L’ira dei sindaci contro i tagli di Renzi

L’ira dei sindaci contro i tagli di Renzi
20 Aprile 2015 ore 13:34

La mannaia ha colpito duro, stavolta. Se sul piatto c’era 100, ora resta meno della metà. E il problema è che già prima, con quel 100, si viveva a fatica. Insomma: sono tempi bui per le casse dei Comuni, finite ancora una volta sotto la lama di un boia che taglia senza offrire soluzioni. O almeno, non apparenti. Stavolta, a farne le spese è stato il Fondo di solidarietà, il “contenitore” finanziario alimentato con una parte del gettito Imu che per legge dovrebbe essere ripartito tra i Comuni a fini perequativi, in modo da sostenere le realtà che, avendo già agito sulla tassazione, non hanno sufficienti entrate rispetto alle gestioni precedenti. 

61 per cento, circa. A tanto ammonta il taglio medio che il governo Renzi – quale frutto della legge di stabilità, della spending review di Monti, del decreto sul bonus Irpef e di altre voci – ha imposto ai trasferimenti ai Comuni in termini proprio di Fondo di solidarietà. Una “mannaia” che ha scatenato le ire di tutti i sindaci, i quali si ritrovano ora (per lo più a bilanci disegnati) a dover rivedere al ribasso tutte le partite amministrative. Spesso, però, con la certezza di non potercela fare.Agli amministratori resta, a questo punto, la sola carta dell’aumento di tassazione, ma si tratta di un passaggio che pochissimi hanno il coraggio di fare.

La scelta quasi comune è quella di dire no. «E’ giusto che tutti i sindaci questa volta facciano quadrato e si presentino in Prefettura a far presenti le loro preoccupazioni – afferma il deputato leghista Roberto Simonetti –  io sono disponibile ad appoggiarli e accompagnarli. Questo ultimo atto del governo è grave, ma ineliminabile. Bisogna agire. E se vogliamo trovare dei responsabili, almeno da un punto di vista politico, non scordiamo che ci sono parlamentari locali che hanno avallato queste misure». Sulla stessa linea d’onda il sindaco di Cossato Claudio Corradino, il cui Comune subirà un taglio di 300mila euro del Fondo, mentre il taglio complessivo sui trasferimenti arriverà a toccare quita mezzo milione. «Non ce la facciamo più – afferma il sindaco leghista – In passato con l’Anci sono sceso in piazza  anche contro il mio governo, il governo Berlusconi. Ora è giusto scendere in piazza contro Renzi: Fassino, presidente dell’Anci, si svegli. E’ ora di passare agli atti concreti». E di atti concreti pronti da mettere in atto ha già parlato nei giorni scorsi il sindaco di Bioglio, Stefano Ceffa, il quale (sulla scorta di un taglio di 40mila euro) ha annunciato la volontà di non indossare il tricolore nella manifestazione del 25 aprile, di non voler alcun rappresentante delle istituzioni (ma un cassaintegrato) all’inaugurazione dei nuovi alloggi popolari e di non voler alcun politico (ma un giovane precario della scuola) all’apertura del giardino botanico.

Veronica Balocco

Leggi di più sull’Eco di Biella di lunedì 20 aprile 2015

La mannaia ha colpito duro, stavolta. Se sul piatto c’era 100, ora resta meno della metà. E il problema è che già prima, con quel 100, si viveva a fatica. Insomma: sono tempi bui per le casse dei Comuni, finite ancora una volta sotto la lama di un boia che taglia senza offrire soluzioni. O almeno, non apparenti. Stavolta, a farne le spese è stato il Fondo di solidarietà, il “contenitore” finanziario alimentato con una parte del gettito Imu che per legge dovrebbe essere ripartito tra i Comuni a fini perequativi, in modo da sostenere le realtà che, avendo già agito sulla tassazione, non hanno sufficienti entrate rispetto alle gestioni precedenti. 

61 per cento, circa. A tanto ammonta il taglio medio che il governo Renzi – quale frutto della legge di stabilità, della spending review di Monti, del decreto sul bonus Irpef e di altre voci – ha imposto ai trasferimenti ai Comuni in termini proprio di Fondo di solidarietà. Una “mannaia” che ha scatenato le ire di tutti i sindaci, i quali si ritrovano ora (per lo più a bilanci disegnati) a dover rivedere al ribasso tutte le partite amministrative. Spesso, però, con la certezza di non potercela fare.Agli amministratori resta, a questo punto, la sola carta dell’aumento di tassazione, ma si tratta di un passaggio che pochissimi hanno il coraggio di fare.

La scelta quasi comune è quella di dire no. «E’ giusto che tutti i sindaci questa volta facciano quadrato e si presentino in Prefettura a far presenti le loro preoccupazioni – afferma il deputato leghista Roberto Simonetti –  io sono disponibile ad appoggiarli e accompagnarli. Questo ultimo atto del governo è grave, ma ineliminabile. Bisogna agire. E se vogliamo trovare dei responsabili, almeno da un punto di vista politico, non scordiamo che ci sono parlamentari locali che hanno avallato queste misure». Sulla stessa linea d’onda il sindaco di Cossato Claudio Corradino, il cui Comune subirà un taglio di 300mila euro del Fondo, mentre il taglio complessivo sui trasferimenti arriverà a toccare quita mezzo milione. «Non ce la facciamo più – afferma il sindaco leghista – In passato con l’Anci sono sceso in piazza  anche contro il mio governo, il governo Berlusconi. Ora è giusto scendere in piazza contro Renzi: Fassino, presidente dell’Anci, si svegli. E’ ora di passare agli atti concreti». E di atti concreti pronti da mettere in atto ha già parlato nei giorni scorsi il sindaco di Bioglio, Stefano Ceffa, il quale (sulla scorta di un taglio di 40mila euro) ha annunciato la volontà di non indossare il tricolore nella manifestazione del 25 aprile, di non voler alcun rappresentante delle istituzioni (ma un cassaintegrato) all’inaugurazione dei nuovi alloggi popolari e di non voler alcun politico (ma un giovane precario della scuola) all’apertura del giardino botanico.

Veronica Balocco

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