Economia

Crisi: le aziende familiari sono più forti

Crisi: le aziende familiari sono più forti
Economia 17 Maggio 2015 ore 14:06

Vivaci, orgogliose, con una chiara visione strategica e una ben definita “catena di comando”: sono le imprese familiari del made in Piemonte che, tra il 2008 ed il 2013, hanno investito 130 miliardi di euro contro i 50 investiti dalle aziende non familiari, hanno aumentato il fatturato del 18,8% (contro l’8,7% delle non familiari) e incrementato il numero dei propri dipendenti del 14,37% (contro il +1,16% delle non familiari). A scattare questa fotografia è il rapporto realizzato per Unioncamere Piemonte dagli studiosi del Dipartimento di Management dell’Università di Torino e del Cambridge Insititute for Family Enterprise dell’Harvard Business School. I dati sono stati presentati, ieri  a Torino, da Bernardo Bertoldi (Università di Torino) nell’ambito del convegno “Le famiglie imprenditoriali piemontesi e le loro aziende” che ha visto gli interventi anche di Federico Sella (Ad e direttore generale Banca Patrimoni Sella & C.) e Alberto Balocco (presidente e Ad dio Balocco Spa) i quali hanno illustrato le rispettive case history aziendali.

Vivaci, orgogliose, con una chiara visione strategica e una ben definita “catena di comando”: sono le imprese familiari del made in Piemonte che, tra il 2008 ed il 2013, hanno investito 130 miliardi di euro contro i 50 investiti dalle aziende non familiari, hanno aumentato il fatturato del 18,8% (contro l’8,7% delle non familiari) e incrementato il numero dei propri dipendenti del 14,37% (contro il +1,16% delle non familiari). A scattare questa fotografia è il rapporto realizzato per Unioncamere Piemonte dagli studiosi del Dipartimento di Management dell’Università di Torino e del Cambridge Insititute for Family Enterprise dell’Harvard Business School. I dati sono stati presentati, ieri  a Torino, da Bernardo Bertoldi (Università di Torino) nell’ambito del convegno “Le famiglie imprenditoriali piemontesi e le loro aziende” che ha visto gli interventi anche di Federico Sella (Ad e direttore generale Banca Patrimoni Sella & C.) e Alberto Balocco (presidente e Ad dio Balocco Spa) i quali hanno illustrato le rispettive case history aziendali.

I dati. Lo studio ha analizzato i risultati conseguiti, dal 2008 al 2013, delle circa 700 aziende piemontesi sopra i 25 milioni di euro di fatturato, il cui 52% è costituito da imprese familiari  con sede prevalentemente nelle province di Torino (48%). A Biella e Novara hanno sede rispettivamente il 7% ed il 10% delle imprese monitorate dal report. Per le aziende familiari del made in Piemonte, il ritorno per gli azionisti, nel 2013, è stato del 5,43% (3,75% per le non familiari): un risultato che rappresenta una flessione rispetto all’8,43% del 2008, ma certo più contenuta rispetto al 6,31% delle non familiari nel 2008 arrivato oggi al 3,75%. Anche gli altri indici di redditività, Roi (6,79%) e Ros (3,31%), nel 2013 si sono rivelati maggiori di quelli realizzati dalle imprese a conduzione non familiare (rispettivamente 6,28% e 2,85%). Infine, la Pnf/Ebitda è passata dal 2,41 del 2008 al 2,33 del 2013 per le imprese familiari, mentre per quelle non familiari è passata da 1,77 a 1,70.   Biella.  Focalizzando l’attenzione sulla realtà biellese, le imprese manifatturiere a conduzione familiare sono qui il 57,4% del totale manifattura, mentre sono il 50,6% nel settore commercio. Come sottolinea la ricerca, proprio nelle province di Biella, Cuneo e Novara sono presenti in maggior numero le aziende familiari: nel resto delle province piemontesi, sono invece prevalenti le aziende ad azionariato diffuso. Semmai, ad emergere è il dato generazionale: se, infatti, nel 30% dei casi delle aziende manifatturiere  familiari piemontesi è la prima generazione ad esserne alla guida, Biella registra invece una preponderante presenza di imprese familiari già alla seconda generazione (62,9%). Queste imprese biellesi, peraltro, spiccano a livello piemontese per un aspetto particolare che ridimensiona il mito di una certa chiusura: se, infatti, il 77% delle aziende familiari piemontesi non predispone personale dedicato stabilmente all’innovazione, le biellesi invece, con il 32% di personale stabilmente destinato a tale fine, aprono la graduatoria regionale delle imprese più orientate alla ricerca, facendo meglio di quelle delle vicine Novara (20%) e Vercelli (6%). Questa attenzione all’innovazione è peraltro importante davanti alle sfide che la ricerca evidenzia come essenziali per le manifatture familiari piemontesi: la definizione di un piano di crescita per i prossimi 5-7 anni (segnalata dal 44,3% delle aziende rispondenti), l’accesso al capitale per la crescita (segnalata dal 35,9% delle aziende) e la pianificazione del passaggio generazionale (considerata tra le sfide principali dal 28,8% delle aziende rispondenti.

Commercio. Spostando l’attenzione sulle imprese familiari biellesi operative nel settore commercio, il 51,6% è guidato dalla prima generazione. Novara (9,7%) e Vercelli (6,5%), sotto questo profilo, si segnalano come le province piemontesi dove è più alta la percentuale di aziende commerciali a conduzione familiare giunte alla quarta generazione. «Il sistema delle imprese familiari - ha commentato il presidente di Unioncamere Piemonte, Ferruccio Dardanello - è elemento portante del sistema imprenditoriale piemontese. Dalla ricerca presentata oggi emerge come queste aziende abbiano saputo affrontare la crisi meglio di altre, facendo leva su una forte cultura imprenditoriale e sulla voglia di continuare a investire e scommettere sul futuro, rivelandosi quanto mai preziose per la strategia di sviluppo del nostro territorio».

Giovanni Orso
orso@primabiella.it

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