Kong rappresentano un mercato importante per la nostra economia tessile. Che scenari ragionevolmente prevede?

«Cina e Hong Kong insieme, nel 2016, hanno conquistato il primo posto tra gli acquirenti di tessuti made in Italy, facendo scivolare la Germania, seppur di poco, al secondo posto. La Cina rappresenta ancora una grande opportunità e la sua attuale ripresa, oltre a giovare all’economia mondiale, rappresenta per noi un grande opportunità».

Il ministro Carlo Calenda insiste sulla necessità di fare sistema come made in Italy anche sul versante delle fiere. È in atto qualche progetto di partnership per creare un evento ancora più grande oppure progetti di manifestazioni su contesti internazionali?

«Milano Unica ha nel suo Dna il fare sistema e lo ha ampiamente dimostrato. Grazie al fatto che siamo seduti tutti al tavolo della moda abbiamo la possibilità di avere visione sia della comune strategia di livello nazionale, sia di tener conto delle necessità di ogni componente. Dove troveremo possibilità di sinergia, come con Anteprima by Lineapelle ed Origin, continueremo a farlo».

Giovanni Orso

Milano – Il tessile-abbigliamento davanti alla rivoluzione dell’industria 4.0, i nuovi equilibri internazionali, con l’arrivo di Trump e lo stop al Ttip; ma anche il made in Italy e il peso dell’etica nel modello del manifatturiero: ne parliamo con Ercole Botto Poala, presidente di Milano Unica, che ha inaugurato ieri (mercoledì Ndr) la XXIV edizione a Fiera Milano Rho.

Presidente,  già da questa edizione, ma più ancora a luglio, si valuterà la bontà della scelta dell’anticipo delle date della fiera.  Quali sono i principali motivi che consentono di essere ragionevolmente ottimisti? 

«Sull’anticipo di luglio registriamo già un aumento della domanda di iscrizioni di espositori dei tessuti per donna. Per l’uomo, mi aspetto che, compatto, il sistema sostenga l’anticipo. Con l’aiuto anche delle istituzioni, cercheremo di fare il possibile per convincere i buyer nazionali e internazionali che si tratta di un’occasione imperdibile. Il mio ottimismo si basa, innanzi tutto, sulla consapevolezza della qualità della nostra offerta complessiva».

In molte occasioni, lei ha insistito su due fattori: la velocità e l’uso delle nuove tecnologie. A che punto è il tessile-abbigliamento con questo approccio “4.0”?

«E’ vero che il tessuto va toccato…, ma la rete rappresenta un eccezionale strumento per mettere in contatto le aziende tra di loro: soprattutto chi, per  dimensione e distanze, difficilmente potrebbero farlo. Per questo, oggi (ieri Ndr), qui a Milano Unica, siamo i primi al mondo, nel nostro settore, a lanciare  la nostra piattaforma digitale, in collaborazione con una startup americana, per essere 24 ore al giorno 7 giorni su 7 in contatto con il mercato»

Quanto peserà l’attuale rivoluzione nelle modalità di shopping dei compratori?

«Non so dire quanto un giorno potrà rappresentare, ma è fuor di dubbio che le nostre aziende debbano cominciare ad attrezzarsi per sfruttare al meglio le potenzialità degli strumenti».

Tra questo salone e il prossimo, si consumeranno i primi 100 giorni dell’era Trump. Per il tessile-abbigliamento-moda made in Italy, le misure protezionistiche del neopresidente potrebbero avere conseguenze?

“Difficile prevederlo; ma se si vuole ricostruire l’industria tessile in America, occorre una visione di lungo periodo, soprattutto in un Paese come gli Stati Uniti dove, a causa della mancanza di personale specializzato e qualificato ci vorrà molto tempo. Noi, comunque, continueremo la nostra collaborazione esclusiva con il “Council of Fashion and Design of America” per supportare i giovani talenti americani».

Ancora in ottobre, il sistema del tessile-abbigliamento-moda italiano rappresentato da Smi chiedeva di accelerare sul Ttip. 

«Il Ttip è stato archiviato non solo per le scelte di Trump, ma anche per decisione europea, in particolare di Francia e Germania, alle prese con le difficoltà politiche connesse ai prossimi appuntamenti elettorali. L’interesse del sistema industriale italiano andava e va in direzione di una ulteriore apertura del mercato e di una riduzione delle barriere non solo doganali. Lo stop al Ttip rappresenta un’occasione mancata».

Ma la contemporaneità si nutre proprio di un cross-over continuo di esperienze, linguaggi, culture. Non ha la sensazione che si stia diffondendo una reazione alla globalizzazione?

«A ogni azione corrisponde sempre una reazione non solo in fisica. La globalizzazione poteva e deve essere meglio governata, ma l’autarchia  oltre ad evocare i fantasmi della prima parte del secolo scorso,  aumenterebbe enormemente i rischi non solo economici, ma anche di contrapposizioni tra Stati: cosa di cui non si sente proprio il bisogno».

Che peso ha, oggi, il valore dell’etica e della sostenibilità per l’immagine di un settore e di un distretto del made in Italy?  

 «L’etica, a mio avviso, è innanzitutto assunzione di responsabilità nei confronti di chi, a vario titolo, concorre al successo di un’impresa, ed è uno di quei valori che contraddistingue le aziende di successo da sempre e sempre lo sarà. La sostenibilità (oggi parola tanto di moda e, forse, a mio parere abusata) sarà  la chiave per essere competitivi domani».

Oltre alla Germania, la Cina e Hong Kong rappresentano un mercato importante per la nostra economia tessile. Che scenari ragionevolmente prevede?

«Cina e Hong Kong insieme, nel 2016, hanno conquistato il primo posto tra gli acquirenti di tessuti made in Italy, facendo scivolare la Germania, seppur di poco, al secondo posto. La Cina rappresenta ancora una grande opportunità e la sua attuale ripresa, oltre a giovare all’economia mondiale, rappresenta per noi un grande opportunità».

Il ministro Carlo Calenda insiste sulla necessità di fare sistema come made in Italy anche sul versante delle fiere. È in atto qualche progetto di partnership per creare un evento ancora più grande oppure progetti di manifestazioni su contesti internazionali?

«Milano Unica ha nel suo Dna il fare sistema e lo ha ampiamente dimostrato. Grazie al fatto che siamo seduti tutti al tavolo della moda abbiamo la possibilità di avere visione sia della comune strategia di livello nazionale, sia di tener conto delle necessità di ogni componente. Dove troveremo possibilità di sinergia, come con Anteprima by Lineapelle ed Origin, continueremo a farlo».

Giovanni Orso

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