Economia

La moda maschile riparte da Pitti Uomo

La moda maschile riparte da Pitti Uomo
Economia 24 Giugno 2015 ore 16:01

FIRENZE - La moda maschile italiana (aggregato che comprende l’abbigliamento in tessuto, la maglieria esterna, la camiceria, le cravatte e l’abbigliamento in pelle) archivia l’anno 2014 con un ritorno in area positiva, mettendo a segno una discreta crescita, pari al +3%. Il turnover settoriale risulta così prossimo agli 8,8 miliardi di euro. La nota di Smi  diffusa in occasione dell’88ª edizione di Pitti Uomo (il salone ha chiuso i battenti venerdì scorso a Firenze con un incremento di buyers  del +5% rispetto all’edizione del giugno 2014: in particolare, i compratori stranieri sono cresciuti circa del +6,5%) parla chiaro.

Al risultato della moda maschile italiana hanno contribuito positivamente le vendite estere (+5,1%), mentre il mercato domestico è restato in territorio negativo, ma con una significativa decelerazione del tasso di caduta (-3,6%). Con riferimento ai singoli micro-comparti, si è registrata una generalizzata evoluzione positiva. In particolare, il vestiario e la maglieria maschile hanno chiuso il 2014 con una variazione rispettivamente del +2,6% e del +2,9%; il segmento della camiceria ha palesato un aumento tendenziale del +5,1%, mentre la confezione in pelle è cresciuta del +7,2%. Di contro, le cravatte hanno subito una flessione del -3,3%.

Le esportazioni di settore hanno oltrepassato i 5,5 miliardi di euro; in tal modo, l’incidenza dell’export sul fatturato è passata al 63,3%, guadagnando 1,2 punti percentuali in dodici mesi. Dopo un biennio riflessivo, l’import ha presentato un rimbalzo, crescendo del +10,3%.  A fronte di tale dinamica, la moda maschile italiana ha sperimentato, nel 2014, un lieve calo del saldo commerciale, rimasto comunque superiore agli 1,8 miliardi.  

Relativamente al mercato italiano, gli acquisti di moda maschile da parte delle famiglie residenti, nonostante la significativa riduzione del tasso di caduta, nel corso del 2014 hanno perso  ancora terreno:  confezione in pelle (-10,9%), maglieria (-6,3%), vestiario (-3,1%), camiceria (-1,3%). A sorpresa, le cravatte hanno sperimentato un’inversione di tendenza (+2,2%).

G.O.

FIRENZE - La moda maschile italiana (aggregato che comprende l’abbigliamento in tessuto, la maglieria esterna, la camiceria, le cravatte e l’abbigliamento in pelle) archivia l’anno 2014 con un ritorno in area positiva, mettendo a segno una discreta crescita, pari al +3%. Il turnover settoriale risulta così prossimo agli 8,8 miliardi di euro. La nota di Smi  diffusa in occasione dell’88ª edizione di Pitti Uomo (il salone ha chiuso i battenti venerdì scorso a Firenze con un incremento di buyers  del +5% rispetto all’edizione del giugno 2014: in particolare, i compratori stranieri sono cresciuti circa del +6,5%) parla chiaro.

Al risultato della moda maschile italiana hanno contribuito positivamente le vendite estere (+5,1%), mentre il mercato domestico è restato in territorio negativo, ma con una significativa decelerazione del tasso di caduta (-3,6%). Con riferimento ai singoli micro-comparti, si è registrata una generalizzata evoluzione positiva. In particolare, il vestiario e la maglieria maschile hanno chiuso il 2014 con una variazione rispettivamente del +2,6% e del +2,9%; il segmento della camiceria ha palesato un aumento tendenziale del +5,1%, mentre la confezione in pelle è cresciuta del +7,2%. Di contro, le cravatte hanno subito una flessione del -3,3%.

Le esportazioni di settore hanno oltrepassato i 5,5 miliardi di euro; in tal modo, l’incidenza dell’export sul fatturato è passata al 63,3%, guadagnando 1,2 punti percentuali in dodici mesi. Dopo un biennio riflessivo, l’import ha presentato un rimbalzo, crescendo del +10,3%.  A fronte di tale dinamica, la moda maschile italiana ha sperimentato, nel 2014, un lieve calo del saldo commerciale, rimasto comunque superiore agli 1,8 miliardi.  

Relativamente al mercato italiano, gli acquisti di moda maschile da parte delle famiglie residenti, nonostante la significativa riduzione del tasso di caduta, nel corso del 2014 hanno perso  ancora terreno:  confezione in pelle (-10,9%), maglieria (-6,3%), vestiario (-3,1%), camiceria (-1,3%). A sorpresa, le cravatte hanno sperimentato un’inversione di tendenza (+2,2%).

G.O.

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