Export driver del made in Italy: presentati i dati del Rapporto Prometeia e Ice Agenzia

Export driver del made in Italy: presentati i dati del Rapporto Prometeia e Ice Agenzia
Economia 17 Novembre 2016 ore 13:08

Un’accelerazione degli scambi mondiali e una conseguente variazione a prezzi costanti delle importazioni di manufatti made in Italy del 3% e del 4,7% su base annua: è quello che prevede Prometeia  nel biennio 2017-’2018. Si tratta di tassi di crescita inferiori alla media storica, certo, ma comunque oltre il Pil mondiale e in grado di confermare l’export come driver per la crescita italiana. Il macro scenario emerge dal Rapporto di Ice - Prometeia dal titolo “Evoluzione del commercio estero per aree e settori”, presentato martedì a Milano, alla presenza del sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, del Presidente dell’Agenzia Ice, Michele Scannavini, e di Alessandra Lanza (Prometeia). Come sottolineato in occasione della presentazione, la strada dei mercati esteri continua a essere cruciale per le imprese nazionali: in un anno tra i più deboli negli ultimi venti, l’export con un aumento previsto dello 0,3% nel 2016, è una delle componenti più dinamiche del Pil italiano. Gli spunti sull’evoluzione attesa, evidenziati dal  Rapporto, appaiono pertanto preziosi alle imprese italiane per pianificare strategie sia a livello paese che settoriale. Del resto, come è stato sottolineato proprio durante la presentazione del Rapporto, allungando lo sguardo nel tempo e focalizzandolo sulla vita d’impresa, emerge come proprio l’internazionalizzazione sia stata, in questi anni, la linea di confine tra crescita e stagnazione: dal primo trimestre del 2009 (il punto più basso della crisi globale) il fatturato delle imprese per l’estero è aumentato del 45% (dati Istat), mentre quello rivolto alla domanda interna è invece, fra tenute inziali, cadute intermedie e recenti recuperi, rimasto sostanzialmente invariato. «Il Rapporto - dice il vicepresidente Uib per l’Economia d’Impresa, Emanuele Scribanti - conferma l’enorme attualità e urgenza del tema dell’internazionalizzazione delle nostre imprese.  È una battaglia che stiamo combattendo da anni e che, in piccola parte, comincia a dare risultati anche sul nostro territorio, pur tra le difficoltà di un sistema caratterizzato dalle piccole dimensioni delle aziende, fattore che rende difficile penetrare e presidiare mercati lontani. Tuttavia, le prospettive collegate a Industria 4.0 potrebbero ora diventare preziose per un turnover tecnologico capace di facilitare l’approccio di mercati lontani anche da parte di realtà più piccole e un salto di mentalità imprenditoriale: per sistema peraltro ancora arretrato sul piano del digitale, potrebbero aprirsi canali e orizzonti nuovi. Oggi solo il 10% delle imprese italiane vende online e il 25% acquista. Siamo praticamente in fondo alla classifica Ue e dobbiamo assolutamente recuperare terreno. Connesso strettamente al tema dell’internazionalizzazione, c’è poi quello della tutela del made in Italy. Sotto questo profilo, si è rimasti indietro e occorre riprendere in mano la partita con uno sforzo corale di tutti i soggetti in gioco. Sono convinto che le già positive proiezioni del Rapporto Prometeia e Ice Agenzia, in un contesto di maggior salvaguardia e valorizzazione dei nostri manufatti made in Italy, avrebbero potuto essere anche