Caf: i biellesi preferiscono Cisl e Cgil

Caf: i biellesi preferiscono Cisl e Cgil
31 Marzo 2015 ore 13:48

Secondo i dati diffusi in questi giorni dalla Direzione Generale dell’Agenzia dell’Entrate, i Caf Cisl risultano, con 209.440 dichiarazioni 730, i primi centri di assistenza fiscale in Piemonte, con una percentuale del 14,5%.

Guardando al dato biellese, in particolare, il Caf Cisl conferma il suo primato, con 10.985 dichiarazioni sbrigate nel 2014, tallonato dal Caf Cgil con le sue 10.586 dichiarazioni. Un confronto con l’anno precedente, mette in luce come esse siano calate del 3,3% in confronto al 2013, quando le dichiarazioni compiliate dal Caf Cisl di Biella erano state 11.358.Nel 2009, esse erano state 11.740. I Caf Cisl si confermano primi anche ad Alessandria con 28.746 dichiarazioni, Novara con 26.850 e Asti con 11.341, ma soprattutto conquistano il primato nell’area metropolitana di Torino. Restano secondi a Cuneo con 26.592 pratiche (dopo Caf Coldiretti), a Verbania con 10.226 pratiche, dopo i Caf Cgil, e terzi a Vercelli con 7.448, dopo Acli e Cgil. «È un ottimo risultato – commenta Luca Caretti, segretario generale Cisl Piemonte Orientale (che raggruppa le province di Novara, Biella, Verbania e Vercelli) -. Non è stato affatto semplice unificare e mettere a sistema le diverse procedure adottate nelle diverse realtà del Quadrante. È stato un lavoro complesso, ma che ha dato i suoi frutti».

Rivoluzione. Intanto, la rivoluzione del 730 precomplilato, lungi dal rendere i cittadini italiani più simili agli svizzeri o ai francesi, potrebbe risolversi nella beffa di costare di più per il contribuente. Lo sostiene Cgia Mestre.

Interventi. La maggioranza dei contribuenti, infatti, per dedurre o detrarre spese mediche o altro dovrà ricorrere alla  modifica del modello precompilato e la questione potrebbe interessare oltre 14 milioni e 300mila modelli (il 71,5% dei quasi 20 milioni di modelli precompilati). È vero che è prevista la integrazione on line della dichiarazione precompilata, ma per Cgia Mestre, almeno i due terzi dei contribuenti (circa 10 milioni) saranno costretti a ricorrere ad un intermediario fiscale: difficile che un pensionato, quasi sempre persona con poca dimestichezza con il computer, scelga l’opportunità della diretta modifica on line. Nella stragrande maggioranza dei casi, infatti, ricorrerà ad un Caf (o ad un commercialista). Ma i Caf, duramente provati dai tagli, sono chiaramente in difficoltà e, in media, giustamente costretti a aumentare il costo dei propri servizi a seconda della complessità degli interventi. Così, chi dovrà modificare il proprio modello precompilato (cioè la maggioranza dei contribuenti) alla fine pagherà quest’anno un po’ di più per la propria denuncia dei redditi: bel risultato per una riforma che doveva far risparmiare tempo e denaro ai contribuenti. 
Giovanni Orso

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