“La Cina? Non è solo per le grandi imprese”

“La Cina? Non è solo per le grandi imprese”
22 Giugno 2017 ore 16:34

«La Cina è qualcosa di multiforme che corre a velocità diverse e che il XIII Piano Quinquennale sta cambiando completamente. Piaccia o non piaccia, gli imprenditori si dividono ormai in due categorie: quelli che già hanno a che fare con la Cina e quelli che, con la Cina, dovranno sicuramente avere a che fare presto». Alberto Rossi (responsabile Marketing Fondazione Italia Cina e analista CeSif ) usa queste parole per sintetizzare lo stato dell’arte di un mercato immenso con cui le imprese non possono fare a meno di confrontarsi. L’occasione è stata la presentazione, martedì in Uib, del rapporto “Cina 2017” curato da Fondazione Italia Cina e CeSif e giunto alla sua VIII edizione. Una presentazione biellese occasionata da chiari dati di mercato. «Nel ranking dell’export dei distretti italiani – ha, infatti, spiegato Alberto Rossi –  i distretti meccanotessile e tessile di Biella occupano rispettivamente il quinto e decimo posto, in miglioramento ulteriore rispetto all’anno scorso». E, nel 2016, il consumo di beni di lusso in Cina ha raggiunto i 17 miliardi di euro (vedi tabella). Insomma, le imprese biellesi hanno più di un buon motivo per dover guardar con attenzione alla Cina dove, come ha spiegato Marco Bettin (direttore Operativo Fondazione Italia Cina) «è in corso un processo che prevede, con il XIII Piano Quinquennale, il passaggio a un modello più sostenibile e la polarizzazione verso un new normal orientato a maggiori consumi interni, espansione dei servizi, upgrading tecnologico e il rilancio della Via della Seta, con l’operazione “One Belt One Road” che prevede la realizzazione di corridoi economici dalla Cina all’Europa». Insomma, una Cina che sta passando dal quantitativo al qualitativo come dimostra anche l’internazionalizzazione delle imprese cinesi che guardano all’Italia come sbocco per investire: lo stock di investimenti sviluppati da 168 gruppi cinesi nel nostro Paese, a fine 2016, ammontava a 12.839 milioni di euro. «Per quel che concerne il Piemonte – ha detto Silvia Sabato, responsabile Area Business Promotion CeiPiemonte -, sono 21 le aziende partecipate da capitale cinese, per un totale di 1.238 addetti». La Cina che esce dal Rapporto 2017 è il Paese che, con una crescita del Pil pari a +6,5% (Pil sul quale la quota rappresentata dai servizi è ormai del 51,6%), sta investendo 1.550 miliardi di renmimbi in R&S; il Paese in cui il target di crescita entro il 2020 è del 6,5%, legato all’obiettivo di raddoppiare, entro la fine del decennio, il Pil pro capite rispetto al 2010. Ma questa Cina è anche il Paese dove sono presenti 1.700 imprese italiane per 16,5 miliardi di fatturato e che, nel 2015, è diventata investitore netto: da notare che, tra il 2015 e il 2016, la quota di investimenti nel manifatturiero è salita dal 13,7% al 19,4%, in sintonia con il piano Made in China 2025 che, finalizzato a accrescere il livello qualitativo dell’industria cinese, prevede acquisizioni di aziende high tech all’estero. Infine, un Paese che ha registrato la quota dei consumi rispetto al tasso di crescita del Pil (64,6%) più alta degli ultimi 15 anni, dove l’urbanizzazione corre velocissima (il 70% dei cinesi vivrà nelle città entro il 2035) e dove 731,3 milioni di persone hanno accesso a Internet (il 95% tramite mobile), sempre più strumento principe dello shopping cinese. «Il dato – ha detto Emanuele Vitali , co-founder e direttore commerciale East Media – dice chiaramente come la Cina, complessissima, sia nondimeno a portata di clic, ma per fare business oltre la Grande Muraglia le imprese devono tener conto degli elementi differenziali della società cinese, come l’approccio culturale agli acquisti e le piattaforme e gli strumenti usati: i cinesi, per esempio, non usano Google». Se questi sono i trend, è chiaro che nessuna impresa con pur minime ambizioni internazionali può e potrà permettersi di ignorare il mercato cinese. Ne è convinto Nicolò Zumaglini, vicepresidente Uib ma, soprattutto, titolare di “Lanificio Subalpino”, piccola, vivace e innovativa realtà locale che, attraverso una partnership  attuata nel 2012 con il gruppo cinese “South Glamour Fashion”, sta aprendo in varie città cinesi, monomarca “Subalpino” per la vendita di capi fashion realizzati con i tessuti del lanificio. «Proprio la nostra esperienza – dice Zumaglini, chiamato a presentare la sua case history al convegno di martedì (l’altra case history era quella della Giacomini di San Maurizio d’Opaglio) – dimostra come il mercato cinese non sia riservato solo alle grandi realtà. L’importante è avere il progetto vincente e trovare il partner giusto. Anzi: le prospettive aperte dai dati contenuti nel Rapporto Cina 2017 devono saper stimolare il fare sistema tra le Pmi locali per entrare su un mercato dove si trovano mediamente ottimi pagatori, che pagano puntualmente il 30% all’ordine e il 70% alla consegna». E che quella di Zumaglini si stia rivelando una scommessa vincente, lo dimostra il fatto che proprio ieri, a Wuhan City, Subalpino ha aperto il suo sesto monomarca. Al termine dell’incontro, è stato annunciato che, in autunno, grazie alla collaborazione con la Fondazione Italia Cina, l’UIb, tramite AssoServizi, proporrà alcuni corsi specifici deduicati al mercato cinese.

