Lavoro: sul Jobs Act cresce lo scontro

Lavoro: sul Jobs Act cresce lo scontro
23 Settembre 2014 ore 11:33

La Commissione Lavoro del Senato ha approvato l’emendamento del Governo sul contratto “a tutele crescenti” per i nuovi assunti: un testo controverso che, di fatto e di diritto, apre la strada alla modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Il “Jobs Act” (come con provinciale inglesismo è stato  battezzato l’ennesimo intervento sul lavoro) sbarcherà nell’aula del Senato martedì. Si tratta di un testo controverso che ha spaccato il Pd, lasciato tiepida Confindustria e fatto infuriare i sindacati: tre obiettivi in un solo colpo che ogni politico degno di tal nome  si sarebbe ben guardato dal voler deliberatamente conseguire.

Scalpo.  «Il fatto è  – dice Roberto Bompan, segretario di Cisl Biella (foto a lato, in basso) – che Renzi ha bisogno di presentare all’Ue uno scalpo per ottenere un po’ di ossigeno con cui traccheggiare ancora. Gli imprenditori stessi, infatti, non mettono tale questione tra i primi punti dell’agenda, ma chiedono piuttosto di creare condizioni effettive che possano garantire la creazione di nuovi posti di lavoro: meno burocrazia, meno tasse, rilancio della domanda interna, l’attrazione degli investimenti esteri» ».
In effetti, Confindustria stessa, per bocca del presidente Squinzi, ha rimarcato come il provvedimento, se da un lato va in una direzione giusta in astratto, dall’altro esso ben difficilmente coglierà, in concreto, l’obiettivo di creare automaticamente nuovi posti di lavoro.
Di diverso avviso la senatrice Nicoletta Favero (Pd) che siede proprio nella Commissione Lavoro del Senato. «Abbiamo dati che confortano invece una prospettiva diversa – dice Favero (foto in alto) -. Nei Paesi dove il contratto a tutele crescenti esiste,  esso ha dato buoni risultati. Certo, la materia è complessa e il testo definitivo è ancora tutto da scrivere. Ma  l’intento complessivo è quello di una razionalizzazione e semplificazione del mondo del lavoro, attraverso una logica inclusiva che tuteli anche chi oggi, come le partite Iva, non ha coperture e che garantisca, attraverso un contratto di ricollocazione, anche le fasce più problematiche come gli over 40 . L’obiettivo, insomma, è quello di facilitare l’incontro virtuoso di domanda e offerta di lavoro».
«Se l’obiettivo è quello  – risponde Roberto Bompan -, allora qualcuno deve spiegare a Renzi che la domanda di lavoro, per incontrare l’offerta, deve prima essere creata. E questo non lo si fa con provvedimenti come il Jobs Act ossia togliendo garanzie. Si ha l’impressione netta e sgradevole che i renziani pensino che la perdita di competitività dipenda dai diritti che oggi ci sono piuttosto che dagli investimenti che mancano. Il sindacato è quindi preoccupato. Stiamo cercando di trovare, auspicabilmente in modo unitario con Cgil e Uil, la maniera migliore per esprimere questa preoccupazione: la mobilitazione generale potrebbe anche essere una di queste maniere»
G.O.

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