"Irap: un microsconto inutile"

"Irap: un microsconto inutile"
Economia 18 Marzo 2014 ore 11:08

Di concreto, per ora, non c’è ancora nulla, ma l’annuncio del taglio del 10% dell’Irap (finanziato con l’innalzamento dell’aliquota sui capital gains sino al 26%) viene percepito dal mondo industriale come misura ancora del tutto inadeguata.
Non si tratta di una posizione pregiudiziale; il sistema industriale, infatti, fa oggi un’ampia apertura di credito al Governo Renzi ma non può esimersi dal cogliere l’insufficienza del taglio annunciato oltre che a nutrire qualche preoccupazione sull’effettività delle coperture.

"Maggio è vicinissimo - dice Pier Francesco Corcione, direttore dell’Uib -: quindi sarebbe sbagliato chiudere a priori, senza attendere l’attuazione delle misure per ora annunciate. Un’apertura di credito va doverosamente concessa e c’è da sperare che gli obiettivi annunciati siano raggiunti. Nel merito, in particolare sull’ormai annosa questione  del taglio dell’Irap, dobbiamo però constatare, con amarezza, che questo “microsconto” non è solo insoddisfacente ma è inutile perché, a conti fatti, non sposta in modo rilevate il problema".

Il taglio. Un giudizio preoccupato sul taglio dell’Irap è stato espresso anche dal vicepresidente di Confindustria con delega allo Sviluppo Economico, Aurelio Regina, che è intervenuto su La7. «Intanto - ha detto Regina - parliamo complessivamente di 2,6 miliardi e questo non è il 10% ma solo il 7%, visto che l’Irap vale 40 miliardi. Poi, ammesso che il taglio sia coperto dall’aumento delle tasse sulle rendite finanziarie, dobbiamo sapere di che parliamo, perché c’è il rischio che paghino i cassettisti, cioè i piccoli risparmiatori».

La copertura. La copertura del tagli, infatti, sarebbe raggiunta con l’innalzamento dell’aliquota sui capital gains (oggi al 20%) sino al 26%. Per il Governo, ciò servirebbe a rendere più omogenea la tassazione italiana in materia rispetto a quella di altri Paesi Ue. Una piccola bugia, in realtà, considerato che, se a questo innalzamento si somma l’imposta di bollo già introdotta da Monti e confermata da Letta, la soglia risulta be più alta. A conti fatti, un risparmiatore che abbia investito in prodotti finanziari ritraendone un capital gain del 2% (2 mila euro), oggi deve pagare un 20% (400 euro) cui deve sommarsi l’imposta di bollo del 2 per mille sui 100  ila euro investiti (altri 200 euro) mettendosi alla fine in tasca 1.400 euro. Con il Governo Renzi, la falcidia sarà di 520 euro. Ai 1.480 euro restanti, vanno poi sottratti  gli 200 dell’imposta di bollo: al  “cassettista” resteranno 1.280 euro. Se si calcola poi l’effetto inflazione, in tasca resterà ancora meno.   

Risparmio.Se il piccolo risparmiatore quindi non ride, neppure le imprese hanno ancora di che stappare lo spumante.  Il calcolo effettuato da Cgia Mestre mette in luce come il taglio dell’Irap al 10% si tradurrà in un risparmio medio annuo di 792 euro per azienda. Il vantaggio maggiore andrà alle società di capitali: quest’ultime potranno beneficiare di un risparmio di imposta medio annuo di 2.883 euro. Per le società di persone, l’alleggerimento si attesterà attorno ai 334 euro, mentre per le ditte individuali, il taglio sarà di 144 euro. Come adire:  la decisione di tagliare l’Irap è senz’altro positiva ed al Governo Renzi va data ampia apertura di credito. Però, francamente, si poteva fare decisamente di più, magari rinunciando alla demagogia del taglio Irpef che porta in busta paga, ad una platea peraltro limitata di lavoratori, una media di 80 euro mensili da cui, molto difficilmente, c’è da attendersi razionalmente un vero rilancio della domanda interna.
Giovanni Orso