Cig in deroga: avviato i tavolo sui criteri

Cig in deroga: avviato i tavolo sui criteri
10 Gennaio 2014 ore 16:37

I nuovi criteri di accesso a cassa e mobilità in deroga e il ridisegno del sostegno al reddito per chi ha perso il lavoro ed è in difficoltà. Sono questi i principali argomenti che hanno cominciato ad essere discussi oggi al tavolo con le parti sociali convocato dal ministro del Welfare Enrico Giovannini.

 Una sorta di “cantiere” che ha come fine la revisione del sistema degli ammortizzatori sociali in un’ottica che trova tuttavia già le prime consistenti perplessità di sindacati e Regioni, soprattutto in riferimento ai nuovi e più restrittivi criteri di concessione di cassa e mobilità in deroga quali appaiono dal decreto che il Governo ha inviato al Parlamento: resterebbero, infatti, escluse dalla possibilità di accesso a cassa e mobilità in deroga gli apprendisti ed i somministrati e alcune categorie di imprese (restano scoperti gli studi professionali e, soprattutto, vengono enfatizzate le differenze tra i dipendenti delle aziende medio grandi e quelli delle piccole). 

Fondi. Sul banco della contestazione, c’è poi anche la questione dei fondi disponibili. Per il 2013, il Governo ha stanziato per i sussidi in deroga circa 2,5 miliardi. Non ha invece visto la luce lo stanziamento di 330 milioni annunciato per chiudere l’anno. La conseguenza è che la dote complessiva per affrontare  gli ammortizzatori in deroga nel 2014 è di soli 1,7 miliardi: una dote ritenuta sin da subito insufficiente dal sindacato.
 
Sistema. «Di fronte ad una crisi occupazionale che coinvolge milioni di persone, è assurdo pensare di poter ridurre i criteri di accesso agli ammortizzatori in deroga – commenta il segretario di Cgil Biella, Marvi Massazza Gal -. Non so quale potrà essere l’evoluzione dell’incontro e premetto che, in linea generale, è giusto e doveroso rivedere il sistema degli ammortizzatori sociali. Tuttavia, il punto di partenza non può essere quello di togliere sicurezze e garanzie al lavoratore, ma piuttosto dovrebbe essere quello di esplorare i modi e le forme di una maggior estensione delle tutele. Oggi, la parte dominante degli ammortizzatori sociali è ancora troppo di tipo passivo: occorre invece passare all’adozione di strumenti  di tipo attivo, in grado cioè di riqualificare e riformare chi perde il lavoro nel contemporaneo sostegno al reddito. Nel Biellese, per esempio, il 70% dei disoccupati è titolare di semplice licenza media. Proprio questo semplice dato postula un modo nuovo di affrontare il problema della riforma degli ammortizzatori, declinandolo con la costruzione di nuove occasioni di lavoro».

Job Act. Un obiettivo che Marvi Massazza Gal non vede, almeno per quanto sin qui trapelato, nemmeno nel cosiddetto Job Act, la proposta di riforma del mondo del lavoro portata avanti dal neosegretario Pd, Matteo Renzi. Proprio su questo tema, invece, interviene  l’assessore regionale al Lavoro, Claudia Porchietto.
«Per la terza volta in pochi anni – commenta l’assessore – si vuole mettere mano alle regole sul lavoro senza intervenire in modo definitivo sulle cinque variabili che veramente incidono negativamente sulla conservazione e sulla creazione di occupazione nel nostro Paese: fisco, corruzione, burocrazia, istruzione/formazione e tempi della giustizia civile. Non affrontando i nodi di queste cinque voci Renzi farà solo altre chiacchiere. Invito il segretario del Pd ad incontrare e ascoltare le Regioni, tutte le Regioni, prima di calare dall’alto regole che finiranno per danneggiare nuovamente i lavoratori come, peraltro, è già avvenuto con la Riforma Fornero che scontiamo oggi nei suoi effetti nefasti».

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