Economia

La tradizione in testa con i cappelli ‘M!O’

La tradizione in testa con i cappelli ‘M!O’
Economia 24 Ottobre 2015 ore 10:15

Il primo bozzetto disegnato a mano. Il confronto sul materiale più appropriato per la cupola e per la falda. L’idea di una banda diversa dalle solite. Dietro alla collezione di cappelli autunno inverno 2015-2016 marchiata “M!O”, ci sono due giovani biellesi di 27 e 20 anni, che nutrono una passione per la moda e stanno sfoderando il coraggio di fare di un interesse il loro mestiere. “M!O”, con punto esclamativo nel mezzo, è infatti il nome, o più propriamente il possessivo, che caratterizza la prima serie di pezzi prodotti da Francesco Castagnetti e Camilla Mello Rella: 100 cappelli numerati per cominciare, in feltro di coniglio o coniglio cashmere, nati dal tratto della matita della stessa Camilla, che frequenta lo Ied (Istituto Europeo di Design) Moda Lab di Milano, e dall’abilità tecnica di una famiglia dell’alto artigianato locale quale è quella della famiglia Borrione di Sagliano Micca, dove l’ultima generazione - composta dai fratelli Veronica, Attilio e Benedetta - ha aperto l’Artigiana Cappellai Srls.

Dal laboratorio dei giovani Borrione, i cappelli “M!O” faranno capolino sul mercato dalla fine di novembre, con un evento-lancio. «Ci appoggiamo a otto negozi, sparsi tra il Piemonte e la Lombardia - racconta Francesco Castagnetti, già ex consigliere comunale e scrittore, che si occupa della parte commerciale e di rivendita della neonata impresa “M!O” -. Intendiamo portare a Pitti, nel gennaio 2016, prodotti variopinti e creati con paglie ecuadoregne». Una scommessa, la loro, che poggia su un progetto ben definito: «Abbiamo cominciato con un accessorio come il cappello di qualità, ma questo non preclude la possibilità di orientarci, in futuro, su capi d’abbigliamento, calze, guanti». Persino k-way particolari, magari in abbinamento al cappello, suggeriscono. Camilla e Francesco riassumono il loro marchio capovolgendo l’etichetta del “made in Italy” a favore del “made in Biella”: confezionatura a mano, bande create dalla sovrapposizioni di tessuti biellesi con passamaneria di pregio, pezzi numerati quindi unici. La scommessa sta tutta lì: “mettersi in testa”, letteralmente, che la tradizione è fatta per i giovani.

Giovanna Boglietti

Il primo bozzetto disegnato a mano. Il confronto sul materiale più appropriato per la cupola e per la falda. L’idea di una banda diversa dalle solite. Dietro alla collezione di cappelli autunno inverno 2015-2016 marchiata “M!O”, ci sono due giovani biellesi di 27 e 20 anni, che nutrono una passione per la moda e stanno sfoderando il coraggio di fare di un interesse il loro mestiere. “M!O”, con punto esclamativo nel mezzo, è infatti il nome, o più propriamente il possessivo, che caratterizza la prima serie di pezzi prodotti da Francesco Castagnetti e Camilla Mello Rella: 100 cappelli numerati per cominciare, in feltro di coniglio o coniglio cashmere, nati dal tratto della matita della stessa Camilla, che frequenta lo Ied (Istituto Europeo di Design) Moda Lab di Milano, e dall’abilità tecnica di una famiglia dell’alto artigianato locale quale è quella della famiglia Borrione di Sagliano Micca, dove l’ultima generazione - composta dai fratelli Veronica, Attilio e Benedetta - ha aperto l’Artigiana Cappellai Srls.

Dal laboratorio dei giovani Borrione, i cappelli “M!O” faranno capolino sul mercato dalla fine di novembre, con un evento-lancio. «Ci appoggiamo a otto negozi, sparsi tra il Piemonte e la Lombardia - racconta Francesco Castagnetti, già ex consigliere comunale e scrittore, che si occupa della parte commerciale e di rivendita della neonata impresa “M!O” -. Intendiamo portare a Pitti, nel gennaio 2016, prodotti variopinti e creati con paglie ecuadoregne». Una scommessa, la loro, che poggia su un progetto ben definito: «Abbiamo cominciato con un accessorio come il cappello di qualità, ma questo non preclude la possibilità di orientarci, in futuro, su capi d’abbigliamento, calze, guanti». Persino k-way particolari, magari in abbinamento al cappello, suggeriscono. Camilla e Francesco riassumono il loro marchio capovolgendo l’etichetta del “made in Italy” a favore del “made in Biella”: confezionatura a mano, bande create dalla sovrapposizioni di tessuti biellesi con passamaneria di pregio, pezzi numerati quindi unici. La scommessa sta tutta lì: “mettersi in testa”, letteralmente, che la tradizione è fatta per i giovani.

Giovanna Boglietti

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