Economia

«Il fashion è nel Dna di Biella»

«Il fashion è nel Dna di Biella»
Economia 14 Ottobre 2015 ore 17:43

BIELLA - Ammettiamolo: siamo un Paese di “scravattati”. Caduto l’obbligo di indossarla nelle sedi istituzionali (resiste al Senato, ma fino a quando?), ignorata, se non rifiutata dalle nuove generazioni, non ci rimane che riprendere le regole del Galateo per rammentare che la cravatta non è un optional, ma un accessorio indispensabile in talune circostanze. E’ vero, l’abito non fa il monaco, e non lo fa nemmeno la cravatta, soprattutto dopo avere assistito a certe performance parlamentari, ma converrete che aiuta a completare l’abbigliamento e a migliorare il nostro look. A patto che non si ecceda nelle fantasie, nei colori e nelle misure. Per venire incontro a personaggi come Illy e a chi, come il re del caffè, la cravatta non la porta mai, il celebre camiciaio londinese Emmett Scott ha messo a punto un progetto con il Royal College of Art di Londra sul tema “creare una camicia formale da indossare senza cravatta”. Senza, ma con stile.  I temi legati al Fashion sono così entrati a pieno titolo nel quinto appuntamento promosso da 015 Biella - moderato da Alessandro Siviero, docente di Marketing e comunicazione della Scuola universitaria professionale della Svizzera Italiana - con i preziosi ed illuminanti contributi degli ospiti della serata: gli imprenditori Maurizio Marinella e Paolo Camerano; Marco Leona, direttore del Dipartimento di ricerca scientifica del Metropolitan  Museum of Art  di New York; Armando Branchini, vicepresidente della Fondazione Alta Gamma e Franco Ferraris, presidente della Fondazione Crb e ceo del Lanificio “Ermenegildo Zegna”.

BIELLA - Ammettiamolo: siamo un Paese di “scravattati”. Caduto l’obbligo di indossarla nelle sedi istituzionali (resiste al Senato, ma fino a quando?), ignorata, se non rifiutata dalle nuove generazioni, non ci rimane che riprendere le regole del Galateo per rammentare che la cravatta non è un optional, ma un accessorio indispensabile in talune circostanze. E’ vero, l’abito non fa il monaco, e non lo fa nemmeno la cravatta, soprattutto dopo avere assistito a certe performance parlamentari, ma converrete che aiuta a completare l’abbigliamento e a migliorare il nostro look. A patto che non si ecceda nelle fantasie, nei colori e nelle misure. Per venire incontro a personaggi come Illy e a chi, come il re del caffè, la cravatta non la porta mai, il celebre camiciaio londinese Emmett Scott ha messo a punto un progetto con il Royal College of Art di Londra sul tema “creare una camicia formale da indossare senza cravatta”. Senza, ma con stile.  I temi legati al Fashion sono così entrati a pieno titolo nel quinto appuntamento promosso da 015 Biella - moderato da Alessandro Siviero, docente di Marketing e comunicazione della Scuola universitaria professionale della Svizzera Italiana - con i preziosi ed illuminanti contributi degli ospiti della serata: gli imprenditori Maurizio Marinella e Paolo Camerano; Marco Leona, direttore del Dipartimento di ricerca scientifica del Metropolitan  Museum of Art  di New York; Armando Branchini, vicepresidente della Fondazione Alta Gamma e Franco Ferraris, presidente della Fondazione Crb e ceo del Lanificio “Ermenegildo Zegna”.

Maurizio Marinella, figlio di Luigi, rappresenta la terza generazione (l’azienda fu fondata nel 1914 dal nonno Eugenio) di una dinastia che “ha circondato, con le sue raffinate fasce di seta, il collo di tutti i potenti della Terra”. Il marchio è talmente conosciuto da non richiedere molte presentazioni. I nomi di Gabriele D’Annunzio e Giovanni Agnelli; dei presidenti della Repubblica italiana, da De Nicola a Napolitano, e di quelli degli Stati Uniti J.F.Kennedy e Bill Clinton; di Carlo d’Inghilterra, Vladimir Putin, Helmut Khol e Silvio Berlusconi,  sono  i migliori testimonial, passati e presenti, di un’azienda che ha creato,  parole di Marinella, lo stile anglo - napoletano. Un mix tra la rigorosità inglese e la creatività del “Made in Naples”. Il segreto? Produzioni personalizzate, e maniacale attenzione al dettaglio ed alla qualità. Come tutti i marchi famosi, anche “E. Marinella” non sfugge alle contraffazioni. Per avere la certezza dell’autenticità, non resta che acquistare nei negozi autorizzati, che in Italia sono soltanto due: uno a Napoli e l’altro a Milano. Oppure, se siete in viaggio, nei punti vendita di Lugano, Londra, Parigi, Tokyo, Hong Kong e Baku.

