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«Edilizia? Continuerà a soffrire»

«Edilizia? Continuerà a soffrire»
Economia 08 Gennaio 2016 ore 20:06

Dopo otto anni di crisi l’edilizia vuole vedere positivo. Da qui a dire che le attese possano concretizzarsi ce ne passa. A infondere ottimismo alla categoria è il presidente nazionale Claudio De Albertis, da fine luglio a capo di Ance, l’associazione nazionale dei costruttori. Negli stessi giorni della sua elezione, a Biella, veniva eletto presidente del Collegio Costruttori Francesco Panuccio. Titolare dell’azienda di famiglia, con sede a Lessona, Panuccio è più prudente del suo omologo nazionale ad ostentare ottimismo. Se la crisi del settore edile è stata pesante in tutta Italia, in Piemonte e nel Biellese in particolare, lo è stata di più. I dati. I dati presentati a novembre sui primi mesi del 2015, seppur non definitivi, hanno mostrato ancora troppe ombre. Per il Biellese i dati sull’andamento delle compravendite sono nel primo semestre del 2015, se paragonati con le altre realtà provinciali, ancora i peggiori: -7% rispetto al 2014. Il report pubblicato da Ance mostra una regione con l’andamento della curva del Pil in linea con quello nazionale anche se di qualche punto inferiore. Il Piemonte ha pagato alla crisi il prezzo di avere un’economia troppo ancorata al manifatturiero e l’edilizia non è stata in grado di giocare il suo tradizionale ruolo anticiclico.

Glielo hanno impedito il venir meno di investimenti sia privati, per l’ostile politica fiscale sul “bene”casa, sia le politiche di deficit che hanno bloccato gli investimenti pubblici. La crudezza dei numeri impressiona: nel 2012 gli occupati in edilizia, in Piemonte, erano 141 mila, nel 2014 erano 118 mila. Nel 2015 i numeri mostrano 117 mila occupati nel primo trimestre, e 120 mila nel secondo. Tra il 2008 ed il 2013 le imprese edili sono diminuite del 12.8% con una perdita di oltre 7 mila aziende. Nello stesso periodo, gli operai iscritti in casse edile a Biella si è dimezzato: da 1.800 a 900 addetti! Il mercato immobiliare su base regionale mostra un segno meno dello 0,3% nel primo trimestre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014. Qualche speranza potrebbe venire dall’aumento dei mutui erogati per chi compra casa, ma la frenata sui prestiti a chi investe in edilizia residenziale raggela subito il poco ottimismo che poteva esserci.

Nessun segno di ripartenza neppure dal settore dell’edilizia pubblica con appalti in linea, se non in flessione rispetto al precedente anno. Aggiornati al 31 dicembre i dati sugli iscritti alla Cassa Edile non sono confortanti: ad ottobre del 2014 c’erano 221 imprese iscritte con complessivi 940 addetti. Stesso mese del 2015 le imprese sono scese a 204 e gli addetti a 863. Il che dimostra che se la caduta dell’occupazione in picchiata si è forse arrestata non si può di certo parlare di inversione di tendenza.

R.A. 

 

Leggi di più sull’Eco di Biella di giovedì 7 gennaio 2016 

Dopo otto anni di crisi l’edilizia vuole vedere positivo. Da qui a dire che le attese possano concretizzarsi ce ne passa. A infondere ottimismo alla categoria è il presidente nazionale Claudio De Albertis, da fine luglio a capo di Ance, l’associazione nazionale dei costruttori. Negli stessi giorni della sua elezione, a Biella, veniva eletto presidente del Collegio Costruttori Francesco Panuccio. Titolare dell’azienda di famiglia, con sede a Lessona, Panuccio è più prudente del suo omologo nazionale ad ostentare ottimismo. Se la crisi del settore edile è stata pesante in tutta Italia, in Piemonte e nel Biellese in particolare, lo è stata di più. I dati. I dati presentati a novembre sui primi mesi del 2015, seppur non definitivi, hanno mostrato ancora troppe ombre. Per il Biellese i dati sull’andamento delle compravendite sono nel primo semestre del 2015, se paragonati con le altre realtà provinciali, ancora i peggiori: -7% rispetto al 2014. Il report pubblicato da Ance mostra una regione con l’andamento della curva del Pil in linea con quello nazionale anche se di qualche punto inferiore. Il Piemonte ha pagato alla crisi il prezzo di avere un’economia troppo ancorata al manifatturiero e l’edilizia non è stata in grado di giocare il suo tradizionale ruolo anticiclico.

Glielo hanno impedito il venir meno di investimenti sia privati, per l’ostile politica fiscale sul “bene”casa, sia le politiche di deficit che hanno bloccato gli investimenti pubblici. La crudezza dei numeri impressiona: nel 2012 gli occupati in edilizia, in Piemonte, erano 141 mila, nel 2014 erano 118 mila. Nel 2015 i numeri mostrano 117 mila occupati nel primo trimestre, e 120 mila nel secondo. Tra il 2008 ed il 2013 le imprese edili sono diminuite del 12.8% con una perdita di oltre 7 mila aziende. Nello stesso periodo, gli operai iscritti in casse edile a Biella si è dimezzato: da 1.800 a 900 addetti! Il mercato immobiliare su base regionale mostra un segno meno dello 0,3% nel primo trimestre 2015 rispetto allo stesso periodo del 2014. Qualche speranza potrebbe venire dall’aumento dei mutui erogati per chi compra casa, ma la frenata sui prestiti a chi investe in edilizia residenziale raggela subito il poco ottimismo che poteva esserci.

Nessun segno di ripartenza neppure dal settore dell’edilizia pubblica con appalti in linea, se non in flessione rispetto al precedente anno. Aggiornati al 31 dicembre i dati sugli iscritti alla Cassa Edile non sono confortanti: ad ottobre del 2014 c’erano 221 imprese iscritte con complessivi 940 addetti. Stesso mese del 2015 le imprese sono scese a 204 e gli addetti a 863. Il che dimostra che se la caduta dell’occupazione in picchiata si è forse arrestata non si può di certo parlare di inversione di tendenza.

R.A. 

 

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