migliori. Ma dove andranno, secondo il Rapporto di Prometeia e Ice Agenzia, i manufatti made in Italy nel biennio 2017-’18? Ad offrire, nel triennio 2016-’2019, le condizioni di domanda più favorevoli per il made in Italy saranno soprattutto Germania, Stati Uniti ed Emirati. Per la Cina si scommette su una ripartenza nel 2017 e su un superamento del trend globale l’anno successivo. Segnali di ripresa, anche se da svilupparsi nei prossimi anni, segneranno i mercati di Russia e Brasile, Francia (la meno dinamica tra i grandi mercati dell’area dell’Euro), mentre tornano a riaffacciarsi all’orizzonte mete commerciali come l’Africa subsahariana, dove il processo di catching up (Ghana, Kenya ed Etiopia gli avamposti più interessanti) dovrebbe favorire le opportunità di internazionalizzazione. «In quest’ottica - commenta ancora Emanuele Scribanti - è opportuno sfruttare al meglio, con azioni di sistema, gli scenari previsti, sia assecondando la domanda sui mercati già presidiati sia favorendola su quelli nuovi. A breve, in sede Ceipiemonte, cominceremo a ragionare sull’armonizzazione della spinta del made in Italy con le  esigenze dell’economia piemontese attraverso la costituzione di un apposito tavolo di lavoro».  E che la valorizzazione del made in Italy e l’internazionalizzazione delle imprese italiane sia la strada maestra lo ha ribadito, martedì, Ice Agenzia, delineando una strategia dove i mercati prioritari del suo impegno, nel 2017, saranno gli Usa e la Cina, con un programma promozionale concentrato su agroalimentare, meccanica, sistema casa, e sul commercio digitale. Inoltre, si lavorerà per rafforzare la presenza sui mercati dell’Ue, soprattutto la Germania, recuperare terreno in Russia presidiando il settore della meccanica, aprire l’area Asean, penetrando i mercati emergenti ad alto potenziale e con una particolare attenzione anche ad Iran e India. Grande impulso verrà dato allo sviluppo di canali e-commerce e della digitalizzazione della manifattura industriale.Venendo poi ai  principali settori dell’export nazionale esaminati dal Rapporto,  a doversi  confrontare con una domanda mondiale in lenta ripresa (2,4% medio annuo nel biennio) a causa di investimenti ancora sottotono, sarà in particolare la Meccanica: qui, secondo gli analisti di Prometeia, bisognerà quindi intercettare nuovi orizzonti (Vietnam, Indonesia ed Africa tra i principali mercati di frontiera), o andare a soddisfare la domanda di tecnologia dei paesi avanzati (Stati Uniti e Germania i più rilevanti per dimensione e crescita) puntando su personalizzazione e servizi. Per quanto, invece, riguarda l’Alimentare, l’export crescerà in media del 3% all’anno nel prossimo biennio a prezzi correnti (una quota che aumenterà nel tempo grazie ad una struttura di domanda mondiale congeniale alla specializzazione dell’Italia). I settori Moda e del Sistema Casa saranno infine premiati dalla dinamicità della domanda mondiale di import (rispettivamente 3,7% e 5% a prezzi correnti). Nell’arredo, dove l’Italia è già considerata top di gamma a livello mondiale, e nel Sistema moda, dove è l’unico Paese avanzato a potere vantare ancora una filiera nazionale competitiva in tutte le sue fasi, sarà quindi fondamentale associare all’eccellenza manifatturiera attività di rinforzo e sostegno ad aspetti immateriali (marca) e distributivi (tra questi la valorizzazione dell’e-commerce). 

