Nel Biellese, nel 2016, assunzioni in calo dell’11,7%

Nel Biellese, nel 2016, assunzioni in calo dell’11,7%
Economia 03 Maggio 2017 ore 13:31

Si è festeggiato anche a Biella il Primo Maggio, ma si può dire che è stata una festa del lavoro... che non c’è. Il Biellese si guarda allo specchio e si scopre più povero e più fragile. A dirlo sono i dati ufficiali, quelli elaborati dal settore “Politiche del Lavoro” della Regione Piemonte che mettono il dito nella piaga dell’occupazione precaria. «È un territorio seduto su una bomba a orologeria» dice il segretario di Cgil Biella, Marvi Massazza Gal. E questa bomba ha numeri precisi come i 24 mila iscritti al Centro per l’Impiego e un 2016 in cui Biella si è aggiudicata la maglia nera piemontese in tema di lavoro stabile. Qui, in quello che, per decenni, fu il distretto industriale italiano dove la disoccupazione era solo quella frizionale, l’anno scorso le assunzioni sono complessivamente diminuite del -11,7%: in un contesto di generale flessione degli avviamenti al lavoro (-6% regionale), Biella è stata l’unica realtà piemontese a superare la soglia del -10%. Inoltre, mentre a livello regionale si è assistito a una ripresa delle assunzioni già  nel terzo e poi nel quarto trimestre, nel Biellese dopo tre trimestri in calo, il saldo è tornato positivo solo nel quarto trimestre, quanto gli avviamenti al lavoro sono cresciuti del 6,2%: un risultato in gran parte ascrivibile all’aumento delle assunzioni a tempo determinato nel settore dell’istruzione. Guardando più a fondo i dati, il mercato del lavoro biellese del 2016 si è mostrato fragilissimo anche per due altri fattori. Il primo è stato il calo dei contratti a tempo indeterminato: -34,8%, ma per la tipologia contrattuale del “tempo indeterminato standard”, addirittura -40,6% (a conti fatti, il calo più vistoso a livello piemontese). Il secondo fattore è stata la diminuzione anche dei contratti a tempo determinato: -4,6, ma con punte del -32,8% nella tipologia “Tempo determinato per sostituzione”, probabilmente sostituita dal ricorso ai famigerati voucher. Oltre a Biella, solo Vercelli ha incassato un segno negativo per la voce “Tempo determinato” che, invece, seppur in modo moderato, è cresciuta in tutte altre province subalpine. A aumentare, nel mondo del lavoro biellese del 2016,  è stato solo l’apprendistato (+54,3%) , probabilmente grazie al nuovo “Testo Unico” regionale: segno più, certo, ma come fanno notare i sindacati, si tratta di una forma contrattuale con limiti precisi e che non riguarda certamente la platea più vasta dei lavoratori. Guardando, infatti, in controluce la diminuzione delle assunzioni e analizzandola per età, emerge come la fascia più colpita sia stata quella dei 35-49enni (-17,9%), soprattutto se donne (-18,5%). Non basta: esaminando, infine l’arretramento delle assunzioni nei vari settori dell’economia biellese durante il 2016, i cali appaiono a due cifre, oltre che nel Tessile-Abbigliamento (-10%), anche nella Chimica-Gomma (-30,5%), negli “Altri settori industriali” (-40,4%) e nel Commercio (-22,5%). In calo, anche le procedure di assunzione nel Metalmeccanico (-6,9%), nell’Alimentare (-8,8%) e nell’Agricoltura (-2,7%).«Questi dati - dice Gianni Baratta, della segreteria regionale Cisl Piemonte (oggi a Biella quale oratore ufficiale della manifestazione del Primo Maggio) - dicono che oggi il Biellese ha soprattutto il problema di sostituire e recuperare ciò che ha perso: un problema che lo assimila a tanti altri distretti industriali. Qui, però, il problema è aggravato dal deficit infrastrutturale e dalla scarsa proclività alle aggregazioni industriali. Poi vi è il tema di fondo ovvero quello di capire quali saranno le figure necessarie alla manifattura biellese del futuro. Bisogna che sul campo vengano messe politiche proattive di formazione, a partire da una sinergia tra scuola e industria, su una piattaforma per lo sviluppo condivisa da tutti gli attori locali».«L’obiettivo - aggiunge Marvi Massazza Gal (Cgil Biella) -  non può però essere a piccolo raggio: qui bisogna recuperare il lavoro e, per farlo, servono investimenti pubblici, serve il sostegno a chi innova senza poi usare l’innovazione tecnologica per cancellare posti di lavoro, servono incentivi a chi dà lavoro di qualità. Siamo nell’era della cosiddetta Industria 4.0: ebbene, occorre imparare subito a governare questo processo, altrimenti esso cancellerà ancor di più il lavoro esistente  invece di crearne di nuovo. Poi, si tratta di ricostruire la rete delle protezioni sociali, a partire dagli ammortizzatori e da una nuova legge per l’accesso alla pensione. Le risorse? Una riforma fiscale seria accompagnata da una lotta implacabile all’evasione sarebbe già un buon inizio per reperirle». Sulla stessa linea d’onda, anche il segretario di Cisl Biella, Roberto Bompan. «I numeri che fotografano le dinamiche del lavoro su questo territorio dicono che c’è una situazione di emergenza - dice Bompan -: aumenta la precarietà e la povertà. Occorre rendere il Biellese nuovamente attrattivo  di insediamenti produttivi. Il fatto che esso rientri ora tra le aree di crisi non complessa per le quali sono previsti stanziamenti e risorse può essere un punto di partenza. E sulla rivoluzione 4.0, occorre vigilare, governando il processo: essa non può tradursi nella sostituzione del lavoratore con il robot».Giovanni Orso

