Nasce “Confindustria Moda”

Nasce “Confindustria Moda”
Economia 31 Marzo 2017 ore 14:35

MILANO -  Su 5.117 prodotti scambiati a livello internazionale, ai primi tre posti in graduatoria stanno ben 844 prodotti made in Italy che generano per il nostro Paese un surplus commerciale di 161 miliardi di dollari. Il dato è stato fornito da Marco Fortis (docente alla Cattolica di Milano e vicepresidente di Fondazione Edison), martedì mattina a Milano, nel suo intervento in occasione della presentazione della nascita di “Confindustria Moda”, la nuova federazione della moda, tessile e accessorio che raggruppa le associazioni di categoria del settore rappresentate da Smi (tessile-abbigliamento), da Fiamp (pelletteria e accessori), da Aimpes (pelletteria e succedanei), da Anfao (occhiali), da Assocalzaturifici, da Federorafi. Molto presto, sarà formalizzata anche l’adesione di Unic (industrie conciarie). La federazione rappresenterà finalmente, per l’intero settore, una di regia di cui vi era effettivo bisogno, soprattutto se si prende in esame il cosiddetto “Indice Fortis-Corradini” che concerne le eccellenze competitive nel commercio internazionale. «Nel settore moda - ha, infatti, precisato Marco Fortis  - su un campione di 1.046 prodotti in cui può essere ripartito il relativo commercio internazionale, ai primi tre posti troviamo 240 prodotti italiani, per un saldo commerciale con l’estero paria a 31,6 miliardi di dollari». Alla presentazione sono intervenuti il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, e il sottosegretario allo Sviluppo Economico (Mise), Ivan Scalfarotto. 
“Confindustria Moda”, unendo le forze delle diverse associazioni di settore, rappresenterà da oggi oltre 67 mila imprese del made in Italy per un fatturato complessivo di oltre 88 miliardi di euro, con oltre 580 mila lavoratori e con una quota export pari al 62% del totale (54,7 miliardi). Proprio Vincenzo Boccia ha colto l’occasione per invitare anche tutti gli altri settori a seguire l’esempio offerto dalla moda italiana. «Non può esistere reale sviluppo senza manifattura - ha sottolineato Boccia . Per capirlo, basterebbe studiare la storia delle passate rivoluzioni industriali, a cominciare dalla prima che ebbe l’Inghilterra come epicentro e che partì, tra l’altro proprio dal tessile, per capirlo». Ivan Scalfarotto, da parte sua, ha ribadito l’attenzione che il Mise intende continuare ad avere per il sistema moda italiano . «Dal 2014 - ha detto Scalfarotto - il Governo ha moltiplicato per cinque le risorse per l’internazionalizzazione: da 40 a 200 milioni. Per il sistema moda, quest’anno si passa da 37,4 a 45,5 milioni».
Le associazioni federate manterranno autonomia operativa su tematiche verticali e specifiche di settore, mentre Confindustria Moda offrirà ai propri associati, per ora, servizi trasversali di consulenza legale, gestione delle relazioni industriali e un ufficio studi.  Confindustria Moda ha già formalizzato l’acquisizione di una nuova sede a Milano, in corso Sempione, nella quale confluiranno tutte le associazioni, le manifestazioni fieristiche e gli uffici della neonata federazione. Il trasferimento nella nuova sede è previsto all’inizio del prossimo anno. «Oggi - ha commentato Claudio Marenzi, il presidente di Smi che è stato eletto come primo presidente della neonata Confindustria Moda (vedi box in pagina) -  è una giornata storica per il made in Italy. Abbiamo fatto tutti un passo indietro per poterne fare due avanti. Noi siamo l’eccellenza artigiana nell’immaginare, creare e far sognare i consumatori. Siamo anche uno dei settori trainanti del Pil italiano ed europeo, e ci prendiamo il posto che ci spetta in Italia e in Europa, continuando con più forza battaglie su temi come la lotta alla contraffazione, la distribuzione, i rapporti sindacali. Siamo con orgoglio gli ambasciatori del made in Italy».
Giovanni Orso  

