Biellese: nel 2016, ammortizzatori sociali finiti per circa 2 mila lavoratori

Biellese: nel 2016, ammortizzatori sociali finiti per circa 2 mila lavoratori
Economia 12 Gennaio 2017 ore 11:55

Sono quasi 2 mila, nel Biellese, i lavoratori per i quali, nel corso del 2016, sono finite del tutto le forme di sostegno al reddito. L’allarme arriva da Cgil Biella che sottolinea la gravità del dato alla luce della mancata ricollocazione di questi lavoratori e della carenza di prospettive di impiego a breve in forme stabili: quasi 2 mila disoccupati che si trovano a fronteggiare uno scenario che, da molti anni, sindacati e imprese avevano pronosticato in assenza di politiche proattive del lavoro che mettessero al centro il rilancio della domanda interna.  «Una situazione emergenziale cui cerchiamo di dare una risposta emergenziale, sperando però in una soluzione strutturale - spiega Gloria Missaggia (Filctem Cgil Biella) -.  Circa 2 mila lavoratori senza più sostegno alcuno al reddito sono un problema enorme per il territorio: molti non hanno nemmeno reti socio-familiari di riferimento. Allora, come Cgil, Cisl e Uil, unitariamente, dopo una trattativa con parti datoriali e Regione, abbiamo sottoscritto un accordo per poter finanziare ulteriori interventi ricorrendo al 50% delle risorse assegnate e non spese. Abbiamo posto con forza la necessità che le risorse venissero indirizzate a dare risposta alle persone disoccupate che, nel corso del 2016, abbiano visto terminare un trattamento di disoccupazione ed alle quali riconoscere ancora alcune mensilità di indennità di mobilità». Il risultato dell’accordo, pertanto, è quello dell’erogazione di un’indennità di mobilità per un ulteriore periodo massimo di altri 4 mesi riconosciuta a tutti i lavoratori che, al momento di presentazione della domanda, siano in stato di disoccupazione, indipendentemente dall’età anagrafica, avendo maturato nell’ultimo rapporto di lavoro un’anzianità di almeno 12 mesi ed abbiano esaurito, nel corso del 2016, un precedente trattamento di disoccupazione. «La cifra disponibile - dice ancora Gloria Missaggia - non è stata ancora quantificata. In caso di insufficienza delle risorse disponibili, sarà data priorità a coloro che hanno terminato da più tempo l’ammortizzatore ordinario precedente». Per fruire di questa boccata di ossigeno, però, i tempi sono molto stretti: il termine è di 60 giorni a partire dal 5 dicembre per coloro che abbiano terminato il precedente trattamento ordinario tra il 31 dicembre 2015 ed il 5 dicembre 2016. Per coloro che hanno terminato la prestazione ordinaria tra il 6 dicembre 2016 ed il 30 dicembre 2016, la scadenza dei 60 giorni decorre dalla data di conclusione della precedente prestazione. «Invitiamo tutti coloro che si riconoscano nei requisiti e intendano fruire di questi 4 mesi di mobilità ulteriore a presentare velocemente domanda nelle sedi dei patronati Cgil, Cisl o Uil - conclude Gloria Missaggia -, portando con sè il modulo Inps Sr 163 già compilato dalla banca presso cui si chiede di essere pagati. L’auspicio è, comunque, che si riveda il sistema degli ammortizzatori sociali: il debutto della Naspi, infatti, dal 2017 potrebbe in prospettiva aggravare sempre di più situazioni come questa». Intanto, dati Istat alla mano, a novembre 2016 il tasso di disoccupazione giovanile è salito al 39,4%, con un aumento del + 1,8% rispetto a ottobre: il livello più alto a partire da ottobre 2015. Non solo: anche per le altre fasce di età, il tasso dei senza lavoro è passato dall’11,7 all’11,9% su base mensile, crescendo dello 0,5% su novembre 2015. «Sono dati che parlano chiaro, come chiaro e preoccupante è il dato fornito da Cgil Biella - commenta il vicepresidente Uib per l’area Relazioni Industriali, Nicolò Zumaglini -. Qui, c’è ben di più dell’effetto Jobs Act o della riforma Fornero in campo: proprio questi dati sono la dimostrazione che occorrono non solo agevolazioni fiscali e contributive, ma soprattutto politiche nuove di rilancio  della domanda e dei consumi affinché le imprese ricomincino ad assumere in modo consistente».

