Massimo Giordano: "Il fisco esoso frena le imprese"

Massimo Giordano: "Il fisco esoso frena le imprese"
Economia 24 Aprile 2012 ore 18:28

Un pacchetto di misure per “aiutare i giovani piemontesi a dare corpo alle loro idee”. Massimo Giordano, assessore regionale allo Sviluppo Economico, ha definito così il Piano Giovani della Regione Piemonte durante il suo intervento all’inaugurazione, venerdì scorso, della Fiera del Lavoro, il salone organizzato dal Gruppo Giovani Uib, dall’Unione Industriale e dalla Provincia di Biella. Un appuntamento che Massimo Giordano ha saputo trasformare in un’occasione preziosa per comunicare, con passione, l’impegno che la Regione vuole mettere in campo per affrontare il problema della disoccupazione giovanile ma anche quello delle difficoltà delle imprese nell’accedere al credito e nell’internazionalizzarsi

Assessore, la disoccupazione giovanile rappresenta certamente un problema gravissimo. Tuttavia, nel distretto tessile biellese e, in generale, nei distretti ad alta densità di manifatturiero, il problema più rilevante concerne invece la massa dei lavoratori che hanno un’età compresa tra i 45 e i 55 anni e hanno perso il posto di lavoro. Si tratta di una massa di lavoratori estremamente vulnerabile perché, sono i dati a confermarlo, sono persone più difficilmente ricollocabili nel mercato del lavoro. Qual è la posizione della Regione su questo punto?
«Effettivamente, è un problema di cui abbiamo piena coscienza. Si tratta tuttavia di una situazione sulla quale l’efficacia degli incentivi diretti è piuttosto relativa. Al fondo, c’è, vale a dire, da risolvere la questione prioritaria del rilancio della competitività complessiva del sistema affinché esso ricominci davvero ad assorbire occupazione. Questi disoccupati  nella fascia di età dai 45 ai 55 anni rappresentano, infatti, il frutto più avvelenato della de-industrializzazione».

Allora, a quali strumenti ricorrere?
«A strumenti strutturali, in grado di rilanciare il tessuto produttivo. Penso, per esempio, all’uso del contratto di insediamento che, peraltro, proprio il Biellese sta dimostrando di usare con efficacia. E’ appena il caso di ricordare come esso riesca a muovere e mantenere un indotto di 500 posti di lavoro: ancora pochi, di fronte all’emorragia verificatasi negli ultimi anni ma, sicuramente, identificativi di un trend che potrebbe consolidarsi e crescere con l’uso più ampio di quello strumento».

Focalizzandosi sul tessile, core business del nostro distretto, il massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali rende oggi sempre più probabile la perdita di pezzi essenziali all’integrità della filiera, con un conseguente venir meno di forme di know how prezioso. Da dove ripartire?
«Faccio una considerazione: le imprese che più resistono nel presente momento di crisi sono quelle maggiormente internazionalizzate. Credo allora che la difesa della filiera integrale del tessile debba ripartire proprio da qui».

Le Pmi però, oltre al fatto di trovarsi in situazioni emergenziali dovute alla restrizione del credito e ad una tassazione elevata, sono troppo piccole per riuscire a raggiungere e presidiare mercati lontani.
«Proprio per questo, Regione Piemonte ha varato una misura che sarà pubblicata nelle prossime settimane e che mette a disposizione 20  milioni di euro l’anno per successivi tre anni, a vantaggio di quelle imprese capaci di mettersi insieme e fare rete per sbarcare sui mercati in crescita. L’unione fa la forza».

Va bene, ma il costo di fare impresa resta altissimo. La stessa riforma del lavoro in discussione introduce elementi di rigidità alla flessibilità in entrata e la pressione fiscale resta altissima...
«Un dato è certo: questa riforma del lavoro non aiuta gli imprenditori ma neppure i lavoratori. Il punto centrale è, infatti, quello di mettere in condizioni le imprese di assumere personale. Ciò, però, dipende dal presupposto essenziale che il lavoro esista e che sia conveniente fare impresa in Italia. Mi chiedo: come può restare sul mercato in condizioni competitive una nostra Pmi sottoposta ad una pressione fiscale che può raggiungere il 60% o quando il cuneo fiscale è quello attuale? In tutti i Paesi dove si vuole centrare l’obiettivo di rilanciare imprese ed occupazione, si va invece verso una riduzione di tali livelli».

Premesso che l’evasione fiscale va combattuta e rifiutata, tuttavia, per un dannoso portato ideologico, nell’era del Governo Monti prevale, più che mai, l’idea sbrigativa di un’equazione tra imprenditore ed evasore e si moltiplicano iniziative esemplari di controllo che mettono alla gogna artigiani e piccoli imprenditori, talvolta rei di piccole mancanze contabili. La Cgia di Mestre ha denunciato 23 suicidi tra imprenditori dall’inizio dell’anno in seguito anche a difficoltà relative al “fisco muscolare”. Che cosa ne pensa?
«Penso che gli interventi “muscolari” di questo tipo siano lussi che si può permettere solo un Paese civile ossia un Paese dove la pressione fiscale è al 30%, dove la materia fiscale è chiarissima e dove la burocrazia è minima. Lo Stato non può mostrare i muscoli quando deve riscuotere ma godere di impunità quando invece tergiversa nel dare. Alla fine, come infatti sta accadendo, questi interventi aggiungono solo depressione a depressione, bloccando il sistema».