Artigianato biellese: la crisi continua

Artigianato biellese: la crisi continua
02 Maggio 2015 ore 13:12

Artigiani e piccoli imprenditori esasperati dalla burocrazia, sempre più schiacciati dalle tasse con previsione di fatturato in calo e senza prospettive: è il risultato dell’indagine, presentata martedì scorso, effettuata da Cna Biella su un campione di 120 imprese artigiane e Pmi associate del Biellese. L’indagine ha interessato tutte le più importanti categorie, nelle quali i dati sono stati sostanzialmente equivalenti tranne il settore edile, l’installazione impianti e l’autotrasporto, dove i dati relativi al fatturato del secondo semestre 2014 sul primo, sono ancora più negativi, così come la previsione per il primo semestre del 2015.

Ad aprire consuntivi e previsioni  delle imprese Cna è soprattutto il dato sul fatturato. Durante il secondo semestre 2014, il 42,68% delle imprese ha visto ridursi il proprio fatturato, mentre il 46,34% lo ha dichiarato stabile e solamente il 10,98% ha rilevato un aumento. Sul fronte previsionale (primo semestre 2015), un preoccupante 41,67% di imprese ritiene che il fatturato diminuirà ulteriormente, mentre il 42,86% si aspetta un fatturato stabile, e solo il 7,14% un aumento. In merito al personale, nonostante i nuovi adempimenti governativi (Jobs Act), ben il 75,61% delle imprese ha dichiarato che non effettuerà aumenti e addirittura il 19,51% prevede diminuzioni. «Attraverso il nostro ufficio paghe, che ogni mese elabora oltre mille cedolini paga – spiega il direttore di Cna Biella, Luca Guzzo -, abbiamo ulteriormente indagato questo importante aspetto, mettendo a confronto le assunzioni e le dimissioni dei primi 3 mesi del 2014 con quelli del 2015 delle nostre imprese assistite». Il risultato? «Nei primi 3 mesi del 2015 – risponde Guzzo – si è rilevato un aumento del 12,50% delle assunzioni (136 nel 2015 contro le 119 nel 2014), con una percentuale ancora maggiore se si prendono in esame le assunzioni a tempo indeterminato, aumentate del 35% (40 nel 2015 contro 26 nel 2014). In diminuzione del 77,78% invece le cessazioni (27 nel 2015 contro le 48 nel 2014)». Insomma, a prima vista, si sarebbe in presenza di un benefico primo effetto delle agevolazioni previste dal Jobs Act. «Questa lettura – dice ancora il direttore di Cna Biella – stride se paragonata alle risposte del questionario sottoposto alle imprese. Probabilmente è da ritenere fondato il ragionamento fatto da più parti che le agevolazioni contributive per le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato, compreso le nuove assunzioni che sono da ritenersi sicuramente positive, stanno portando un effetto temporaneo di aumento dell’occupabilità dovuto al fatto che le imprese stanno stabilizzando personale precario di cui avevano ed hanno evidentemente bisogno, ma a medio-lungo periodo non hanno sicuramente intenzione di incrementare ulteriormente un’occupazione che comunque negli anni, anche se di poco è calata».

Su quali siano i problemi principali che determinano gli effetti negativi sul lavoro, gli artigiani e le Pmi hanno da tempo le idee chiare: al primo posto (33,33%) è riportata l’elevata tassazione, cui segue la riduzione degli ordini da parte di clienti fidelizzati (12,57%), una inarrestabile insolvenza dei clienti (12,02%) e un buon 18,03% di clima di generale sfiducia. Anche la burocrazia però gioca un ruolo determinante: per il 28,67% degli intervistati la semplificazione dovrebbe essere affrontata in maniera prioritaria per sostenere la ripresa, ma l’intervento principale è ancora sempre quello della riduzione delle tasse: il 46% ha dichiarato prioritari gli interventi di riduzione per dare ossigeno alle imprese ed energia alla ripresa. Un dato che potrebbe sorprendere è quello relativo al credito. Solo il 5,46% afferma di avere problemi con le banche, ma sappiamo bene che è da interpretare. Sono crollati gli investimenti e di conseguenza è crollato anche il numero delle richieste di accesso a finanziamenti e i pochi che riescono a farlo si affidano alle Cooperative e ai Consorzi Fidi che ne rende meno complicato e oneroso l’accesso.

«Ad oggi – conclude il presidente di Cna Biella, Claudio Capellaro Siletti, a fronte dei risultati dell’indagine -, lo stato di salute delle micro e piccole e medie imprese dell’artigianato biellese e non solo, è ancora quello di un malato che non ha ancora arrestato il proprio stato febbrile. Le cure, che principalmente si è autosomministrato, non hanno ancora sconfitto la malattia. Insomma, ad oggi, la ripresa non è ancora arrivata e la crisi c’è, c’è ancora».

G.O.

