L’occupazione stabile non decolla

L’occupazione stabile non decolla
01 Maggio 2015 ore 20:50

BIELLA – I dati del Centro per l’Impiego di Biella continuano a fotografare una situazione di persistente difficoltà. Da un lato, il numero (peraltro già elevato) di iscritti al Centro (24.016 a fine dicembre) è ulteriormente cresciuto di 367 unità in soli tre mesi, chiudendo il primo trimestre 2015 a quota 24.383 iscritti; dall’altro, nelle assunzioni operate nei primi mesi dell’anno, i contratti a tempo determinato sono ormai la maggioranza schiacciante (64,8%) cui si deve poi ulteriormente sommare la pletora di contratti atipici. I contratti a tempo indeterminato rappresentano solo il 18,17%. Cgil, Cisl e Uil Biella nonché Uib invitano però ad andare oltre i meri dati, pur preoccupanti. Da un lato, emerge una lettura che mette l’accento sulle mancanze di una classe dirigente del territorio che ha subito la crisi piuttosto che guidarla, magari attraverso diversificazione produttiva e visione condivisa, facendone occasione di crescita; dall’altra, emerge l’invito a progettare urgentemente una nuova architettura socio-economica per il distretto del futuro.

Giovanni Orso

Leggi il servizio completo sull’Eco di Biella di giovedì 30 aprile

BIELLA – I dati del Centro per l’Impiego di Biella continuano a fotografare una situazione di persistente difficoltà. Da un lato, il numero (peraltro già elevato) di iscritti al Centro (24.016 a fine dicembre) è ulteriormente cresciuto di 367 unità in soli tre mesi, chiudendo il primo trimestre 2015 a quota 24.383 iscritti; dall’altro, nelle assunzioni operate nei primi mesi dell’anno, i contratti a tempo determinato sono ormai la maggioranza schiacciante (64,8%) cui si deve poi ulteriormente sommare la pletora di contratti atipici. I contratti a tempo indeterminato rappresentano solo il 18,17%. Cgil, Cisl e Uil Biella nonché Uib invitano però ad andare oltre i meri dati, pur preoccupanti. Da un lato, emerge una lettura che mette l’accento sulle mancanze di una classe dirigente del territorio che ha subito la crisi piuttosto che guidarla, magari attraverso diversificazione produttiva e visione condivisa, facendone occasione di crescita; dall’altra, emerge l’invito a progettare urgentemente una nuova architettura socio-economica per il distretto del futuro.

Giovanni Orso

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