Giovanni Orso  

«La Cina è qualcosa di multiforme che corre a velocità diverse e che il XIII Piano Quinquennale sta cambiando completamente. Piaccia o non piaccia, gli imprenditori si dividono ormai in due categorie: quelli che già hanno a che fare con la Cina e quelli che, con la Cina, dovranno sicuramente avere a che fare presto». Alberto Rossi (responsabile Marketing Fondazione Italia Cina e analista CeSif ) usa queste parole per sintetizzare lo stato dell’arte di un mercato immenso con cui le imprese non possono fare a meno di confrontarsi. L’occasione è stata la presentazione, martedì in Uib, del rapporto “Cina 2017” curato da Fondazione Italia Cina e CeSif e giunto alla sua VIII edizione. Una presentazione biellese occasionata da chiari dati di mercato. «Nel ranking dell’export dei distretti italiani – ha, infatti, spiegato Alberto Rossi –  i distretti meccanotessile e tessile di Biella occupano rispettivamente il quinto e decimo posto, in miglioramento ulteriore rispetto all’anno scorso». E, nel 2016, il consumo di beni di lusso in Cina ha raggiunto i 17 miliardi di euro (vedi tabella). Insomma, le imprese biellesi hanno più di un buon motivo per dover guardar con attenzione alla Cina dove, come ha spiegato Marco Bettin (direttore Operativo Fondazione Italia Cina) «è in corso un processo che prevede, con il XIII Piano Quinquennale, il passaggio a un modello più sostenibile e la polarizzazione verso un new normal orientato a maggiori consumi interni, espansione dei servizi, upgrading tecnologico e il rilancio della Via della Seta, con l’operazione “One Belt One Road” che prevede la realizzazione di corridoi economici dalla Cina all’Europa». Insomma, una Cina che sta passando dal quantitativo al qualitativo come dimostra anche l’internazionalizzazione delle imprese cinesi che guardano all’Italia come sbocco per investire: lo stock di investimenti sviluppati da 168 gruppi cinesi nel nostro Paese, a fine 2016, ammontava a 12.839 milioni di euro. «Per quel che concerne il Piemonte – ha detto Silvia Sabato, responsabile Area Business Promotion CeiPiemonte -, sono 21 le aziende partecipate da capitale cinese, per un totale di 1.238 addetti». La Cina che esce dal Rapporto 2017 è il Paese che, con una crescita del Pil pari a +6,5% (Pil sul quale la quota rappresentata dai servizi è ormai del 51,6%), sta investendo 1.550 miliardi di renmimbi in R&S; il Paese in cui il target di crescita entro il 2020 è del 6,5%, legato all’obiettivo di raddoppiare, entro la fine del decennio, il Pil pro capite rispetto al 2010. Ma questa Cina è anche il Paese dove sono presenti 1.700 imprese italiane per 16,5 miliardi di fatturato e che, nel 2015, è diventata investitore netto: da notare che, tra il 2015 e il 2016, la quota di investimenti nel manifatturiero è salita dal 13,7% al 19,4%, in sintonia con il piano Made in China 2025 che, finalizzato a accrescere il livello qualitativo dell’industria cinese, prevede acquisizioni di aziende high tech all’estero. Infine, un Paese che ha registrato la quota dei consumi rispetto al tasso di crescita del Pil (64,6%) più alta degli ultimi 15 anni, dove l’urbanizzazione corre velocissima (il 70% dei cinesi vivrà nelle città entro il 2035) e dove 731,3 milioni di persone hanno accesso a Internet (il 95% tramite mobile), sempre più strumento principe dello shopping cinese. «Il dato – ha detto Emanuele Vitali , co-founder e direttore commerciale East Media – dice chiaramente come la Cina, complessissima, sia nondimeno a portata di clic, ma per fare business oltre la Grande Muraglia le imprese devono tener conto degli elementi differenziali della società cinese, come l’approccio culturale agli acquisti e le piattaforme e gli strumenti usati: i cinesi, per esempio, non usano Google». Se questi sono i trend, è chiaro che nessuna impresa con pur minime ambizioni internazionali può e potrà permettersi di ignorare il mercato cinese. Ne è convinto Nicolò Zumaglini, vicepresidente Uib ma, soprattutto, titolare di “Lanificio Subalpino”, piccola, vivace e innovativa realtà locale che, attraverso una partnership  attuata nel 2012 con il gruppo cinese “South Glamour Fashion”, sta aprendo in varie città cinesi, monomarca “Subalpino” per la vendita di capi fashion realizzati con i tessuti del lanificio. «Proprio la nostra esperienza – dice Zumaglini, chiamato a presentare la sua case history al convegno di martedì (l’altra case history era quella della Giacomini di San Maurizio d’Opaglio) – dimostra come il mercato cinese non sia riservato solo alle grandi realtà. L’importante è avere il progetto vincente e trovare il partner giusto. Anzi: le prospettive aperte dai dati contenuti nel Rapporto Cina 2017 devono saper stimolare il fare sistema tra le Pmi locali per entrare su un mercato dove si trovano mediamente ottimi pagatori, che pagano puntualmente il 30% all’ordine e il 70% alla consegna». E che quella di Zumaglini si stia rivelando una scommessa vincente, lo dimostra il fatto che proprio ieri, a Wuhan City, Subalpino ha aperto il suo sesto monomarca. Al termine dell’incontro, è stato annunciato che, in autunno, grazie alla collaborazione con la Fondazione Italia Cina, l’UIb, tramite AssoServizi, proporrà alcuni corsi specifici deduicati al mercato cinese.

Giovanni Orso  

 

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