Artigiani e piccoli imprenditori esasperati dalla burocrazia, sempre più schiacciati dalle tasse con previsione di fatturato in calo e senza prospettive: è il risultato dell’indagine, presentata martedì scorso, effettuata da Cna Biella su un campione di 120 imprese artigiane e Pmi associate del Biellese. L’indagine ha interessato tutte le più importanti categorie, nelle quali i dati sono stati sostanzialmente equivalenti tranne il settore edile, l’installazione impianti e l’autotrasporto, dove i dati relativi al fatturato del secondo semestre 2014 sul primo, sono ancora più negativi, così come la previsione per il primo semestre del 2015.

Ad aprire consuntivi e previsioni  delle imprese Cna è soprattutto il dato sul fatturato. Durante il secondo semestre 2014, il 42,68% delle imprese ha visto ridursi il proprio fatturato, mentre il 46,34% lo ha dichiarato stabile e solamente il 10,98% ha rilevato un aumento. Sul fronte previsionale (primo semestre 2015), un preoccupante 41,67% di imprese ritiene che il fatturato diminuirà ulteriormente, mentre il 42,86% si aspetta un fatturato stabile, e solo il 7,14% un aumento. In merito al personale, nonostante i nuovi adempimenti governativi (Jobs Act), ben il 75,61% delle imprese ha dichiarato che non effettuerà aumenti e addirittura il 19,51% prevede diminuzioni. «Attraverso il nostro ufficio paghe, che ogni mese elabora oltre mille cedolini paga – spiega il direttore di Cna Biella, Luca Guzzo -, abbiamo ulteriormente indagato questo importante aspetto, mettendo a confronto le assunzioni e le dimissioni dei primi 3 mesi del 2014 con quelli del 2015 delle nostre imprese assistite». Il risultato? «Nei primi 3 mesi del 2015 – risponde Guzzo – si è rilevato un aumento del 12,50% delle assunzioni (136 nel 2015 contro le 119 nel 2014), con una percentuale ancora maggiore se si prendono in esame le assunzioni a tempo indeterminato, aumentate del 35% (40 nel 2015 contro 26 nel 2014). In diminuzione del 77,78% invece le cessazioni (27 nel 2015 contro le 48 nel 2014)». Insomma, a prima vista, si sarebbe in presenza di un benefico primo effetto delle agevolazioni previste dal Jobs Act. «Questa lettura – dice ancora il direttore di Cna Biella – stride se paragonata alle risposte del questionario sottoposto alle imprese. Probabilmente è da ritenere fondato il ragionamento fatto da più parti che le agevolazioni contributive per le trasformazioni da tempo determinato a indeterminato, compreso le nuove assunzioni che sono da ritenersi sicuramente positive, stanno portando un effetto temporaneo di aumento dell’occupabilità dovuto al fatto che le imprese stanno stabilizzando personale precario di cui avevano ed hanno evidentemente bisogno, ma a medio-lungo periodo non hanno sicuramente intenzione di incrementare ulteriormente un’occupazione che comunque negli anni, anche se di poco è calata».

Su quali siano i problemi principali che determinano gli effetti negativi sul lavoro, gli artigiani e le Pmi hanno da tempo le idee chiare: al primo posto (33,33%) è riportata l’elevata tassazione, cui segue la riduzione degli ordini da parte di clienti fidelizzati (12,57%), una inarrestabile insolvenza dei clienti (12,02%) e un buon 18,03% di clima di generale sfiducia. Anche la burocrazia però gioca un ruolo determinante: per il 28,67% degli intervistati la semplificazione dovrebbe essere affrontata in maniera prioritaria per sostenere la ripresa, ma l’intervento principale è ancora sempre quello della riduzione delle tasse: il 46% ha dichiarato prioritari gli interventi di riduzione per dare ossigeno alle imprese ed energia alla ripresa. Un dato che potrebbe sorprendere è quello relativo al credito. Solo il 5,46% afferma di avere problemi con le banche, ma sappiamo bene che è da interpretare. Sono crollati gli investimenti e di conseguenza è crollato anche il numero delle richieste di accesso a finanziamenti e i pochi che riescono a farlo si affidano alle Cooperative e ai Consorzi Fidi che ne rende meno complicato e oneroso l’accesso.

«Ad oggi – conclude il presidente di Cna Biella, Claudio Capellaro Siletti, a fronte dei risultati dell’indagine -, lo stato di salute delle micro e piccole e medie imprese dell’artigianato biellese e non solo, è ancora quello di un malato che non ha ancora arrestato il proprio stato febbrile. Le cure, che principalmente si è autosomministrato, non hanno ancora sconfitto la malattia. Insomma, ad oggi, la ripresa non è ancora arrivata e la crisi c’è, c’è ancora».

G.O.

 

Top news
Glocal News
Foto più viste
Video più visti
Il mondo che vorrei
Gite in treno
Curiosità