Economia
LA STORIA

Daniela Leone, il coraggio di sognare

Il latte della “Casa delle capre” per produrre anche creme per viso e mani. Per non rinunciare al progetto e far fronte ai rincari ha dovuto ridurre il numero di animali. 

Daniela Leone, il coraggio di sognare
Economia Elvo, 03 Dicembre 2022 ore 15:00

Il latte della “Casa delle capre” per produrre anche creme per viso e mani. Per non rinunciare al progetto e far fronte ai rincari ha dovuto ridurre il numero di animali.

La storia

Mai rinunciare ai sogni. Da anni Daniela Leone accarezzava l’idea di lanciare sul mercato cosmetici ottenuti con il latte delle sue capre. Lei che una decina di anni fa, con il marito Massimo Sernagiotto, aveva deciso di dare una svolta alla propria vita e di aprire un’azienda agricola nel comune di Sala Biellese, “La casa delle capre”, a quel progetto teneva molto, ma aveva sempre preferito rimandare, «perché gli elevati costi di produzione mi spaventavano un po’». Poi, alcuni mesi fa, l’incontro con una giovane imprenditrice, Daniela Zampieri, dal 2015 titolare di un laboratorio di cosmetica a Occhieppo Inferiore, “Derbilab - Cosmetica Biellese”, e il coraggio, finalmente, di “osare”.

A dire il vero non avrebbe potuto scegliere momento peggiore, con la guerra in Ucraina sul punto di esplodere e i prezzi di luce e gas pronti ad infiammare le bollette. Ma questo Daniela Leone non poteva prevederlo. «Quando la situazione si è manifestata in tutta la sua gravità ormai ero in ballo, come si suol dire, e ho deciso di ballare, di andare avanti. Non senza sacrifici e rinunce», spiega. E oggi può finalmente mettere in commercio una sua linea di prodotti cosmetici.

«L’ho chiamata “D’Amaltea”, come la capra che, nella mitologia, ha svezzato Giove. Per ora si compone di due soli prodotti, una crema per il viso e una per le mani, che utilizzano come ingrediente principale il latte prodotto dalle mie capre. Siamo partiti con un quantitativo minimo, 5 chilogrammi di crema. Poi si vedrà. Non nascondo che, in futuro, mi piacerebbe ampliare la gamma. Ma al momento va bene così», dice.

A spiegare le caratteristiche dei nuovi cosmetici è Daniela Zampieri di Derbilab: «Si tratta di creme ipoallergeniche, adatte a tutti i tipi di pelle e in modo particolare a quelle che hanno bisogno di un maggior nutrimento. La crema viso utilizza latte di capra per il 50%, la crema mani per il 30%. Nella formula - spiega Daniela Zampieri, una laurea in chimica e tecnologia farmaceutiche, con trascorsi in farmacia - ritroviamo inoltre acido ialuronico, per un effetto anti-age, burro di karité ed estratto di echinacea, ideale per pelli secche e arrossate».
Appositamente testati, così come richiede la legge, i due cosmetici sono in commercio da qualche giorno. «Una confezione di crema viso da 50 ml costa 25 euro, una di crema mani da 100 ml costa 10 euro. Se si acquistano entrambe si pagano solo 30 anziché 35 euro. I prodotti sono in vendita nel mio spaccio, in via per Zubiena 26, a Sala Biellese, alla farmacia di Zubiena e su Facebook», spiega Daniela Leone.

I sacrifici e le rinunce, si diceva. Perché anche portare avanti i propri sogni ha un costo. Al giorno d’oggi in special modo. «L’iter burocratico per arrivare al prodotto pronto per la vendita è durato parecchi mesi. Io e Daniela Zampieri è da marzo che ci lavoriamo. E da allora - racconta l’imprenditrice - ne sono cambiate, di cose. In peggio. Il prezzo del fieno è passato dagli 11 euro al quintale ai 38 attuali; il mangime da 32 euro al quintale a 64. Nel bimestre agosto-settembre la mia azienda ha speso 800 euro di corrente elettrica, mentre l’anno scorso, nello stesso periodo, l’esborso era stato di 280 euro.

«Dopo 10 anni, “La casa delle capre”, invece di ingrandirsi, si è dovuta ridimensionare. Non ho voluto rinunciare ai cosmetici (del resto il progetto era ormai in partenza), ma mi sono vista costretta a ridurre il numero di capre. Dall’estate scorsa ne abbiamo soltanto più una ventina, quante bastano per produrre il latte e i formaggi che vendiamo nello spaccio. In pratica, abbiamo rinunciato a lavorare per conto terzi e a fornire il latte al caseificio. Speriamo che questi “tagli” possano bastare».
Lara Bertolazzi

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