Economia

Irap, il rebus dei rimborsi

Irap, il rebus dei rimborsi
Economia 25 Gennaio 2013 ore 09:52

Per le imprese, si annuncia già tutto in salita l’itinerario per i rimborsi dell’Irap pagata sul costo del lavoro nel periodo dal 2007 al 2011.
L’imposta, particolarmente iniqua perché congeniata in modo da gravare sull’’impresa anche nel caso in cui essa sia in perdita e strutturata in modo da penalizzare le aziende ad alto tasso di personale dipendente, sembra non creare problemi soltanto in sede di esborso ma anche in sede di rimborso. Già, perché lo Stato, così solerte a tassare, riscuotere e punire, si dimostra poi particolarmente lento e inefficiente quando si tratta di restituire.

Difficoltà. Quella dei rimborsi Irap, per le aziende che vogliono recuperare l’imposta regionale versata per il personale e che non è stato possibile dedurre dalla dichiarazione dei redditi, si preannuncia una corsa ad ostacoli per almeno tre motivi: la macchinosità dei riconteggi, l’esiguità dei recuperi e l’incognita dei tempi. Senza contare il sistema dei cosiddetti click day  (per le imprese piemontesi è fissato il prossimo 18 febbraio, mentre per le persone fisiche l’8 febbraio) che finisce per penalizzare le aziende con sede  in luoghi dove l’accesso alla rete è più lento.
Per prima cosa, il costo del personale sostenuto negli anni precedente andrà “depurato” con una complicata procedura di ricalcolo. Un ostacolo pesante, soprattutto per le imprese più piccole o per quelle familiari, costrette a ricorrere all’ausilio di professionisti.
Uno sforzo che non è però premiato dal vantaggio conseguibile. Si può, infatti, orientativamente, calcolare  un importo compreso tra lo 0,6 e lo 0,8% del costo del personale di ciascun esercizio. Di qui, per gli imprenditori orientati a chiedere il rimborso, il consiglio di confrontare il beneficio atteso con il costo necessario per preparare l’istanza e  con i compensi per i professionisti da cui ci si fa assistere. In sintesi estrema, a titolo esemplificativo, un’impresa con una trentina di dipendenti ed un costo del lavoro di un milione di euro annuo finirebbe per recuperare meno di 7 mila euro per ciascun periodo di imposta.
Dulcis in fundo (si fa per dire) a rendere più beffarda la procedura, sta l’incognita dei tempi: la precedente campagna che ha consentito di recuperare il 10% dell’imposta pagata sul costo del lavoro ha portato a tempi di attesa arrivati, in alcuni casi, anche a cinque anni.

Iniquità. «Il sistema dei rimborsi congeniato sui click day è già di per sè penalizzante, soprattutto per le imprese medio-piccole - commenta il presidente degli industriali biellesi, Marilena Bolli -. A questo si deve aggiungere, in questa campagna, l’esiguità dei recuperi possibili che fa chiedere alle imprese quanto valga davvero la pena affrontare una procedura così macchinosa e, in definitiva, caratterizzata da una notevole alea. Diciamo che, in un caso come questo si misura, contemporaneamente, tutto il peso dell’iniquità del fisco sulle imprese unitamente a quello della burocrazia. Confindustria chiede da tempo l’abolizione graduale di questa imposta senza però nulla ottenere».
Un ballon d’essai subito raccolto da Gilberto Pichetto (Pdl), oggi senatore ma, in passato, per un’intera legislatura proprio assessore regionale all’Industria e direttamente coinvolto nella materia.
«Un’abolizione dell’imposta si impone ma è qualcosa che si potrà fare solo attraverso una riduzione graduale, considerato che il gettito dell’imposta raggiunge i 40 miliardi. Come intervenire? Attraverso un intervento sostanziale di vera  riduzione della spesa pubblica, ben diverso da quello seguito dal Governo Monti, nonché attraverso una ristrutturazione del sistema fiscale. Tuttavia, al di là dell’itinerario tecnico da seguire, resta suol campo la questione della effettiva volontà di abolire l’Irap. Va infatti detto che, purtroppo, una certa politica, al di là di ciò che predica, vede ancora con malcelato favore il mantenimento  dell’Irap introdotta da Visco nel 1997 e  che  rappresenta il frutto migliore di quell’ideologia che, ancora oggi, si ostina a vede nell’impresa e nel profitto qualcosa da colpire o quantomeno di cui diffidare»

Piccoli. Proprio perché unica imposta sulle imprese proporzionata al fatturato e non agli utili, l’Irap colpisce comunque anche le imprese in perdita. Un meccanismo che diventa particolarmente pesante  per le piccole imprese.
«L’iniquità - commenta Nicolò Zumaglini, vicepresidente del Comitato Piccola Industria di Confindustria Piemonte - sta proprio in questo sistema per cui le aziende pagano anche quando sono in perdita. A rendere ancora più beffarda la situazione, la questione dei rimborsi per il periodo 2007-2011, connotati da conteggi macchinosi per giungere, in tempi incerti, a recuperi davvero esigui».
Sulla stessa linea d’onda anche i piccoli imprenditori novaresi.
«Nel caso dei rimborsi, le difficoltà procedurali sono evidenti e il risultato, come sappiamo, non del tutto certo - commenta Carlo Robiglio, presidente del Comitato Piccola Industria dell’Ain, l’associazione degli industriali novaresi -. Servirebbe sicuramente un nuovo e differente sistema di gestione dei rimborsi. Ma non si tratta soltanto di un problema di sburocratizzazione e di semplificazione, di cui si parla tanto ma su cui si vedono pochi risultati. A prescindere del fatto che l’Irap è una tassa iniqua, per cui si dovrebbe rivederne la base imponibile, il problema è che oggi le Pmi si trovano di fronte a uno Stato che quando deve pagare non paga, e lo fa senza nemmeno dirtelo, ma quando deve prendere, prende subito. Questo è inaccettabile. Alle scadenze fiscali non si può trasgredire, ma quando sono gli enti pubblici a dover pagare, le aziende devono attendere mesi, e a volte anni, senza ottenere nulla».

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