Si è festeggiato anche a Biella il Primo Maggio, ma si può dire che è stata una festa del lavoro... che non c’è. Il Biellese si guarda allo specchio e si scopre più povero e più fragile. A dirlo sono i dati ufficiali, quelli elaborati dal settore “Politiche del Lavoro” della Regione Piemonte che mettono il dito nella piaga dell’occupazione precaria. «È un territorio seduto su una bomba a orologeria» dice il segretario di Cgil Biella, Marvi Massazza Gal. E questa bomba ha numeri precisi come i 24 mila iscritti al Centro per l’Impiego e un 2016 in cui Biella si è aggiudicata la maglia nera piemontese in tema di lavoro stabile. Qui, in quello che, per decenni, fu il distretto industriale italiano dove la disoccupazione era solo quella frizionale, l’anno scorso le assunzioni sono complessivamente diminuite del -11,7%: in un contesto di generale flessione degli avviamenti al lavoro (-6% regionale), Biella è stata l’unica realtà piemontese a superare la soglia del -10%. Inoltre, mentre a livello regionale si è assistito a una ripresa delle assunzioni già  nel terzo e poi nel quarto trimestre, nel Biellese dopo tre trimestri in calo, il saldo è tornato positivo solo nel quarto trimestre, quanto gli avviamenti al lavoro sono cresciuti del 6,2%: un risultato in gran parte ascrivibile all’aumento delle assunzioni a tempo determinato nel settore dell’istruzione. Guardando più a fondo i dati, il mercato del lavoro biellese del 2016 si è mostrato fragilissimo anche per due altri fattori. Il primo è stato il calo dei contratti a tempo indeterminato: -34,8%, ma per la tipologia contrattuale del “tempo indeterminato standard”, addirittura -40,6% (a conti fatti, il calo più vistoso a livello piemontese). Il secondo fattore è stata la diminuzione anche dei contratti a tempo determinato: -4,6, ma con punte del -32,8% nella tipologia “Tempo determinato per sostituzione”, probabilmente sostituita dal ricorso ai famigerati voucher. Oltre a Biella, solo Vercelli ha incassato un segno negativo per la voce “Tempo determinato” che, invece, seppur in modo moderato, è cresciuta in tutte altre province subalpine. A aumentare, nel mondo del lavoro biellese del 2016,  è stato solo l’apprendistato (+54,3%) , probabilmente grazie al nuovo “Testo Unico” regionale: segno più, certo, ma come fanno notare i sindacati, si tratta di una forma contrattuale con limiti precisi e che non riguarda certamente la platea più vasta dei lavoratori. Guardando, infatti, in controluce la diminuzione delle assunzioni e analizzandola per età, emerge come la fascia più colpita sia stata quella dei 35-49enni (-17,9%), soprattutto se donne (-18,5%). Non basta: esaminando, infine l’arretramento delle assunzioni nei vari settori dell’economia biellese durante il 2016, i cali appaiono a due cifre, oltre che nel Tessile-Abbigliamento (-10%), anche nella Chimica-Gomma (-30,5%), negli “Altri settori industriali” (-40,4%) e nel Commercio (-22,5%). In calo, anche le procedure di assunzione nel Metalmeccanico (-6,9%), nell’Alimentare (-8,8%) e nell’Agricoltura (-2,7%).«Questi dati - dice Gianni Baratta, della segreteria regionale Cisl Piemonte (oggi a Biella quale oratore ufficiale della manifestazione del Primo Maggio) - dicono che oggi il Biellese ha soprattutto il problema di sostituire e recuperare ciò che ha perso: un problema che lo assimila a tanti altri distretti industriali. Qui, però, il problema è aggravato dal deficit infrastrutturale e dalla scarsa proclività alle aggregazioni industriali. Poi vi è il tema di fondo ovvero quello di capire quali saranno le figure necessarie alla manifattura biellese del futuro. Bisogna che sul campo vengano messe politiche proattive di formazione, a partire da una sinergia tra scuola e industria, su una piattaforma per lo sviluppo condivisa da tutti gli attori locali».«L’obiettivo - aggiunge Marvi Massazza Gal (Cgil Biella) -  non può però essere a piccolo raggio: qui bisogna recuperare il lavoro e, per farlo, servono investimenti pubblici, serve il sostegno a chi innova senza poi usare l’innovazione tecnologica per cancellare posti di lavoro, servono incentivi a chi dà lavoro di qualità. Siamo nell’era della cosiddetta Industria 4.0: ebbene, occorre imparare subito a governare questo processo, altrimenti esso cancellerà ancor di più il lavoro esistente  invece di crearne di nuovo. Poi, si tratta di ricostruire la rete delle protezioni sociali, a partire dagli ammortizzatori e da una nuova legge per l’accesso alla pensione. Le risorse? Una riforma fiscale seria accompagnata da una lotta implacabile all’evasione sarebbe già un buon inizio per reperirle». Sulla stessa linea d’onda, anche il segretario di Cisl Biella, Roberto Bompan. «I numeri che fotografano le dinamiche del lavoro su questo territorio dicono che c’è una situazione di emergenza - dice Bompan -: aumenta la precarietà e la povertà. Occorre rendere il Biellese nuovamente attrattivo  di insediamenti produttivi. Il fatto che esso rientri ora tra le aree di crisi non complessa per le quali sono previsti stanziamenti e risorse può essere un punto di partenza. E sulla rivoluzione 4.0, occorre vigilare, governando il processo: essa non può tradursi nella sostituzione del lavoratore con il robot».Giovanni Orso