Biella 2016, più vecchia, ma l’export corre

Biella 2016, più vecchia, ma l’export corre
21 Luglio 2017 ore 18:34

È una Biella più vecchia e con meno imprese, ma che, tuttavia, ha ricominciato a correre, migliorando le proprie performance soprattutto in termini di export e di tasso di disoccupazione. È la fotografia scattata dal servizio Ricerca Economica della Camera di Commercio di Biella e Vercelli e compendiata nella tradizionale pubblicazione rappresentata da “Economia biellese”, presentata ieri mattina nella sede dell’ente camerale (sopra, in foto). Ebbene, l’economia biellese del 2016, nonostante le ancora perduranti difficoltà di contesto globale e le oscillazioni settoriali, sembra essere tornata finalmente a ingranare la marcia. «Dai dati – ha detto il presidente di Camera Commercio Biella-Vercelli, Alessandro Ciccioni -, emergono alcune criticità della realtà biellese, comuni alle altre aree del Piemonte, come il calo demografico sia della popolazione sia del numero delle imprese, unitamente a segnali più incoraggianti come la ripresa dell’export, in particolare per i settori tradizionali del territorio, una realtà dove il peso e l’importanza dell’industria fanno della manifattura l’insostituibile motore di traino dell’economia». E il nuovo corso positivo inaugurato nei primi mesi di quest’anno non è scalfito neppure dall’ultima rilevazione congiunturale previsionale dell’Uib per il terzo trimestre dalla quale sembrerebbe tornare a prevalere il pessimismo su produzione e ordinativi, perché, come ha spiegato ieri mattina il vicepresidente degli industriali biellesi, Emanuele Scribanti «su questi risultati incide la tradizionale cautela del cambio stagione che proprio l’ottimo esito di Milano Unica ha invece già superato». Come illustrato da Rocco Casella (responsabile Servizio Ricerca Economica di Camera di Commercio Biella Vercelli), nel 2016 il Biellese ha perso abitanti (passando dai 179.685 del 2015 a 178.551) e imprese (dalle 18.560 del 2015 alle 18.281 di fine 2016). «Una perdita, in quest’ultimo caso – ha detto Casella – non necessariamente identificativa di un fenomeno grave, sia perché in tendenza con quanto avviene su tutto il territorio nazionale, sia perchè esso dipende anche da una pulizia dei registri dove esistevano ancora iscritte aziende  non più operative da anni». La Biella 2016, con i suoi 73.004 occupati e un tasso di occupazione del 65,2%, ha abbassato il suo tasso di disoccupazione al 7,9%, ma ha peggiorato il suo indice di vecchiaia (il rapporto percentuale tra individui da 65 anni o più  e individui da 0 a 14 anni di età) che è ormai di 250,5%. Delle 18.281 imprese registrate del 2016, 3.743 sono femminili, 1.428 under 35, 1.070 straniere, 5.357 artigiane e 298 cooperative. La concentrazione maggiore è nel settore Altri servizi (28,9%), seguita da Commercio (22,7%), Costruzioni (15,8%), Industria in senso stretto (13%), Agricoltura (8,2%) e Turismo (6,7%). La forma giuridica maggioritaria (52%) è quella della ditta individuale, «la più vulnerabile» ha detto Casella. Guardando il tasso di variazione delle imprese biellesi pe settore nel 2016, a crescere è praticamente solo il Turismo (+1,58%), mentre il segno meno prevale per Costruzioni (-3,42%), Industria in senso stretto (-1,76%), Agricoltura (-0,33%) e Commercio (-0,79%). Anche il tasso di sopravvivenza a tre anni delle imprese scende, passando dal 62,8% del 2006 al 60,6% dell’anno scorso. Se il 2016 ha visto ancora una produzione industriale oscillante, a correre, invece, è stato l’export del made in Biella, cresciuto l’anno scorso, su base tendenziale, complessivamente del +4,1%  (+4% con riferimento al solo manifatturiero), con l’Ue a 28 come mercato di sbocco per il 70%, ma con crescenti performance verso l’Asia (per il 21,4%) dove la Cina rappresenta ormai il primo mercato per la produzione biellese, soprattutto per il tessile che complessivamente copre il 61,2% delle esportazioni di made in Biella nel mondo (quota che, guardata in controluce, è fatta per il 49% da tessuti, il 33% da filati e il 18% da altri prodotti tessili). Biella, lo scorso anno, ha liberato un complessivo valore aggiunto di oltre 4 miliardi di euro di cui oltre un quarto (25,6%) prodotto dall’industria in senso stretto. A Andrea Parolo (Responsabile Area Economia d’Impresa Uib) è spettato il compito di sottolineare il sentiment positivo che, nelle varie rilevazioni congiunturali, caratterizza l’industria biellese: per quanto riguarda il secondo trimestre del 2017, il saldo ottimisti-pessimisti si è fissato rispettivamente a +15% per la produzione industriale, +10,9% per gli ordini totali, +7,4% per gli ordinativi esteri e +4,9% per l’occupazione. «Il territorio – ha concluso il vicepresidente Uib con delega all’Economia di Impresa, Emanuele Scribanti – sta reagendo bene, sta dando segnali di volontà di ripresa. Lo confermano, soprattutto, i dati riguardanti l’export: nei primi tre mesi dell’anno le esportazioni della nostra provincia sono cresciute del 12,7% rispetto all’anno precedente, mentre il dato nazionale si attesta al +9,9%».