Giovanni Orso 

Sono quasi 2 mila, nel Biellese, i lavoratori per i quali, nel corso del 2016, sono finite del tutto le forme di sostegno al reddito. L’allarme arriva da Cgil Biella che sottolinea la gravità del dato alla luce della mancata ricollocazione di questi lavoratori e della carenza di prospettive di impiego a breve in forme stabili: quasi 2 mila disoccupati che si trovano a fronteggiare uno scenario che, da molti anni, sindacati e imprese avevano pronosticato in assenza di politiche proattive del lavoro che mettessero al centro il rilancio della domanda interna.  «Una situazione emergenziale cui cerchiamo di dare una risposta emergenziale, sperando però in una soluzione strutturale - spiega Gloria Missaggia (Filctem Cgil Biella) -.  Circa 2 mila lavoratori senza più sostegno alcuno al reddito sono un problema enorme per il territorio: molti non hanno nemmeno reti socio-familiari di riferimento. Allora, come Cgil, Cisl e Uil, unitariamente, dopo una trattativa con parti datoriali e Regione, abbiamo sottoscritto un accordo per poter finanziare ulteriori interventi ricorrendo al 50% delle risorse assegnate e non spese. Abbiamo posto con forza la necessità che le risorse venissero indirizzate a dare risposta alle persone disoccupate che, nel corso del 2016, abbiano visto terminare un trattamento di disoccupazione ed alle quali riconoscere ancora alcune mensilità di indennità di mobilità». Il risultato dell’accordo, pertanto, è quello dell’erogazione di un’indennità di mobilità per un ulteriore periodo massimo di altri 4 mesi riconosciuta a tutti i lavoratori che, al momento di presentazione della domanda, siano in stato di disoccupazione, indipendentemente dall’età anagrafica, avendo maturato nell’ultimo rapporto di lavoro un’anzianità di almeno 12 mesi ed abbiano esaurito, nel corso del 2016, un precedente trattamento di disoccupazione. «La cifra disponibile - dice ancora Gloria Missaggia - non è stata ancora quantificata. In caso di insufficienza delle risorse disponibili, sarà data priorità a coloro che hanno terminato da più tempo l’ammortizzatore ordinario precedente». Per fruire di questa boccata di ossigeno, però, i tempi sono molto stretti: il termine è di 60 giorni a partire dal 5 dicembre per coloro che abbiano terminato il precedente trattamento ordinario tra il 31 dicembre 2015 ed il 5 dicembre 2016. Per coloro che hanno terminato la prestazione ordinaria tra il 6 dicembre 2016 ed il 30 dicembre 2016, la scadenza dei 60 giorni decorre dalla data di conclusione della precedente prestazione. «Invitiamo tutti coloro che si riconoscano nei requisiti e intendano fruire di questi 4 mesi di mobilità ulteriore a presentare velocemente domanda nelle sedi dei patronati Cgil, Cisl o Uil - conclude Gloria Missaggia -, portando con sè il modulo Inps Sr 163 già compilato dalla banca presso cui si chiede di essere pagati. L’auspicio è, comunque, che si riveda il sistema degli ammortizzatori sociali: il debutto della Naspi, infatti, dal 2017 potrebbe in prospettiva aggravare sempre di più situazioni come questa». Intanto, dati Istat alla mano, a novembre 2016 il tasso di disoccupazione giovanile è salito al 39,4%, con un aumento del + 1,8% rispetto a ottobre: il livello più alto a partire da ottobre 2015. Non solo: anche per le altre fasce di età, il tasso dei senza lavoro è passato dall’11,7 all’11,9% su base mensile, crescendo dello 0,5% su novembre 2015. «Sono dati che parlano chiaro, come chiaro e preoccupante è il dato fornito da Cgil Biella - commenta il vicepresidente Uib per l’area Relazioni Industriali, Nicolò Zumaglini -. Qui, c’è ben di più dell’effetto Jobs Act o della riforma Fornero in campo: proprio questi dati sono la dimostrazione che occorrono non solo agevolazioni fiscali e contributive, ma soprattutto politiche nuove di rilancio  della domanda e dei consumi affinché le imprese ricomincino ad assumere in modo consistente».

Giovanni Orso