Economia

Esami e visite sempre più a pagamento

Esami e visite sempre più a pagamento
Economia 03 Agosto 2015 ore 13:41

BIELLA - Quello che si andrà ad innescare con il taglio da 7 miliardi per la sanità pubblica è un meccanismo pericoloso che porterà scompensi a pazienti e medici di medicina generale. E’ questo il pensiero dalla maggior parte dei camici bianchi italiani dopo il passaggio al Senato del decreto legge sugli enti locali che contiene anche la drastica diminuzione di risorse al sistema sanitario nazionale. Al coro dei colleghi si allinea anche il segretario provinciale della Fimmg di Biella, Sergio Di Bella. Che parte nella sua disamina citando alcuni numeri interessanti. «Dal 2012 ad oggi sono stati già effettuati tagli alla sanità pubblica per 30 miliardi di euro. Secondo il rapporto di marzo 2013 di Gimbe, il Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze,  gli sprechi in sanità ammontano a 25 miliardi/anno, e di questi frodi e abusi e costi eccessivi di  beni e servizi ammontano a 10 miliardi, proprio quelli che in atto con il decreto in argomento si vogliono tagliare».  La norma prevede soprattutto una stretta sui medici. Che non saranno più liberi di prescrivere esami ai propri pazienti ma dovranno attenersi a rigidissime tabelle ministeriali. «Qui - dice Di Bella - siamo di fronte a una squalificazione della professione medica. Se un paziente verrà da noi per ottenere delle prestazioni, per approfondire delle diagnosi, si sentirà dire di no, perché noi avremo le mani legate. La conseguenza? O dovremo richiedere visite specialistiche che costano molto al sistema sanitario nazionale e rischiano di allungare le lista d’attesa, oppure i nostri assistiti dovranno recarsi a proprie spese in centri privati. Così facendo non faremo altro che andare ad arricchire la sanità privata e a svuotare le tasche dei cittadini». Eventuali prestazioni prescritte dai medici e non giudicate congrue, inoltre, porteranno un provvedimento economico nei confronti del camice bianco. «Insomma, con questa legge - conclude Di Bella - non si fa altro che portare la sanità pubblica italiana, oggi al secondo posto nel mondo, indietro di molte posizioni». 

Dello stesso parere anche il presidente dell’ordine dei medici, Enrico Modina, assai critico nei confronti dei tagli e delle modalità scelte. «Il risultato è chiaro, i pazienti saranno penalizzati e i medici esposti a critiche perché non potranno più prescrivere». Con il rischio di un ulteriore intasamento dei Pronto soccorso dove eventuali esami verranno comunque effettuati. 

Sul tavolo ci sono una serie di misure per 2,3 miliardi nel 2015, altrettanti nel 2016 e nel 2017. Ma le proiezioni degli esperti sanitari parlano di tagli che raggiungeranno i dieci miliardi di euro. E’ previsto il taglio delle prestazioni specialistiche (visite, esami strumentali ed esami di laboratorio) non necessarie. Il ministero della Salute stilerà la lista delle situazioni e patologie dove analisi e approfondimenti sono necessari, se si è fuori della lista si pagherà di tasca propria. Anaao Assomed, associazione dei medici dirigenti annuncia una mobilitazione in autunno. «Ancora una volta la sanità pubblica verrà assunta a bancomat del governo, anche se dal 2010 al 2014 ha già dato 31 miliardi di euro e nel ddl enti locali si prevedono tagli per ulteriori 7 miliardi fino al 2017. In attesa dei fantastiliardi di minore spesa che dovrebbero derivare dall’efficientamentò del sistema, per pagare meno Imu rischiamo di pagare più farmaci e visite mediche». 

Enzo Panelli

BIELLA - Quello che si andrà ad innescare con il taglio da 7 miliardi per la sanità pubblica è un meccanismo pericoloso che porterà scompensi a pazienti e medici di medicina generale. E’ questo il pensiero dalla maggior parte dei camici bianchi italiani dopo il passaggio al Senato del decreto legge sugli enti locali che contiene anche la drastica diminuzione di risorse al sistema sanitario nazionale. Al coro dei colleghi si allinea anche il segretario provinciale della Fimmg di Biella, Sergio Di Bella. Che parte nella sua disamina citando alcuni numeri interessanti. «Dal 2012 ad oggi sono stati già effettuati tagli alla sanità pubblica per 30 miliardi di euro. Secondo il rapporto di marzo 2013 di Gimbe, il Gruppo italiano per la medicina basata sulle evidenze,  gli sprechi in sanità ammontano a 25 miliardi/anno, e di questi frodi e abusi e costi eccessivi di  beni e servizi ammontano a 10 miliardi, proprio quelli che in atto con il decreto in argomento si vogliono tagliare».  La norma prevede soprattutto una stretta sui medici. Che non saranno più liberi di prescrivere esami ai propri pazienti ma dovranno attenersi a rigidissime tabelle ministeriali. «Qui - dice Di Bella - siamo di fronte a una squalificazione della professione medica. Se un paziente verrà da noi per ottenere delle prestazioni, per approfondire delle diagnosi, si sentirà dire di no, perché noi avremo le mani legate. La conseguenza? O dovremo richiedere visite specialistiche che costano molto al sistema sanitario nazionale e rischiano di allungare le lista d’attesa, oppure i nostri assistiti dovranno recarsi a proprie spese in centri privati. Così facendo non faremo altro che andare ad arricchire la sanità privata e a svuotare le tasche dei cittadini». Eventuali prestazioni prescritte dai medici e non giudicate congrue, inoltre, porteranno un provvedimento economico nei confronti del camice bianco. «Insomma, con questa legge - conclude Di Bella - non si fa altro che portare la sanità pubblica italiana, oggi al secondo posto nel mondo, indietro di molte posizioni». 

Dello stesso parere anche il presidente dell’ordine dei medici, Enrico Modina, assai critico nei confronti dei tagli e delle modalità scelte. «Il risultato è chiaro, i pazienti saranno penalizzati e i medici esposti a critiche perché non potranno più prescrivere». Con il rischio di un ulteriore intasamento dei Pronto soccorso dove eventuali esami verranno comunque effettuati. 

Sul tavolo ci sono una serie di misure per 2,3 miliardi nel 2015, altrettanti nel 2016 e nel 2017. Ma le proiezioni degli esperti sanitari parlano di tagli che raggiungeranno i dieci miliardi di euro. E’ previsto il taglio delle prestazioni specialistiche (visite, esami strumentali ed esami di laboratorio) non necessarie. Il ministero della Salute stilerà la lista delle situazioni e patologie dove analisi e approfondimenti sono necessari, se si è fuori della lista si pagherà di tasca propria. Anaao Assomed, associazione dei medici dirigenti annuncia una mobilitazione in autunno. «Ancora una volta la sanità pubblica verrà assunta a bancomat del governo, anche se dal 2010 al 2014 ha già dato 31 miliardi di euro e nel ddl enti locali si prevedono tagli per ulteriori 7 miliardi fino al 2017. In attesa dei fantastiliardi di minore spesa che dovrebbero derivare dall’efficientamentò del sistema, per pagare meno Imu rischiamo di pagare più farmaci e visite mediche». 

Enzo Panelli

 

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