Cresce di oltre il 10% il tasso di internazionalizzazione del Piemonte

Cresce di oltre il 10% il tasso di internazionalizzazione del Piemonte
Economia 29 Novembre 2016 ore 11:55

Un Piemonte sempre più internazionalizzato, sia rispetto al passato sia rispetto all’Italia e alle regioni competitors: è quello che esce dallo studio di Unioncamere Piemonte che ha sintetizzato in un unico indice di internazionalizzazione i numerosi tasselli che concorrono a misurare il livello di internazionalizzazione della regione. Dal punto di vista dell’evoluzione temporale, infatti, il 2015 ha registrato un nuovo e importante sviluppo del valore dell’indice complessivo, cresciuto di oltre il 10% rispetto all’anno precedente, confermando un trend già registrato nel 2014. E questo a partire dall’indice di internazionalizzazione economica ossia dal parametro che riassume le informazioni relative alla propensione al commercio internazionale, alla capacità di attrarre investimenti diretti esteri e alla presenza straniera tra gli imprenditori e gli occupati: questo indice, in Piemonte durante il 2015, è infatti cresciuto del 15% rispetto al 2014, mentre la cosiddetta “componente sociale” (quel parametro che sintetizza gli aspetti legati alla popolazione straniera, al turismo e alla formazione internazionale) ha registrato un debole incremento pario al + 1%. A qualificare questo maggior grado di internazionalizzazione del Piemonte, come spiegano le note di Unioncamere, c’è soprattutto un fenomeno: quello dell’accresciuta capacità del territorio piemontese di attrarre investimenti diretti esteri. Si tratta di una importante componente dell’indice complessivo che si è, infatti, incrementata del 18% su base tendenziale. Anche la propensione al commercio internazionale di merci e servizi, e la presenza degli stranieri tra gli imprenditori e gli occupati hanno registrato performance positive rispetto all’anno precedente, con crescite dei rispettivi indici pari al 5% e al 2%. Spostando l’attenzione sulla sfera dell’internazionalizzazione sociale, la spinta più sostenuta è giunta dal turismo internazionale: il relativo indice, che misura l’incidenza della componente straniera sulle presenze turistiche complessive, ha registrato, infatti, uno sviluppo dell’11% rispetto allo scorso anno. Stabile, la componente dell’indice che misura la presenza degli stranieri tra i residenti in Piemonte, mentre l’indice che misura la quota degli stranieri tra gli iscritti presso gli Atenei piemontesi ha segnato un lieve arretramento (-1%) rispetto all’anno precedente. Insomma, nel 2015 il Piemonte continua ad apparire più internazionalizzato della media italiana: infatti, posto pari a 100 il livello d’internazionalizzazione complessivo dell’Italia, quello piemontese è risultato superiore di quasi 38 punti.

Il confronto con il territorio nazionale premia il Piemonte sia sotto il profilo economico che sotto l’aspetto sociale: con riferimento alla prima componente dell’indice, la regione appare più internazionalizzata della media italiana di circa 44 punti, mentre il livello di internazionalizzazione sociale del territorio piemontese supera di circa 34 punti la media italiana. A livello di singoli indici elementari, è – come accennato - l’attrattività esercitata dal Piemonte sugli investimenti diretti esteri a giocare un ruolo di fondamentale importanza nel confronto con l’Italia: l’indice piemontese (208,7) appare, infatti, più che doppio rispetto a quello medio nazionale. Restando nell’ambito della sfera economica, il Piemonte manifesta, inoltre, una più elevata propensione al commercio internazionale di merci e servizi (124,0), mentre risulta lievemente penalizzato sul fonte del lavoro straniero (98,6). Spostando l’attenzione sui singoli tasselli che concorrono a definire l’internazionalizzazione sociale, il Piemonte si distingue soprattutto sul fronte della formazione internazionale (197,7), mentre appare ancora penalizzato su quello del turismo internazionale (89,4). Positivo il commento del presidente di Unioncamere Piemonte, Ferruccio Dardanello. L’indice di internazionalizzazione del Piemonte – dice, infatti, Dardanello - ci restituisce la fotografia di un territorio sempre più aperto all’estero, anno dopo anno, capace di attrarre in misura significativa investimenti stranieri e di richiamare, grazie alle sue straordinarie risorse paesaggistiche, culturali ed enogastronomiche, turisti da tutto il mondo. È proprio su questi elementi che devono puntare le politiche economiche messe in campo dagli attori regionali e dal Sistema camerale, potenziando l’attività di attrazione di capitali e investimenti dall’estero attraverso il Ceipiemonte e sostenendo le eccellenze produttive del territorio, che rappresentano il substrato del mercato del turismo nella nostra regione”. 

