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Banco e Bpm si sposano, Novara resta sede di Divisione

Banco e Bpm si sposano, Novara resta sede di Divisione
Economia 24 Marzo 2016 ore 13:04

Il via libera è arrivato ieri sera dopo le 22 e alle 22,43 la nota ufficiale delle due banche: fusione è fatta tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano. Il consiglio di amministrazione del Banco Popolare e il consiglio di gestione di Bpm (incassato un primo parere favorevole della sorveglianza) hanno approvato lo schema di accordo che aprirà la via all’integrazione tra i due istituti. I due board si sono espressi dopo che, in tarda mattinata di ieri, dalla Bce a Francoforte era arrivato l’avallo che ha ritenuto adeguate le misure predisposte sul piano della governance ma soprattutto del capitale: il Banco, in particolare, si è assunto l’impegno di ripatrimonializzarsi per un miliardo di euro entro la fusione. «Sono particolarmente felice - ha detto l’a.d. del Banco, Pier Francesco Saviotti - Dall’intesa tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano nasce una grande banca». E il vicepresidente, il novarese  Maurizio Comoli, si è detto «soddisfatto per la buona operazione che assicura una partecipazione importante ai territori nell’interesse dei clienti e del sistema produttivo». Per Novara la notizia più significativa è la conferma della sede di Divisione che non era scontata nel momento in cui era stata rimessa in discussione la governance

Un anno fa, proprio alla data di oggi, il Parlamento approvava la riforma delle popolari con l’obbligo di trasformazione in spa. L’accordo raggiunto ieri di fatto è il primo frutto. Le due banche in questione, però, oggi sono ancora popolari e dunque esporranno le nozze a un passaggio assembleare che - soprattutto a Milano - non può considerarsi scontato. Ci sarà tempo, anche se non tantissimo, per convincere i soci: le assemblee decisive, infatti, dovranno tenersi subito dopo l’estate visto che il termine per la fusione è fissato al 1° novembre. Prima, il 30 aprile, Bpm dovrà rinnovare il proprio Consiglio di Sorveglianza, mentre il Banco dovrà convocare i soci per approvare il nuovo aumento richiesto dalla Bce entro l’estate.

Le prove generali della fusione nei fatti si sono svolte ieri, quando le due banche - mentre i titoli a Piazza affari erano sospesi dalle contrattazioni - sono state chiamate ad agire in perfetta sinergia a distanza. Il segnale più atteso è arrivato intorno all’ora di pranzo da Francoforte: ok,  andate avanti. E così, in serata, dopo una lunga analisi del dossier insieme agli advisor (Mediobanca, Merrill Lynch e Colombo per il Banco, Lazard e Citi per Bpm), dai consigli è arrivata l’approvazione all’unanimità; anche la Sorveglianza di Bpm ha dato un suo primo benestare, anche se si è riservata di formalizzarlo soltanto quando sarà pronto il progetto definitivo. La strada è ancora lunga: il percorso prevede le due diligence e quindi - mentre il Banco condurrà in porto le sue azioni sul capitale - si arriverà alle assemblee, mentre entro la fine di aprile le due banche invieranno in Bce il business plan al 2020 e lo statuto del nuovo gruppo destinato a nascere dalla fusione.

I concambi azionari saranno i seguenti: il 54% del capitale spetterà  agli azionisti del Banco, il resto a quelli di Bpm. Poco o niente cambia invece sulla governance, che nei fatti sarà paritaria: il primo nuovo cda conterà 19 membri (15 a partire da quello successivo), di cui 8 nominati da Verona e altrettanti da Milano, più tre indipendenti tra cui il ceo (che al debutto sarà Giuseppe Castagna). Confermata la presenza del comitato esecutivo a 6 (guidato da Pier Francesco Saviotti), mentre il presidente (Carlo Fratta Pasini) sarà affiancato da un vicario di nomina milanese e da altri due che spetteranno a Verona; direttore generale sarà Maurizio Faroni, condirettori Domenico De Angelis e Salvatore Poloni. Autorizzata anche la “sopravvivenza” della controllata Bpm. Che nei fatti sarà una banca rete con tutti gli sportelli del gruppo in Lombardia, che utilizzerà una delle licenze bancarie del gruppo. Sede legale e della banca di scorporo sarà Milano, quella amministrativa Verona, sedi di divisione Novara, Lodi, Bergamo e Verona; previsto un tetto fino al marzo 2017 al 5% per il diritto di voto in assemblea. Lei quest’anno  assemblee straordinarie per l’approvazione del progetto di fusione  si dovranno tenere entro il 1 novembre con efficiacia della fusione entro dicembre.  Mentre la Borsa darà il suo responso (e i titoli in queste ore sono altalenanti), il progetto è in corso di illustrazione stamane a sindacati e analisti.

