Biella nella top ten delle province per export verso la Turchia

Biella nella top ten delle province per export verso la Turchia
Economia 08 Novembre 2016 ore 11:14

È il Piemonte la regione italiana con la maggior esposizione in termini di export sul mercato turco. Non solo, ma la provincia laniera rientra nella top ten delle province italiane le cui produzioni risultano maggiormente importate dalla Turchia. A calcolarlo è stato l’Ufficio Studi di Confartigianato che ha elaborato i dati Istat sui flussi nel periodo compreso tra il secondo trimestre 2015 e il primo trimestre 2016, stilando poi una graduatoria.  A marzo 2016, secondo Confartigianato, le esportazioni manifatturiere italiane  cumulate negli ultimi dodici mesi verso la Turchia sono state pari a 9.629,7 milioni di euro, incidendo per lo 0,66% del valore aggiunto italiano. L’analisi per territorio mostra poi che la regione con la maggiore esposizione sul mercato turco (valutata come incidenza percentuale delle esportazioni manifatturiere sul valore aggiunto del territorio) è stata il Piemonte, con  l’1,48%. Biella, con una quota di incidenza percentuale delle esportazioni manifatturiere sul valore aggiunto del territorio pari a 1,71%, è la provincia piemontese, dopo Torino (1,99%), a mostrare il valore maggiore. Essa rientra così, al settimo posto, nella top ten delle province italiane con maggiore esposizione sul mercato turco. In Piemonte, solo Vercelli (1,35%) entra, chiudendo la top ten, con Torino (al terzo posto) e Biella nella graduatoria delle prime dieci province  accanto a Siracusa (11,96%), Arezzo (2,28%), Belluno (1,83%), Mantova (1,78%), Taranto (1,76%), Terni (1,71%) e Vicenza (1,44%). Secondo le statistiche della Commissione europea, la Turchia presenta nel 2016 un Pil valutato a prezzi correnti di 632,6 miliardi di euro, con una popolazione di 79 milioni di persone. Non solo, ma le più recenti previsioni del Fondo Monetario Internazionale (2016) per quest’anno indicano un tasso di crescita del Pil reale del 3,3% con un rallentamento rispetto al 4% del 2015, fenomeno che proseguirà anche per il 2017 con il tasso di crescita che si fermerà al +3%. In generale, come sottolinea lo studio di Confartigianato,  la fase di rallentamento del commercio internazionale sta penalizzando la presenza del made in Italy sui mercati extra Ue che, nei primi 8 mesi dell’anno, segnano un calo delle vendite delle imprese italiane del 3,3% a fronte della crescita dell’export nei Paesi Ue (+2,5%); tra i maggiori mercati extra Ue si registra una flessione dei mercati di Svizzera (-2,5%), India (-3,8%), Turchia (-4,2%), e Belgio (-5,5%). L’Italia è il secondo Paese nell’Unione europea per il totale export verso la Turchia di prodotti dei settori a maggiore concentrazione di micro e piccole imprese, pari a 1.491 milioni di euro. Nei primi dieci mesi del 2016, le importazioni dalla Turchia verso l’Italia sono concentrate nei settori dei “Mezzi di trasporto” con il 36,7%, seguito dai “Prodotti tessili, abbigliamento e pelli”, con 18,9%, “Metalli di base e prodotti in metallo”, con il 9,1%, “Articoli in gomme e plastica”, con il 6%, e “Prodotti agricoli, animali e della caccia”, con 5,7%.


Giovanni Orso

È il Piemonte la regione italiana con la maggior esposizione in termini di export sul mercato turco. Non solo, ma la provincia laniera rientra nella top ten delle province italiane le cui produzioni risultano maggiormente importate dalla Turchia. A calcolarlo è stato l’Ufficio Studi di Confartigianato che ha elaborato i dati Istat sui flussi nel periodo compreso tra il secondo trimestre 2015 e il primo trimestre 2016, stilando poi una graduatoria.  A marzo 2016, secondo Confartigianato, le esportazioni manifatturiere italiane  cumulate negli ultimi dodici mesi verso la Turchia sono state pari a 9.629,7 milioni di euro, incidendo per lo 0,66% del valore aggiunto italiano. L’analisi per territorio mostra poi che la regione con la maggiore esposizione sul mercato turco (valutata come incidenza percentuale delle esportazioni manifatturiere sul valore aggiunto del territorio) è stata il Piemonte, con  l’1,48%. Biella, con una quota di incidenza percentuale delle esportazioni manifatturiere sul valore aggiunto del territorio pari a 1,71%, è la provincia piemontese, dopo Torino (1,99%), a mostrare il valore maggiore. Essa rientra così, al settimo posto, nella top ten delle province italiane con maggiore esposizione sul mercato turco. In Piemonte, solo Vercelli (1,35%) entra, chiudendo la top ten, con Torino (al terzo posto) e Biella nella graduatoria delle prime dieci province  accanto a Siracusa (11,96%), Arezzo (2,28%), Belluno (1,83%), Mantova (1,78%), Taranto (1,76%), Terni (1,71%) e Vicenza (1,44%). Secondo le statistiche della Commissione europea, la Turchia presenta nel 2016 un Pil valutato a prezzi correnti di 632,6 miliardi di euro, con una popolazione di 79 milioni di persone. Non solo, ma le più recenti previsioni del Fondo Monetario Internazionale (2016) per quest’anno indicano un tasso di crescita del Pil reale del 3,3% con un rallentamento rispetto al 4% del 2015, fenomeno che proseguirà anche per il 2017 con il tasso di crescita che si fermerà al +3%. In generale, come sottolinea lo studio di Confartigianato,  la fase di rallentamento del commercio internazionale sta penalizzando la presenza del made in Italy sui mercati extra Ue che, nei primi 8 mesi dell’anno, segnano un calo delle vendite delle imprese italiane del 3,3% a fronte della crescita dell’export nei Paesi Ue (+2,5%); tra i maggiori mercati extra Ue si registra una flessione dei mercati di Svizzera (-2,5%), India (-3,8%), Turchia (-4,2%), e Belgio (-5,5%). L’Italia è il secondo Paese nell’Unione europea per il totale export verso la Turchia di prodotti dei settori a maggiore concentrazione di micro e piccole imprese, pari a 1.491 milioni di euro. Nei primi dieci mesi del 2016, le importazioni dalla Turchia verso l’Italia sono concentrate nei settori dei “Mezzi di trasporto” con il 36,7%, seguito dai “Prodotti tessili, abbigliamento e pelli”, con 18,9%, “Metalli di base e prodotti in metallo”, con il 9,1%, “Articoli in gomme e plastica”, con il 6%, e “Prodotti agricoli, animali e della caccia”, con 5,7%.


Giovanni Orso