Economia

Nuova presidenza Confindustria: «Accelerare sull’obiettivo crescita»

Nuova presidenza Confindustria: «Accelerare sull’obiettivo crescita»
Economia 01 Giugno 2016 ore 17:22

Dopo l’elezione di Vincenzo Boccia alla presidenza di Confindustria, mercoledì scorso, il sistema industriale riparte con una nuova e potente carica di adrenalina. A metterla nelle vene di aziende e imprenditori, l’assemblea generale di giovedì a Roma, quando, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Vincenzo Boccia ha tenuto il suo “discorso dell’incoronazione”. Parole forti, chiare e, soprattutto, connotate da quel pragmatismo che è stato anche la cifra della precedente presidenza Squinzi (cui è andata la standing ovation degli imprenditori); ma anche parole che hanno trovato subito una significativa assonanza nell’intervento del neoministro allo sviluppo Economico, Carlo Calenda.Se l’economia italiana cresce ancora troppo timidamente e se, sotto molti (troppi) aspetti, le imprese sono costrette a chiedere gli identici interventi per poter rilanciare il sistema, è pure vero che Vincenzo Boccia, nel suo primo discorso ufficiale da presidente, non ha fatto sconti soprattutto alla “sua” Confindustria, invitando gli imprenditori ad assumere la crescita quale stella polare di una navigazione che, pur tra le libecciate che ancora soffiano impetuose, deve comunque vedere i capitani restare ancor più saldamente al timone. Dietro, infatti, quel “crescere deve diventare la nostra ossessione” pronunciato da Boccia, il ragionamento si è nutrito di prese di posizione nette su vari capitoli: dall’Ue (da rimettere al centro come soggetto capace di «proporre soluzioni mature») alle riforme (un endorsement per il sì al referendum costituzionale) al fisco (imposte da ridurre soprattutto su lavoro e imprese) sino ai contratti (con il rilancio del ruolo nuovo delle relazioni industriali, un innovativo modello contrattuale e il rinnovo dei Ccnl): punto, quest’ultimo, che per Boccia deve trovare come bussola, nel confronto con il sindacato, lo scambio salari-produttività («Con i profitti al minimo storico, è l’unico strumento praticabile per dare slancio alla crescita dell’economia nazionale»). Ma Boccia ha altresì insistito sulla necessità di rafforzare le filiere per implementare internazionalizzazione e export, sulla legalità e su una politica fiscale a sostegno degli investimenti, in primis quelli in ricerca e sviluppo. In quanto all’immigrazione, la ricetta bocciana appare quella di saper trasformare l’emergenza in occasione di sviluppo («Senza stranieri - ha detto -, ci fermeremmo»).E l’entusiasmo del neopresidente è passato come un fluido magico negli imprenditori in platea; imprenditori che, non a caso, tornano da Roma con slancio nuovo. «È stata una delle assemblee che mi ha dato maggior soddisfazione - dice, non a caso, la presidente Uib, Marilena Bolli (nella foto) - Torniamo a casa con una spinta costruttiva per riposizionare il sistema industriale in un complessivo progetto preciso. E se la crescita deve diventare per noi una positiva ossessione, allora occorre ripartire proprio da un rilancio della produttività che può essere stimolata da un concerto virtuoso tra imprese, politica e parti sociali in nome di un bene comune. Boccia non si è fermato ad indicare i “mali” del sistema, ma ha tracciato una via sulla quale innovazione e riforme rappresentano le pietre miliari. Il messaggio è quello di fare ognuno la propria parte a cominciare dai singoli territori. Sostenere questa visione del presidente Boccia è il modo per cominciare a vincere le sfide che nei prossimi 4 anni dovremo affrontare». Un giudizio condiviso anche dal presidente del Comitato Piccola Industria Uib, Nicolò Zumaglini. «Conosco bene il pragmatismo di Vincenzo Boccia - dice Zumaglini -: quando divenni presidente della Piccola Uib, egli era a capo della Piccola di Confindustria nazionale. Nel suo discorso, scevro da piagnistei o lamenti, ma proteso sull’orizzonte dell’innovazione, delle riforme e delle cose da fare, ho ritrovato pienamente il leader che conoscevo. La crescita come “ossessione” deve diventare un driver importante per tutti alla luce della consapevolezza che a correre è oggi la metà dell’industria italiana che non si è stancata di innovare e di investire in ricerca e sviluppo: questo deve diventare il modello anche per quell’altra metà che cresce ancora debolmente».   Giovanni Orso