Roberto Azzoni

Il via libera è arrivato ieri sera dopo le 22 e alle 22,43 la nota ufficiale delle due banche: fusione è fatta tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano. Il consiglio di amministrazione del Banco Popolare e il consiglio di gestione di Bpm (incassato un primo parere favorevole della sorveglianza) hanno approvato lo schema di accordo che aprirà la via all’integrazione tra i due istituti. I due board si sono espressi dopo che, in tarda mattinata di ieri, dalla Bce a Francoforte era arrivato l’avallo che ha ritenuto adeguate le misure predisposte sul piano della governance ma soprattutto del capitale: il Banco, in particolare, si è assunto l’impegno di ripatrimonializzarsi per un miliardo di euro entro la fusione. «Sono particolarmente felice - ha detto l’a.d. del Banco, Pier Francesco Saviotti - Dall’intesa tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano nasce una grande banca». E il vicepresidente, il novarese  Maurizio Comoli, si è detto «soddisfatto per la buona operazione che assicura una partecipazione importante ai territori nell’interesse dei clienti e del sistema produttivo». Per Novara la notizia più significativa è la conferma della sede di Divisione che non era scontata nel momento in cui era stata rimessa in discussione la governance

Un anno fa, proprio alla data di oggi, il Parlamento approvava la riforma delle popolari con l’obbligo di trasformazione in spa. L’accordo raggiunto ieri di fatto è il primo frutto. Le due banche in questione, però, oggi sono ancora popolari e dunque esporranno le nozze a un passaggio assembleare che - soprattutto a Milano - non può considerarsi scontato. Ci sarà tempo, anche se non tantissimo, per convincere i soci: le assemblee decisive, infatti, dovranno tenersi subito dopo l’estate visto che il termine per la fusione è fissato al 1° novembre. Prima, il 30 aprile, Bpm dovrà rinnovare il proprio Consiglio di Sorveglianza, mentre il Banco dovrà convocare i soci per approvare il nuovo aumento richiesto dalla Bce entro l’estate.

Le prove generali della fusione nei fatti si sono svolte ieri, quando le due banche - mentre i titoli a Piazza affari erano sospesi dalle contrattazioni - sono state chiamate ad agire in perfetta sinergia a distanza. Il segnale più atteso è arrivato intorno all’ora di pranzo da Francoforte: ok,  andate avanti. E così, in serata, dopo una lunga analisi del dossier insieme agli advisor (Mediobanca, Merrill Lynch e Colombo per il Banco, Lazard e Citi per Bpm), dai consigli è arrivata l’approvazione all’unanimità; anche la Sorveglianza di Bpm ha dato un suo primo benestare, anche se si è riservata di formalizzarlo soltanto quando sarà pronto il progetto definitivo. La strada è ancora lunga: il percorso prevede le due diligence e quindi - mentre il Banco condurrà in porto le sue azioni sul capitale - si arriverà alle assemblee, mentre entro la fine di aprile le due banche invieranno in Bce il business plan al 2020 e lo statuto del nuovo gruppo destinato a nascere dalla fusione.

I concambi azionari saranno i seguenti: il 54% del capitale spetterà  agli azionisti del Banco, il resto a quelli di Bpm. Poco o niente cambia invece sulla governance, che nei fatti sarà paritaria: il primo nuovo cda conterà 19 membri (15 a partire da quello successivo), di cui 8 nominati da Verona e altrettanti da Milano, più tre indipendenti tra cui il ceo (che al debutto sarà Giuseppe Castagna). Confermata la presenza del comitato esecutivo a 6 (guidato da Pier Francesco Saviotti), mentre il presidente (Carlo Fratta Pasini) sarà affiancato da un vicario di nomina milanese e da altri due che spetteranno a Verona; direttore generale sarà Maurizio Faroni, condirettori Domenico De Angelis e Salvatore Poloni. Autorizzata anche la “sopravvivenza” della controllata Bpm. Che nei fatti sarà una banca rete con tutti gli sportelli del gruppo in Lombardia, che utilizzerà una delle licenze bancarie del gruppo. Sede legale e della banca di scorporo sarà Milano, quella amministrativa Verona, sedi di divisione Novara, Lodi, Bergamo e Verona; previsto un tetto fino al marzo 2017 al 5% per il diritto di voto in assemblea. Lei quest’anno  assemblee straordinarie per l’approvazione del progetto di fusione  si dovranno tenere entro il 1 novembre con efficiacia della fusione entro dicembre.  Mentre la Borsa darà il suo responso (e i titoli in queste ore sono altalenanti), il progetto è in corso di illustrazione stamane a sindacati e analisti.

Roberto Azzoni