Giovanni Orso

È una Biella più vecchia e con meno imprese, ma che, tuttavia, ha ricominciato a correre, migliorando le proprie performance soprattutto in termini di export e di tasso di disoccupazione. È la fotografia scattata dal servizio Ricerca Economica della Camera di Commercio di Biella e Vercelli e compendiata nella tradizionale pubblicazione rappresentata da “Economia biellese”, presentata ieri mattina nella sede dell’ente camerale (sopra, in foto). Ebbene, l’economia biellese del 2016, nonostante le ancora perduranti difficoltà di contesto globale e le oscillazioni settoriali, sembra essere tornata finalmente a ingranare la marcia. «Dai dati – ha detto il presidente di Camera Commercio Biella-Vercelli, Alessandro Ciccioni -, emergono alcune criticità della realtà biellese, comuni alle altre aree del Piemonte, come il calo demografico sia della popolazione sia del numero delle imprese, unitamente a segnali più incoraggianti come la ripresa dell’export, in particolare per i settori tradizionali del territorio, una realtà dove il peso e l’importanza dell’industria fanno della manifattura l’insostituibile motore di traino dell’economia». E il nuovo corso positivo inaugurato nei primi mesi di quest’anno non è scalfito neppure dall’ultima rilevazione congiunturale previsionale dell’Uib per il terzo trimestre dalla quale sembrerebbe tornare a prevalere il pessimismo su produzione e ordinativi, perché, come ha spiegato ieri mattina il vicepresidente degli industriali biellesi, Emanuele Scribanti «su questi risultati incide la tradizionale cautela del cambio stagione che proprio l’ottimo esito di Milano Unica ha invece già superato». Come illustrato da Rocco Casella (responsabile Servizio Ricerca Economica di Camera di Commercio Biella Vercelli), nel 2016 il Biellese ha perso abitanti (passando dai 179.685 del 2015 a 178.551) e imprese (dalle 18.560 del 2015 alle 18.281 di fine 2016). «Una perdita, in quest’ultimo caso – ha detto Casella – non necessariamente identificativa di un fenomeno grave, sia perché in tendenza con quanto avviene su tutto il territorio nazionale, sia perchè esso dipende anche da una pulizia dei registri dove esistevano ancora iscritte aziende  non più operative da anni». La Biella 2016, con i suoi 73.004 occupati e un tasso di occupazione del 65,2%, ha abbassato il suo tasso di disoccupazione al 7,9%, ma ha peggiorato il suo indice di vecchiaia (il rapporto percentuale tra individui da 65 anni o più  e individui da 0 a 14 anni di età) che è ormai di 250,5%. Delle 18.281 imprese registrate del 2016, 3.743 sono femminili, 1.428 under 35, 1.070 straniere, 5.357 artigiane e 298 cooperative. La concentrazione maggiore è nel settore Altri servizi (28,9%), seguita da Commercio (22,7%), Costruzioni (15,8%), Industria in senso stretto (13%), Agricoltura (8,2%) e Turismo (6,7%). La forma giuridica maggioritaria (52%) è quella della ditta individuale, «la più vulnerabile» ha detto Casella. Guardando il tasso di variazione delle imprese biellesi pe settore nel 2016, a crescere è praticamente solo il Turismo (+1,58%), mentre il segno meno prevale per Costruzioni (-3,42%), Industria in senso stretto (-1,76%), Agricoltura (-0,33%) e Commercio (-0,79%). Anche il tasso di sopravvivenza a tre anni delle imprese scende, passando dal 62,8% del 2006 al 60,6% dell’anno scorso. Se il 2016 ha visto ancora una produzione industriale oscillante, a correre, invece, è stato l’export del made in Biella, cresciuto l’anno scorso, su base tendenziale, complessivamente del +4,1%  (+4% con riferimento al solo manifatturiero), con l’Ue a 28 come mercato di sbocco per il 70%, ma con crescenti performance verso l’Asia (per il 21,4%) dove la Cina rappresenta ormai il primo mercato per la produzione biellese, soprattutto per il tessile che complessivamente copre il 61,2% delle esportazioni di made in Biella nel mondo (quota che, guardata in controluce, è fatta per il 49% da tessuti, il 33% da filati e il 18% da altri prodotti tessili). Biella, lo scorso anno, ha liberato un complessivo valore aggiunto di oltre 4 miliardi di euro di cui oltre un quarto (25,6%) prodotto dall’industria in senso stretto. A Andrea Parolo (Responsabile Area Economia d’Impresa Uib) è spettato il compito di sottolineare il sentiment positivo che, nelle varie rilevazioni congiunturali, caratterizza l’industria biellese: per quanto riguarda il secondo trimestre del 2017, il saldo ottimisti-pessimisti si è fissato rispettivamente a +15% per la produzione industriale, +10,9% per gli ordini totali, +7,4% per gli ordinativi esteri e +4,9% per l’occupazione. «Il territorio – ha concluso il vicepresidente Uib con delega all’Economia di Impresa, Emanuele Scribanti – sta reagendo bene, sta dando segnali di volontà di ripresa. Lo confermano, soprattutto, i dati riguardanti l’export: nei primi tre mesi dell’anno le esportazioni della nostra provincia sono cresciute del 12,7% rispetto all’anno precedente, mentre il dato nazionale si attesta al +9,9%».

Giovanni Orso

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