Giovanni Orso

Un’accelerazione degli scambi mondiali e una conseguente variazione a prezzi costanti delle importazioni di manufatti made in Italy del 3% e del 4,7% su base annua: è quello che prevede Prometeia  nel biennio 2017-’2018. Si tratta di tassi di crescita inferiori alla media storica, certo, ma comunque oltre il Pil mondiale e in grado di confermare l’export come driver per la crescita italiana. Il macro scenario emerge dal Rapporto di Ice - Prometeia dal titolo “Evoluzione del commercio estero per aree e settori”, presentato martedì a Milano, alla presenza del sottosegretario al Ministero dello Sviluppo Economico, Ivan Scalfarotto, del Presidente dell’Agenzia Ice, Michele Scannavini, e di Alessandra Lanza (Prometeia). Come sottolineato in occasione della presentazione, la strada dei mercati esteri continua a essere cruciale per le imprese nazionali: in un anno tra i più deboli negli ultimi venti, l’export con un aumento previsto dello 0,3% nel 2016, è una delle componenti più dinamiche del Pil italiano. Gli spunti sull’evoluzione attesa, evidenziati dal  Rapporto, appaiono pertanto preziosi alle imprese italiane per pianificare strategie sia a livello paese che settoriale. Del resto, come è stato sottolineato proprio durante la presentazione del Rapporto, allungando lo sguardo nel tempo e focalizzandolo sulla vita d’impresa, emerge come proprio l’internazionalizzazione sia stata, in questi anni, la linea di confine tra crescita e stagnazione: dal primo trimestre del 2009 (il punto più basso della crisi globale) il fatturato delle imprese per l’estero è aumentato del 45% (dati Istat), mentre quello rivolto alla domanda interna è invece, fra tenute inziali, cadute intermedie e recenti recuperi, rimasto sostanzialmente invariato. «Il Rapporto - dice il vicepresidente Uib per l’Economia d’Impresa, Emanuele Scribanti - conferma l’enorme attualità e urgenza del tema dell’internazionalizzazione delle nostre imprese.  È una battaglia che stiamo combattendo da anni e che, in piccola parte, comincia a dare risultati anche sul nostro territorio, pur tra le difficoltà di un sistema caratterizzato dalle piccole dimensioni delle aziende, fattore che rende difficile penetrare e presidiare mercati lontani. Tuttavia, le prospettive collegate a Industria 4.0 potrebbero ora diventare preziose per un turnover tecnologico capace di facilitare l’approccio di mercati lontani anche da parte di realtà più piccole e un salto di mentalità imprenditoriale: per sistema peraltro ancora arretrato sul piano del digitale, potrebbero aprirsi canali e orizzonti nuovi. Oggi solo il 10% delle imprese italiane vende online e il 25% acquista. Siamo praticamente in fondo alla classifica Ue e dobbiamo assolutamente recuperare terreno. Connesso strettamente al tema dell’internazionalizzazione, c’è poi quello della tutela del made in Italy. Sotto questo profilo, si è rimasti indietro e occorre riprendere in mano la partita con uno sforzo corale di tutti i soggetti in gioco. Sono convinto che le già positive proiezioni del Rapporto Prometeia e Ice Agenzia, in un contesto di maggior salvaguardia e valorizzazione dei nostri manufatti made in Italy, avrebbero potuto essere anche migliori. Ma dove andranno, secondo il Rapporto di Prometeia e Ice Agenzia, i manufatti made in Italy nel biennio 2017-’18? Ad offrire, nel triennio 2016-’2019, le condizioni di domanda più favorevoli per il made in Italy saranno soprattutto Germania, Stati Uniti ed Emirati. Per la Cina si scommette su una ripartenza nel 2017 e su un superamento del trend globale l’anno successivo. Segnali di ripresa, anche se da svilupparsi nei prossimi anni, segneranno i mercati di Russia e Brasile, Francia (la meno dinamica tra i grandi mercati dell’area dell’Euro), mentre tornano a riaffacciarsi all’orizzonte mete commerciali come l’Africa subsahariana, dove il processo di catching up (Ghana, Kenya ed Etiopia gli avamposti più interessanti) dovrebbe favorire le opportunità di internazionalizzazione. «In quest’ottica - commenta ancora Emanuele Scribanti - è opportuno sfruttare al meglio, con azioni di sistema, gli scenari previsti, sia assecondando la domanda sui mercati già presidiati sia favorendola su quelli nuovi. A breve, in sede Ceipiemonte, cominceremo a ragionare sull’armonizzazione della spinta del made in Italy con le  esigenze dell’economia piemontese attraverso la costituzione di un apposito tavolo di lavoro».  E che la valorizzazione del made in Italy e l’internazionalizzazione delle imprese italiane sia la strada maestra lo ha ribadito, martedì, Ice Agenzia, delineando una strategia dove i mercati prioritari del suo impegno, nel 2017, saranno gli Usa e la Cina, con un programma promozionale concentrato su agroalimentare, meccanica, sistema casa, e sul commercio digitale. Inoltre, si lavorerà per rafforzare la presenza sui mercati dell’Ue, soprattutto la Germania, recuperare terreno in Russia presidiando il settore della meccanica, aprire l’area Asean, penetrando i mercati emergenti ad alto potenziale e con una particolare attenzione anche ad Iran e India. Grande impulso verrà dato allo sviluppo di canali e-commerce e della digitalizzazione della manifattura industriale.Venendo poi ai  principali settori dell’export nazionale esaminati dal Rapporto,  a doversi  confrontare con una domanda mondiale in lenta ripresa (2,4% medio annuo nel biennio) a causa di investimenti ancora sottotono, sarà in particolare la Meccanica: qui, secondo gli analisti di Prometeia, bisognerà quindi intercettare nuovi orizzonti (Vietnam, Indonesia ed Africa tra i principali mercati di frontiera), o andare a soddisfare la domanda di tecnologia dei paesi avanzati (Stati Uniti e Germania i più rilevanti per dimensione e crescita) puntando su personalizzazione e servizi. Per quanto, invece, riguarda l’Alimentare, l’export crescerà in media del 3% all’anno nel prossimo biennio a prezzi correnti (una quota che aumenterà nel tempo grazie ad una struttura di domanda mondiale congeniale alla specializzazione dell’Italia). I settori Moda e del Sistema Casa saranno infine premiati dalla dinamicità della domanda mondiale di import (rispettivamente 3,7% e 5% a prezzi correnti). Nell’arredo, dove l’Italia è già considerata top di gamma a livello mondiale, e nel Sistema moda, dove è l’unico Paese avanzato a potere vantare ancora una filiera nazionale competitiva in tutte le sue fasi, sarà quindi fondamentale associare all’eccellenza manifatturiera attività di rinforzo e sostegno ad aspetti immateriali (marca) e distributivi (tra questi la valorizzazione dell’e-commerce). 

Giovanni Orso