MILANO -  Su 5.117 prodotti scambiati a livello internazionale, ai primi tre posti in graduatoria stanno ben 844 prodotti made in Italy che generano per il nostro Paese un surplus commerciale di 161 miliardi di dollari. Il dato è stato fornito da Marco Fortis (docente alla Cattolica di Milano e vicepresidente di Fondazione Edison), martedì mattina a Milano, nel suo intervento in occasione della presentazione della nascita di “Confindustria Moda”, la nuova federazione della moda, tessile e accessorio che raggruppa le associazioni di categoria del settore rappresentate da Smi (tessile-abbigliamento), da Fiamp (pelletteria e accessori), da Aimpes (pelletteria e succedanei), da Anfao (occhiali), da Assocalzaturifici, da Federorafi. Molto presto, sarà formalizzata anche l’adesione di Unic (industrie conciarie). La federazione rappresenterà finalmente, per l’intero settore, una di regia di cui vi era effettivo bisogno, soprattutto se si prende in esame il cosiddetto “Indice Fortis-Corradini” che concerne le eccellenze competitive nel commercio internazionale. «Nel settore moda - ha, infatti, precisato Marco Fortis  - su un campione di 1.046 prodotti in cui può essere ripartito il relativo commercio internazionale, ai primi tre posti troviamo 240 prodotti italiani, per un saldo commerciale con l’estero paria a 31,6 miliardi di dollari». Alla presentazione sono intervenuti il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, e il sottosegretario allo Sviluppo Economico (Mise), Ivan Scalfarotto. 
“Confindustria Moda”, unendo le forze delle diverse associazioni di settore, rappresenterà da oggi oltre 67 mila imprese del made in Italy per un fatturato complessivo di oltre 88 miliardi di euro, con oltre 580 mila lavoratori e con una quota export pari al 62% del totale (54,7 miliardi). Proprio Vincenzo Boccia ha colto l’occasione per invitare anche tutti gli altri settori a seguire l’esempio offerto dalla moda italiana. «Non può esistere reale sviluppo senza manifattura - ha sottolineato Boccia . Per capirlo, basterebbe studiare la storia delle passate rivoluzioni industriali, a cominciare dalla prima che ebbe l’Inghilterra come epicentro e che partì, tra l’altro proprio dal tessile, per capirlo». Ivan Scalfarotto, da parte sua, ha ribadito l’attenzione che il Mise intende continuare ad avere per il sistema moda italiano . «Dal 2014 - ha detto Scalfarotto - il Governo ha moltiplicato per cinque le risorse per l’internazionalizzazione: da 40 a 200 milioni. Per il sistema moda, quest’anno si passa da 37,4 a 45,5 milioni».
Le associazioni federate manterranno autonomia operativa su tematiche verticali e specifiche di settore, mentre Confindustria Moda offrirà ai propri associati, per ora, servizi trasversali di consulenza legale, gestione delle relazioni industriali e un ufficio studi.  Confindustria Moda ha già formalizzato l’acquisizione di una nuova sede a Milano, in corso Sempione, nella quale confluiranno tutte le associazioni, le manifestazioni fieristiche e gli uffici della neonata federazione. Il trasferimento nella nuova sede è previsto all’inizio del prossimo anno. «Oggi - ha commentato Claudio Marenzi, il presidente di Smi che è stato eletto come primo presidente della neonata Confindustria Moda (vedi box in pagina) -  è una giornata storica per il made in Italy. Abbiamo fatto tutti un passo indietro per poterne fare due avanti. Noi siamo l’eccellenza artigiana nell’immaginare, creare e far sognare i consumatori. Siamo anche uno dei settori trainanti del Pil italiano ed europeo, e ci prendiamo il posto che ci spetta in Italia e in Europa, continuando con più forza battaglie su temi come la lotta alla contraffazione, la distribuzione, i rapporti sindacali. Siamo con orgoglio gli ambasciatori del made in Italy».
Giovanni Orso