“No alle barriere, si punti sulla reciprocità”

“No alle barriere, si punti sulla reciprocità”
11 Aprile 2017 ore 16:03

Tornano le frontiere? I dazi aumenteranno dopo che Trump ha parlato, senza mezzi termini, di guerra commerciale? E quali saranno le conseguenze della Brexit? Gli imprenditori, senza negare la preoccupazione per questo nuovo corso, mostrano più perplessità che timore, di fronte ai rigurgiti di un neoprotezionismo che non rappresenta certo la soluzione ai loro problemi. «Premesso che la politica di Trump ha forse come principali obiettivi altre aree del mondo che non l’Ue – dice Carlo Piacenza, presidente Uib -, il protezionismo, salvo i casi di necessario contrasto al dumping, non è comunque lo strumento più idoneo per difendere le manifatture che devono, piuttosto, essere messe in grado di competere ad ami pari sul libero mercato. Noi imprese facciamo la nostra parte, mettendoci la nostra eccellenza e capacità produttiva, ma abbiamo piuttosto bisogno di reciprocità di regole e misure per farla valere. L’Ue deve rivedere il suo approccio, diventando più incisiva nel tutelare i propri interessi». L’analisi di Piacenza è condivisa anche dal presidente di Confindustria Piemonte, Fabio Ravanelli. «In un’economia di mercato pienamente realizzata –  dice Ravanelli – un problema simile non dovrebbe nemmeno porsi, salvo in caso di eccezionali tensioni a livello geopolitico o di evidente dumping. Certo, non si può negare la preoccupazione del mondo imprenditoriale. Nonostante tutto rimango moderatamente ottimista sull’impatto di eventuali nuovi dazi. Le nostre esportazioni sono in aumento e su livelli solidi, la qualità dei nostri prodotti innegabile e riconosciuta a livello globale». Per l’imprenditore Massimo Angelico che guida l’azienda tessile che, circa due anni fa, ha fatto shopping in Gran Bretagna acquisendo il prestigioso lanificio “Marling & Evans”, neppure la Brexit, in questo momento, desta grande preoccupazione. «Per ora – dice Massimo Angelico -, Oltremanica regna soprattutto l’incertezza, peraltro alimentata dall’incognita della variabile scozzese: molto si giocherà in questi due prossimi anni per capire il nuovo assetto negli scambi. Ad oggi, è variato solo il cambio della sterlina, dando maggior competitività alle esportazioni, ma appesantendo un po’ gli acquisti. Sui dazi di Trump, invece, per il tessile italiano e europeo  non intravvedo grandi difficoltà: se la finalità del nuovo corso americano è ridare lavoro agli americani, non è con il protezionismo che si può far rinascere in fretta filiere come quella tessile che gli States hanno ormai perduto».

Giovanni Orso

Tornano le frontiere? I dazi aumenteranno dopo che Trump ha parlato, senza mezzi termini, di guerra commerciale? E quali saranno le conseguenze della Brexit? Gli imprenditori, senza negare la preoccupazione per questo nuovo corso, mostrano più perplessità che timore, di fronte ai rigurgiti di un neoprotezionismo che non rappresenta certo la soluzione ai loro problemi. «Premesso che la politica di Trump ha forse come principali obiettivi altre aree del mondo che non l’Ue – dice Carlo Piacenza, presidente Uib -, il protezionismo, salvo i casi di necessario contrasto al dumping, non è comunque lo strumento più idoneo per difendere le manifatture che devono, piuttosto, essere messe in grado di competere ad ami pari sul libero mercato. Noi imprese facciamo la nostra parte, mettendoci la nostra eccellenza e capacità produttiva, ma abbiamo piuttosto bisogno di reciprocità di regole e misure per farla valere. L’Ue deve rivedere il suo approccio, diventando più incisiva nel tutelare i propri interessi». L’analisi di Piacenza è condivisa anche dal presidente di Confindustria Piemonte, Fabio Ravanelli. «In un’economia di mercato pienamente realizzata –  dice Ravanelli – un problema simile non dovrebbe nemmeno porsi, salvo in caso di eccezionali tensioni a livello geopolitico o di evidente dumping. Certo, non si può negare la preoccupazione del mondo imprenditoriale. Nonostante tutto rimango moderatamente ottimista sull’impatto di eventuali nuovi dazi. Le nostre esportazioni sono in aumento e su livelli solidi, la qualità dei nostri prodotti innegabile e riconosciuta a livello globale». Per l’imprenditore Massimo Angelico che guida l’azienda tessile che, circa due anni fa, ha fatto shopping in Gran Bretagna acquisendo il prestigioso lanificio “Marling & Evans”, neppure la Brexit, in questo momento, desta grande preoccupazione. «Per ora – dice Massimo Angelico -, Oltremanica regna soprattutto l’incertezza, peraltro alimentata dall’incognita della variabile scozzese: molto si giocherà in questi due prossimi anni per capire il nuovo assetto negli scambi. Ad oggi, è variato solo il cambio della sterlina, dando maggior competitività alle esportazioni, ma appesantendo un po’ gli acquisti. Sui dazi di Trump, invece, per il tessile italiano e europeo  non intravvedo grandi difficoltà: se la finalità del nuovo corso americano è ridare lavoro agli americani, non è con il protezionismo che si può far rinascere in fretta filiere come quella tessile che gli States hanno ormai perduto».

Giovanni Orso

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