Dopo l’elezione di Vincenzo Boccia alla presidenza di Confindustria, mercoledì scorso, il sistema industriale riparte con una nuova e potente carica di adrenalina. A metterla nelle vene di aziende e imprenditori, l’assemblea generale di giovedì a Roma, quando, alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, Vincenzo Boccia ha tenuto il suo “discorso dell’incoronazione”. Parole forti, chiare e, soprattutto, connotate da quel pragmatismo che è stato anche la cifra della precedente presidenza Squinzi (cui è andata la standing ovation degli imprenditori); ma anche parole che hanno trovato subito una significativa assonanza nell’intervento del neoministro allo sviluppo Economico, Carlo Calenda.Se l’economia italiana cresce ancora troppo timidamente e se, sotto molti (troppi) aspetti, le imprese sono costrette a chiedere gli identici interventi per poter rilanciare il sistema, è pure vero che Vincenzo Boccia, nel suo primo discorso ufficiale da presidente, non ha fatto sconti soprattutto alla “sua” Confindustria, invitando gli imprenditori ad assumere la crescita quale stella polare di una navigazione che, pur tra le libecciate che ancora soffiano impetuose, deve comunque vedere i capitani restare ancor più saldamente al timone. Dietro, infatti, quel “crescere deve diventare la nostra ossessione” pronunciato da Boccia, il ragionamento si è nutrito di prese di posizione nette su vari capitoli: dall’Ue (da rimettere al centro come soggetto capace di «proporre soluzioni mature») alle riforme (un endorsement per il sì al referendum costituzionale) al fisco (imposte da ridurre soprattutto su lavoro e imprese) sino ai contratti (con il rilancio del ruolo nuovo delle relazioni industriali, un innovativo modello contrattuale e il rinnovo dei Ccnl): punto, quest’ultimo, che per Boccia deve trovare come bussola, nel confronto con il sindacato, lo scambio salari-produttività («Con i profitti al minimo storico, è l’unico strumento praticabile per dare slancio alla crescita dell’economia nazionale»). Ma Boccia ha altresì insistito sulla necessità di rafforzare le filiere per implementare internazionalizzazione e export, sulla legalità e su una politica fiscale a sostegno degli investimenti, in primis quelli in ricerca e sviluppo. In quanto all’immigrazione, la ricetta bocciana appare quella di saper trasformare l’emergenza in occasione di sviluppo («Senza stranieri - ha detto -, ci fermeremmo»).E l’entusiasmo del neopresidente è passato come un fluido magico negli imprenditori in platea; imprenditori che, non a caso, tornano da Roma con slancio nuovo. «È stata una delle assemblee che mi ha dato maggior soddisfazione - dice, non a caso, la presidente Uib, Marilena Bolli (nella foto) - Torniamo a casa con una spinta costruttiva per riposizionare il sistema industriale in un complessivo progetto preciso. E se la crescita deve diventare per noi una positiva ossessione, allora occorre ripartire proprio da un rilancio della produttività che può essere stimolata da un concerto virtuoso tra imprese, politica e parti sociali in nome di un bene comune. Boccia non si è fermato ad indicare i “mali” del sistema, ma ha tracciato una via sulla quale innovazione e riforme rappresentano le pietre miliari. Il messaggio è quello di fare ognuno la propria parte a cominciare dai singoli territori. Sostenere questa visione del presidente Boccia è il modo per cominciare a vincere le sfide che nei prossimi 4 anni dovremo affrontare». Un giudizio condiviso anche dal presidente del Comitato Piccola Industria Uib, Nicolò Zumaglini. «Conosco bene il pragmatismo di Vincenzo Boccia - dice Zumaglini -: quando divenni presidente della Piccola Uib, egli era a capo della Piccola di Confindustria nazionale. Nel suo discorso, scevro da piagnistei o lamenti, ma proteso sull’orizzonte dell’innovazione, delle riforme e delle cose da fare, ho ritrovato pienamente il leader che conoscevo. La crescita come “ossessione” deve diventare un driver importante per tutti alla luce della consapevolezza che a correre è oggi la metà dell’industria italiana che non si è stancata di innovare e di investire in ricerca e sviluppo: questo deve diventare il modello anche per quell’altra metà che cresce ancora debolmente».   Giovanni Orso

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