Giovanni Orso

Un Piemonte sempre più internazionalizzato, sia rispetto al passato sia rispetto all’Italia e alle regioni competitors: è quello che esce dallo studio di Unioncamere Piemonte che ha sintetizzato in un unico indice di internazionalizzazione i numerosi tasselli che concorrono a misurare il livello di internazionalizzazione della regione. Dal punto di vista dell’evoluzione temporale, infatti, il 2015 ha registrato un nuovo e importante sviluppo del valore dell’indice complessivo, cresciuto di oltre il 10% rispetto all’anno precedente, confermando un trend già registrato nel 2014. E questo a partire dall’indice di internazionalizzazione economica ossia dal parametro che riassume le informazioni relative alla propensione al commercio internazionale, alla capacità di attrarre investimenti diretti esteri e alla presenza straniera tra gli imprenditori e gli occupati: questo indice, in Piemonte durante il 2015, è infatti cresciuto del 15% rispetto al 2014, mentre la cosiddetta “componente sociale” (quel parametro che sintetizza gli aspetti legati alla popolazione straniera, al turismo e alla formazione internazionale) ha registrato un debole incremento pario al + 1%. A qualificare questo maggior grado di internazionalizzazione del Piemonte, come spiegano le note di Unioncamere, c’è soprattutto un fenomeno: quello dell’accresciuta capacità del territorio piemontese di attrarre investimenti diretti esteri. Si tratta di una importante componente dell’indice complessivo che si è, infatti, incrementata del 18% su base tendenziale. Anche la propensione al commercio internazionale di merci e servizi, e la presenza degli stranieri tra gli imprenditori e gli occupati hanno registrato performance positive rispetto all’anno precedente, con crescite dei rispettivi indici pari al 5% e al 2%. Spostando l’attenzione sulla sfera dell’internazionalizzazione sociale, la spinta più sostenuta è giunta dal turismo internazionale: il relativo indice, che misura l’incidenza della componente straniera sulle presenze turistiche complessive, ha registrato, infatti, uno sviluppo dell’11% rispetto allo scorso anno. Stabile, la componente dell’indice che misura la presenza degli stranieri tra i residenti in Piemonte, mentre l’indice che misura la quota degli stranieri tra gli iscritti presso gli Atenei piemontesi ha segnato un lieve arretramento (-1%) rispetto all’anno precedente. Insomma, nel 2015 il Piemonte continua ad apparire più internazionalizzato della media italiana: infatti, posto pari a 100 il livello d’internazionalizzazione complessivo dell’Italia, quello piemontese è risultato superiore di quasi 38 punti.

Il confronto con il territorio nazionale premia il Piemonte sia sotto il profilo economico che sotto l’aspetto sociale: con riferimento alla prima componente dell’indice, la regione appare più internazionalizzata della media italiana di circa 44 punti, mentre il livello di internazionalizzazione sociale del territorio piemontese supera di circa 34 punti la media italiana. A livello di singoli indici elementari, è – come accennato - l’attrattività esercitata dal Piemonte sugli investimenti diretti esteri a giocare un ruolo di fondamentale importanza nel confronto con l’Italia: l’indice piemontese (208,7) appare, infatti, più che doppio rispetto a quello medio nazionale. Restando nell’ambito della sfera economica, il Piemonte manifesta, inoltre, una più elevata propensione al commercio internazionale di merci e servizi (124,0), mentre risulta lievemente penalizzato sul fonte del lavoro straniero (98,6). Spostando l’attenzione sui singoli tasselli che concorrono a definire l’internazionalizzazione sociale, il Piemonte si distingue soprattutto sul fronte della formazione internazionale (197,7), mentre appare ancora penalizzato su quello del turismo internazionale (89,4). Positivo il commento del presidente di Unioncamere Piemonte, Ferruccio Dardanello. L’indice di internazionalizzazione del Piemonte – dice, infatti, Dardanello - ci restituisce la fotografia di un territorio sempre più aperto all’estero, anno dopo anno, capace di attrarre in misura significativa investimenti stranieri e di richiamare, grazie alle sue straordinarie risorse paesaggistiche, culturali ed enogastronomiche, turisti da tutto il mondo. È proprio su questi elementi che devono puntare le politiche economiche messe in campo dagli attori regionali e dal Sistema camerale, potenziando l’attività di attrazione di capitali e investimenti dall’estero attraverso il Ceipiemonte e sostenendo le eccellenze produttive del territorio, che rappresentano il substrato del mercato del turismo nella nostra regione”. 

Giovanni Orso