Franco Ferraris si sofferma sui valori fondanti di un progetto che si propone di ricostruire un tessuto commerciale che ha conosciuto momenti di eccezionale vitalità. Attraverso l’archivio fotografico della Fondazione Crb, ripercorre la storia di via Italia, un tempo fulcro della vita cittadina. Per una serie di circostanze negative e concomitanti, oggi si trova nelle condizioni di richiedere un intervento forte per il rilancio e la rivitalizzazione. Le parole d’ordine sono quelle che abbiamo sentito ripetere più volte nel corso di questi incontri: alleanza, apertura, accoglienza. Fare sistema e mettere in rete le diverse peculiarità. Ferraris non ama il termine outlet, lo trova riduttivo. Come dargli torto, quando il Territorio ha tutte le potenzialità per puntare, attraverso una puntuale diversificazione, all’eccellenza. L’incontro che si è svolto recentemente in Regione, alla presenza delle forze più rappresentative della Provincia: sociali, economiche e politiche, ed al quale la Crb ha dato un significativo e convinto contributo, fa bene sperare per il futuro. 

“The Met” è uno dei più importanti musei del mondo dove Marco Leona - completati i suoi studi in Italia, a Pavia (laurea in Chimica e dottorato in Mineralogia e Cristallografia) e svolto un periodo di ricerca negli Stati Uniti alla University of Michigan -, è chiamato per fondare il Dipartimento di ricerca scientifica. Un italiano, anzi: un piemontese di Ivrea che vive in America. Per rimarcare il legame che esiste tra Storia, Moda e Cultura, ci rimanda al Giappone. All’influenza esercitata dalla moda francese sulla famiglia imperiale nella seconda metà dell’Ottocento, ed ai colori importati dall’Occidente che hanno rivoluzionato l’Arte giapponese. Leona, che vive a New York, ad Harlem, non dimentica il Biellese, ricordando che il titolare del più bel cappellificio della città indossa un cappello fabbricato in Valle Cervo.

Paolo Camerano va direttamente al cuore del problema. E’ triste assistere ad un progressivo svuotamento del centro storico ed a serrande che si abbassano, talvolta definitivamente. E’ convinto che via Italia sia ormai una strada di transito, avendo perso tutte le caratteristiche dell’isola pedonale. Amando il Biellese, non si rassegna. Crede nelle potenzialità del territorio e, in quest’ ottica, cerca di dare un contributo concreto aprendo un punto vendita in centro città. Biella ha tutte le potenzialità per diventare la seconda Brianza per i milanesi. Come? Non attraverso faraoniche autostrade ma velocizzando i collegamenti ferroviari. E con la collaborazione delle istituzioni.

Alta Gamma è un’associazione che riunisce dal 1992   “le imprese dell’alta industria culturale e creativa che promuovono l’eccellenza, l’unicità e lo stile di vita italiani”. Tra queste: Zegna, Agnona e Loro Piana. Armando Branchini parte da un dato incontestabile. Nel mondo vivono 7 miliardi di persone, di queste il 5% alimenta il mercato del lusso. Sempre più giovane. 350 milioni di uomini e donne che acquistano in negozi che affascinano per la qualità, la creatività e l’originalità dell’offerta. Per un rituale di vendita che converte i nuovi clienti in adoratori del brand. Che non rinunciano al gusto di tuffarsi in un’atmosfera particolare, grazie al contributo di design e archistar di fama internazionale.  Il lusso. Rendere tangibile l’intangibile: sensazioni che vanno oltre i numeri di bilancio e i grafici di un fatturato. Dove qualità, esperienza, cultura ed arte fanno la differenza. 

Marziano Magliola

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