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Expo, occasione di incontro e scoperta

Expo, occasione di incontro e scoperta
Economia 03 Novembre 2015 ore 09:53

Sabato si è chiusa l’edizione 2015 di Expo che ha visto come protagonista Milano. Il nostro collaboratore Luca Rondi ha vissuto per due settimane l’esperienza di volontario all’interno dell’Esposizione Mondiale. Ecco le sue impressioni e il racconto degli ultimi giorni della fiera. 

Sabato si è chiusa l’edizione 2015 di Expo che ha visto come protagonista Milano. Il nostro collaboratore Luca Rondi ha vissuto per due settimane l’esperienza di volontario all’interno dell’Esposizione Mondiale. Ecco le sue impressioni e il racconto degli ultimi giorni della fiera. 

Incontro e scoperta sono le due parole chiave dell’esperienza da volontario che ho avuto la fortuna di vivere nelle ultime due settimane di Expo 2015, conclusasi sabato sera con la cerimonia di chiusura. La macchia bianca  che riempiva uno dei lati dell’Open Air Theatre era solo una piccola parte dei più di seimila volontari che hanno partecipato all’Esposizione Universale. Divisi in dodici gruppi che ricoprivano ciascuno periodi da due settimane, avevamo il compito di accogliere i visitatori agevolando la loro visita all’interno del sito. Turni di servizio in cui il contatto con il visitatore era costante: domande di tutti i generi, consigli, scambi di opinione che, se si pensa ai numeri delle visite, permettevano di relazionarsi con un elevatissimo numero di persone.

«È stata l’Expo della gente, del suo popolo, sono stati i milioni di visitatori ad impossessarsi di Expo e a creare un evento unico il cui segno è andato oltre a quello offerto dai padiglioni e dai loro contenuti: il popolo di Expo ha dato una prova di civiltà indimenticabile». Con queste parole il commissario Giuseppe Sala, nel suo intervento durante la cerimonia chiusura, ha elogiato gli assoluti protagonisti di questa manifestazione: i 21,5 milioni di visitatori. Ho avuto la fortuna di svolgere il mio servizio lungo Padiglione Italia guidando la visita dentro palazzo Italia e aiutando a gestire le lunghe code all’esterno. La maggior parte dei miei incontri hanno visto dall’altra parte persone pazienti e comprensive, non polemiche e critiche. L’immagine tipo del visitatore che mi rimarrà in mente, nonostante alcuni non abbiano mostrato questo grande civismo, sono le facce di chi ha vissuto Expo a 360 gradi trasformando le faticose code in occasioni di relazione con l’altro. 

Questo continuo incontro (che qualche volta si trasformava anche in scontro) ha reso questa esperienza indimenticabile. Molto di più quindi della possibilità di visitare per quindici giorni il sito, piuttosto che del tablet come ricompensa finale prevista dal programma: chi è stato volontario ha avuto la possibilità di vivere l’Esposizione Universale in un modo unico. Le responsabilità polverizzate che ci distinguevano dai lavoratori e la possibilità di poter visitare i padiglioni con più calma ci hanno permesso di ricoprire una posizione privilegiata che ci ha portato  giorno dopo giorno un grandissimo arricchimento personale e culturale. La manifestazione non è stata fine a se stessa e per noi è stato più facile comprenderlo.

Questo lascito è stato evidenziato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che sabato sera ha sottolineato come Expo abbia «cercato di definire il cibo come lingua comune dei popoli, che non vuol dire omologazione ma dialogo e valorizzazione della biodiversità, manifesta conoscenza delle culture e delle loro radici, scoperta di valori e interessi convergenti in nome dell’uomo. Rappresenta l’antidoto alla nuova babele e alle esclusioni che la società globale può generare se non viene governata», lasciando come eredità  «l’inizio di un nuovo impegno civico» le cui linee guida sono state impresse nella Carta di Milano, «un documento  di grande rilievo che ha affermato il diritto al cibo e all’acqua come parte essenziale del diritto più ampio alla vita».

L’importanza della collaborazione e la capacità di lavorare in gruppo con persone di diversi età e paesi (erano presenti anche volontari stranieri) sono sicuramente gli insegnamenti più preziosi che porto a casa da Expo. Le facce delle migliaia di visitatori che ho incontrato, i profumi, gli insegnamenti e le immagini dei padiglioni sono invece quei ricordi che difficilmente dimenticherò e che mi hanno permesso, anche se solo per due settimane, di sentirmi cittadino del mondo.

Luca Rondi