Economia

Cuneo Fiscale: un minisconto che delude

Cuneo Fiscale: un minisconto che delude
Economia 17 Ottobre 2013 ore 14:29

La direzione potrebbe anche essere quella giusta, le idee, con qualche correttivo, anche. A mancare sono però due ingredienti principali: il coraggio e le risorse.
Licenziato martedì dal CdM, il Ddl di Stabilità che il Presidente del Consiglio Enrico Letta aveva per settimane annunciato come un provvedimento che avrebbe messo rilevantemente al centro l’alleggerimento della tassazione sul lavoro, raccoglie, su questo capitolo, commenti che esprimono una notevole delusione.

Il taglio. Nonostante Confindustria e sindacati avessero chiesto una cura shock, capace di mettere sul piatto 10 miliardi già nel 2014 per il taglio del cuneo fiscale, il Ddl di martedì vola invece molto più basso. Se la dote complessiva, in un triennio, sarà di 10 miliardi, per il 2014 il taglio sarà invece appena di 2,5 miliardi. Un miliardo e mezzo servirà per ridurre l’Irpef per le fasce medio-basse, quaranta milioni per ridurre l’Irap sulla quota lavoro e un miliardo per ridurre i contributi sociali sulle imprese. Il Governo ha voluto evidenziare come, nel triennio, vi sarà una riduzione delle tasse pari a 5,6 miliardi per le imprese e di 5 miliardi per i lavoratori. A conti fatti, tuttavia, non occorre essere degli esperti per capire subito che l’effetto sulla busta paga dei dipendenti sarà lievissimo. Secondo le prime stime, facendo una media ancorché grossolana, ad ogni dipendente finiranno in tasca 8-10 euro in più al mese: 25-30 euro nel triennio (il Parlamento deciderà se, per il 2014, l’attribuzione della somma verrà in ragione mensile o in soluzione unica con bonus). Anche per le imprese, l’effetto decontribuzione sarà minimo come minimo sarà l’effetto che potranno produrre 40 milioni per l’azione di riduzione della variabile costo del lavoro dalla base imponibile Irap. Ai fondi già stanziati per il tagli del prelievo su lavoro ed imprese potrebbero però, nel triennio, aggiungersi ulteriori fondi derivanti da maggiori entrate che si spera di realizzare in seguito a misure sui capitali illecitamente esportati.

Delusione. Insomma, concentrando l’analisi sul tanto atteso taglio del cuneo fiscale, la manovra del Governo delude. Delude gli artigiani («Attendiamo di vedere che cosa accadrà in Parlamento - dice Massimo Foscale di Confartigianato Biella -. Il nostro pressing continua a vertere sulla riduzione del costo del lavoro mediante revisione dei premi Inail, dei contributi per malattia versati all’Inps e soprattutto con la riduzione dell’Irap») e la Cgil («Risultano in particolare insufficienti le risorse destinate alla restituzione fiscale ai lavoratori - dice Marvi Massaza Gal di Cgil Biella -, mentre per i redditi da pensione poco o nulla è stato detto. Sono gocce nel mare: poca cosa rispetto a ciò di cui avevamo bisogno per ripartire».
Ma è soprattutto sul fronte industriale che la delusione è cocente.
«Gli industriali - dice il presidente Uib, Marilena Bolli - hanno da sempre  chiesto al mondo politico quel senso di responsabilità e quel pragmatismo che caratterizza la loro stessa azione. Solo così è possibile ripartire. Pragmatismo e responsabilità significano capire con onestà la dura realtà economica e sociale in cui ci troviamo. Questa Legge di Stabilità, per come pare configurarsi nel Ddl licenziato dal Governo, seppur imbocca per certi aspetti la direzione giusta, per l’esiguità delle risorse messe in gioco e lo scarso coraggio dimostrato ci allontana invece dalla ripresa che, seppur molto lentamente, pareva delinearsi. Il taglio del cuneo fiscale, per stimolare veramente i consumi interni e dare ossigeno alle imprese sarebbe dovuto avvenire con ben altre modalità e soprattutto con quell’entità maggiore che Confindustria aveva chiesto. Così, invece, dopo i reiterati annunci dell settimane scorse che avevano creato una soglia alta di attesa, l’effetto psicologico della delusione sembra addirittura più cocente».
Anche Fabio Ravanelli, presidente di Ain, l’associazione degli industriali novaresi, non può esimersi dall’essere critico.
«L’impressione “a caldo”, in attesa di poter compiere un’analisi approfondita, non è molto positiva - dice Ravanelli -. Molti provvedimenti vanno nella direzione giusta ma il problema principale è ancora quello della scarsità delle risorse complessivamente disponibili. I lievi segnali di miglioramento che si cominciano a intravvedere, anche a livello territoriale, rischiano però di essere un po’ vanificati dalle misure poco incisive che sono state varate, soprattutto in tema di riduzione del cuneo fiscale. Resta da sperare che il dibattito parlamentare possa contribuire a modificare, in termini quantitativi, le risorse da mettere a disposizione di famiglie e imprese già a partire dal 2014, con la progressività temporale necessaria ad avviare un processo di espansione sempre più solido e duraturo, e che il decreto “Destinazione Italia”, che verrà approvato nei prossimi giorni, contenga nuove e significative misure su energia, fisco e sostegno al credito anche in favore della piccola impresa. Positivi sono invece l’innalzamento del beneficio fiscale in favore della capitalizzazione delle imprese, la proroga dei bonus edilizi e il rifinanziamento del fondo di garanzia per le Pmi».
Giovanni Orso

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