L’Ue annulla i dazi sui prodotti tessili pakistani

L’Ue annulla i dazi sui prodotti tessili pakistani
17 Dicembre 2013 ore 13:47

Dopo l’annullamento temporaneo dei dazi sui prodotti tessili e di abbigliamento, col pretesto degli aiuti umanitari a seguito delle alluvioni del 2010, la lobby europea filo Islamabad , come la definisce un comunicato di Smi, è riuscita a rendere definitivo, a partire dal 2014, l’annullamento dei dazi per le importazioni di prodotti tessili e di abbigliamento dal Pakistan.

Dopo l’annullamento temporaneo dei dazi sui prodotti tessili e di abbigliamento, col pretesto degli aiuti umanitari a seguito delle alluvioni del 2010, la lobby europea filo Islamabad è riuscita a rendere definitivo, a partire dal 2014, l’annullamento dei dazi per le importazioni di prodotti tessili e di abbigliamento dal Pakistan.La decisione finale è stata presa dal Parlamento Europeo che, però, è stato messo di fronte alla scelta del ‘prendere o lasciare’ l’intera lista, ovvero approvare o respingere in toto l’elenco del Paesi beneficiati senza poter escludere un singolo Paese.

La Commissione europea, con l’accordo dei Governi di 21 Paesi dell’Unione europea a fronte di 7 contrari e l’astensione del Governo italiano, aveva infatti inserito il Pakistan nella lista dei Paesi da sostenere per l’impegno finalizzato al rispetto dei diritti fondamentali e degli obblighi sociali ed ambientali. Impegno che viene premiato con i dazi al tasso zero per i prodotti tessili e di abbigliamento.

Il Pakistan – è il commento più che preoccupato di Claudio Marenzi, Presidente di Sistema Moda Italia – è ormai diventato un nostro forte e agguerrito competitor e, dunque, a pagare il carissimo prezzo di questa scellerata decisione sarà l’intero settore europeo, ma poiché l’Italia ne rappresenta più del 30%, l’Italia sarà il maggior ‘pagatore’ in assoluto. Sopprimere definitivamente i dazi all’ingresso dei prodotti pakistani, che già hanno prezzi altamente competitivi, genererà durissime ripercussioni sulle nostre imprese. A rischio, come avevamo segnalato tempestivamente e formalmente al Governo italiano e ai Parlamentari europei, ci sono circa 120.000 posti di lavoro che potrebbero andare in fumo e in Italia la quota parte del rischio oscillerebbe intorno ai 40.000 posti”.

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