Lotta all’evasione, Biella non partecipa

Lotta all’evasione, Biella non partecipa
Economia 13 Settembre 2016 ore 11:59

Solo il 7 per cento dei Comuni italiani si è attivato nella lotta all’evasione: e tra questi non c’è Biella città. E’ la fotografia della Cgia di Mestre (l’Associazione degli artigiani), che ha elaborato i dati disponibili sino al 2014. Su poco più di 8.000 Comuni presenti in Italia, solo 550 hanno dato origine a un’azione collaborativa con l’amministrazione finanziaria. Quei (pochi) municipi che si sono attivati hanno diminuito il numero degli accertamenti sui tributi erariali (Irpef, Irap, Iva, etc.). Dalla classifica dei capoluoghi di Provincia, fatta eccezione per quelli delle regioni a statuto speciale, non presi in considerazione. Biella risulta assente. C’è da ricordare che nel 2014 si è vissuto il passaggio dall’amministrazione Gentile a quella Cavicchioli. Quest’ultima sul fronte dell’evasione fiscale ha annunciato sin da subito un giro di vite, andando a ripristinare anche l’ufficio tributi che era stato praticamente smantellato negli anni precedenti.

Se il picco massimo degli accertamenti in Italia è stato ottenuto nel 2012 (pari a 3.455 accertamenti), nel 2013 il dato è sceso a 2.916, nel 2014 a 2.701 e l’anno scorso a 1.970. Le somme recuperate agli evasori, comunque, sono in deciso aumento. Nel 2011 i Comuni hanno ricevuto 2,9 milioni, nel 2012 tale somma ha sfiorato gli 11 milioni, nel 2013 ha superato i 17,7 milioni e nel 2014 (ultimo dato disponibile) ha toccato quota 21,7 milioni di euro. «La crescita del gettito è aumentata perché è stata incrementata l’aliquota riconosciuta dal legislatore ai Comuni sulle maggiori entrate tributarie recuperate dall’accertamento a cui hanno collaborato - spiega la Cgia - in quanto originariamente la quota riconosciuta ai sindaci era del 30 per cento, nel 2010 è stata innalzata al 33 per cento e nel 2011 al 50 per cento. Infine, per gli anni dal 2012 al 2017 è stata elevata al 100 per cento».

Tuttavia, prosegue l’Associazione degli artigiani di Mestre, ad aver sfruttato questa opportunità sono stati prevalentemente i sindaci dell’Emilia Romagna e della Lombardia. Nel 2014, ad esempio, gli enti locali di queste due Regioni hanno assicurato oltre i 2/3 dell’intero incasso recuperato dai Comuni a livello nazionale.

Se la maggior parte delle amministrazioni che non hanno attivato questa nuova procedura è concentrata al Sud, non mancano casi anche a Nord, come testimoniato da Biella, in compagnia di Lodi, Sondrio, Vercelli, Grosseto, Lucca, Pisa, Siena, Belluno, Rovigo e Treviso.

Ma dal 2014 sul tema della lotta all’evasione, qualcosa in città è comunque cambiata.

Enzo Panelli 

Solo il 7 per cento dei Comuni italiani si è attivato nella lotta all’evasione: e tra questi non c’è Biella città. E’ la fotografia della Cgia di Mestre (l’Associazione degli artigiani), che ha elaborato i dati disponibili sino al 2014. Su poco più di 8.000 Comuni presenti in Italia, solo 550 hanno dato origine a un’azione collaborativa con l’amministrazione finanziaria. Quei (pochi) municipi che si sono attivati hanno diminuito il numero degli accertamenti sui tributi erariali (Irpef, Irap, Iva, etc.). Dalla classifica dei capoluoghi di Provincia, fatta eccezione per quelli delle regioni a statuto speciale, non presi in considerazione. Biella risulta assente. C’è da ricordare che nel 2014 si è vissuto il passaggio dall’amministrazione Gentile a quella Cavicchioli. Quest’ultima sul fronte dell’evasione fiscale ha annunciato sin da subito un giro di vite, andando a ripristinare anche l’ufficio tributi che era stato praticamente smantellato negli anni precedenti.

Se il picco massimo degli accertamenti in Italia è stato ottenuto nel 2012 (pari a 3.455 accertamenti), nel 2013 il dato è sceso a 2.916, nel 2014 a 2.701 e l’anno scorso a 1.970. Le somme recuperate agli evasori, comunque, sono in deciso aumento. Nel 2011 i Comuni hanno ricevuto 2,9 milioni, nel 2012 tale somma ha sfiorato gli 11 milioni, nel 2013 ha superato i 17,7 milioni e nel 2014 (ultimo dato disponibile) ha toccato quota 21,7 milioni di euro. «La crescita del gettito è aumentata perché è stata incrementata l’aliquota riconosciuta dal legislatore ai Comuni sulle maggiori entrate tributarie recuperate dall’accertamento a cui hanno collaborato - spiega la Cgia - in quanto originariamente la quota riconosciuta ai sindaci era del 30 per cento, nel 2010 è stata innalzata al 33 per cento e nel 2011 al 50 per cento. Infine, per gli anni dal 2012 al 2017 è stata elevata al 100 per cento».

Tuttavia, prosegue l’Associazione degli artigiani di Mestre, ad aver sfruttato questa opportunità sono stati prevalentemente i sindaci dell’Emilia Romagna e della Lombardia. Nel 2014, ad esempio, gli enti locali di queste due Regioni hanno assicurato oltre i 2/3 dell’intero incasso recuperato dai Comuni a livello nazionale.

Se la maggior parte delle amministrazioni che non hanno attivato questa nuova procedura è concentrata al Sud, non mancano casi anche a Nord, come testimoniato da Biella, in compagnia di Lodi, Sondrio, Vercelli, Grosseto, Lucca, Pisa, Siena, Belluno, Rovigo e Treviso.

Ma dal 2014 sul tema della lotta all’evasione, qualcosa in città è comunque cambiata.

Enzo Panelli