Economia

La rata Imu azzoppa le Pmi

La rata Imu azzoppa le Pmi
Economia 09 Maggio 2013 ore 14:20

Non solo un peso per le famiglie ma, soprattutto , un gravame per Pmi ed aziende artigiane. Eppure, per quest’ultime, a differenza di quanto accade per le prime case, nessuno invoca posticipazioni ed abrogazioni. Stiamo parlando dell’Imu  Così, il prossimo  giugno, le imprese dovranno invece corrispondere regolarmente la prima tranche dell’imposta su fabbricati e capannoni industriali, nonostante il fatto che questo ennesimo adempimento possa spingere le più deboli addirittura fuori mercato.

«Come ha giustamente precisato l’altro giorno il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, l’Imu sulla prima casa non è certamente il problema prioritario che il nuovo Governo dovrebbe affrontare - dice il presidente del Comitato Piccola Industria Uib, Nicolò Zumaglini -. L’Imu sui fabbricati industriali, però, in questo attuale contesto congiunturale, farà sentire fortemente il suo peso soprattutto sulle imprese più piccole, già stremate dalla crisi ed a corto di liquidità: non dimentichiamoci che il passaggio dalla precedente Ici all’attuale Imu non è stato certamente neutro ma ha rappresentato già un aggravio di costo per le imprese. Se la priorità è l’intervento sul costo del lavoro, con accento su Irap e cuneo fiscale, occorre anche dire che pure un’imposta così incisiva su un bene strumentale come il capannone industriale finisce per aggravare indirettamente i costi stessi del fare impresa in Italia e del creare posti di lavoro».

Studio. Secondo il recentissimo studio di Cna, l’aumento medio, nel passaggio da Ici ad Imu, sarebbe stato intorno al 77%. Dall’analisi di  Cna, emerge infatti che, su un piccolo capannone industriale di valore catastale inferiore a 1 milione di euro, l’imposta comunale è arrivata a superare gli 11.500 euro, segnando, quindi, un incremento medio di circa 5 mila euro rispetto all’Ici. Per gli uffici e i negozi, è andata anche peggio: un piccolissimo negozio di valore catastale di 56 mila euro, per esempio, nel 2012 ha dovuto pagare mediamente 850 euro di Imu, registrando un aumento di 480 euro ossia un incremento medio del 132%. L’incremento è poi stato diversamente modulato secondo le zone geografiche. L’analisi Cna prende in considerazione i 21 capoluoghi regionali: per Torino, per esempio, un opificio artigianale del valore di circa 600 mila euro ha subito, nel passaggio all’Imu, un incremento del 112%. Un laboratorio artigiano torinese del valore catastale di circa 300 mila euro, ha subito un aumento addirittura del 147%. Non solo: nel capoluogo piemontese, un negozio del valore catastale di circa 57 mila euro, ha visto incrementare la propria Imu del 185,78% rispetto all’Ici precedente. Per Cna, il giudizio finale è durissimo: l’Imu sta uccidendo le piccole imprese. D’altra parte, nel 2012, l’8,4% delle imprese artigiane, sotto la mole dei costi e degli adempimenti, ha dichiarato forfait. Nel Biellese, nel 2012, secondo i dati Movimprese, il saldo delle imprese artigiane al Registro della Camera di Commercio di Biella è risultato negativo di 156 unità: una contrazione registrata per il sesto anno consecutivo, mentre la congiuntura del secondo semestre dell’anno scorso ha messo in luce una flessione generalizzata in tutti i comparti.

Microimprese. «E’ la dimostrazione come a pagare siano i più piccoli, nella fattispecie soprattutto le imprese artigiane - commenta Luca Guzzo, direttore di Cna Biella -. L’Imu, insomma, è stata congeniata male e finisce così per penalizzare quel tessuto imprenditoriale di piccole e micro-imprese che, piaccia o non, costituisce il grande tessuto produttivo italiano e che, oggi, è già duramente provato dalla situazione economica. Proprio in questo momento, appare allora ancora più ingiusto colpire un cespite come lo stabilimento produttivo che non costituisce accumulo di patrimonio ma piuttosto un mezzo strumentale all’esercizio dell’impresa stessa. Se proprio non è possibile esonerare dall’Imu tali cespiti, allora si cerchi almeno di fare in modo che le aliquote siano allineate con quelle delle abitazioni principali ».
Sulla stessa linea d’onda, anche il vicedirettore di Confartigianato Biella, Franco Volpe  che, tuttavia, attira anche l’attenzione sulla complessità del fenomeno del costo del lavoro.
«Concordo con l’analisi dei colleghi di Cna - dice Franco Volpe -. La questione Imu è però solo uno dei macigni che schiacciano le imprese e si inserisce in quella griglia di adempimenti, di tasse, di imposte, di lungaggini burocratiche che imbrigliano e soffocano la voglia e la capacità di fare. L’augurio è che il Governo metta mano alla questione Imu anche per le imprese, ma che non si dimentichi assolutamente di altre questioni ancora più vitali come l’Irap ed il cuneo fiscale: oggi non possiamo più permetterci di aspettare oltre».
Giovanni Orso

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