Alla 43esima edizione di Filo, la filatura scommette sul post-ferie

Alla 43esima edizione di Filo, la filatura scommette sul post-ferie
19 Marzo 2015 ore 12:29

Milano
La filatura sente già la primavera nell’aria, ma sarà solo dopo l’estate che, molto probabilmente, il comparto vedrà maturare i frutti di una congiuntura positiva fatta di rapporto euro-dollaro più favorevole, di caro petrolio in discesa e di minor costo del denaro.

Dagli stand di Filo, il salone internazionale di AssoServizi Biella che ha aperto ieri, alle Stelline di Milano, la sua 43ª edizione (chiuderà questa sera), esce un messaggio molto chiaro: ottimismo sì, ma con riserva di verifica a settembre. «Il contesto generale, vede elementi positivi come un più favorevole concambio euro-dollaro e l’arrivo di un’operazione di Quantitative Easing che dovrebbe ridare fiato alle economie – dice Roberto Rimoldi, capogruppo filatori Uib e titolare di Filatura Luisa 1966 -. Tuttavia, per ora, il comparto non sente ancora questi effetti concreti e la situazione, in termini di ordini, è ancora ferma a quella dello scorso anno. Anzi, in certi casi, come per la maglieria, si sta scontando un certo ritardo. Ritengo, però, che la nuova congiuntura favorevole potrà esplicare i suoi benefici effetti nel secondo semestre dell’anno».

Futuro. Un’analisi, quella di Rimoldi, che tira a fattor comune le varie posizioni dei colleghi presenti a questa 43ª edizione in cui Filo, a testimonianza della validità della sua formula B2B, registra due new entry assolute (Fratelli Franchi e Monvania) nonché vari rientri e conferme (Agav, Assia Filati, Db Schenker, Plissettatura Rosalba, Safilin e Tessitura Lascialfari). «Per ora – afferma Maurizio Maffeo (Filatura di Pollone) -, del nuovo rapporto di cambio euro-dollaro abbiamo registrato solo l’effetto negativo rappresentato del maggior costo della materia prima. Occorrerà attendere ancora per vedere davvero il beneficio sulle vendite. Siamo comunque fiduciosi».
Una fiducia che Safil, nel proprio stand, declina puntando sull’autoironia, allestendo fotomontaggi in cui titolari e membri del management aziendale posano con una barba posticcia di filati bouclé. «È un modo per comunicare, in maniera simpatica, i mille utilizzi di questa fibra così naturale eppure così rivoluzionaria – spiegano Alberto e Cesare Savio -. Un modo che risente, certo, del clima migliore che, complici i nuovi fattori congiunturali, il comparto comincia a respirare. Tuttavia, per ora, la situazione in termini di ordinativi è ancora quella dell’anno scorso e, in linea di massima, le previsioni a brevissimo  termine sembrano confermarla. Per fondare l’ottimismo su qualcosa di più concreto che non le semplici sensazioni, occorrerà attendere il periodo post ferie».
Per Luciano Bandi (marketing e sales managing director di Zegna Baruffa Lane Borgosesia), il contesto internazionale è comunque positivamente in evoluzione. «L’altra settimana, a SpinExpo Shanghai, abbiamo visto un forte interesse per il filato made in Italy. Non solo, ma l’apprezzamento della valuta cinese rispetto all’euro può diventare oggi per noi un ulteriore fattore di competitività che va ad aggiungersi a quelli rappresentati dal nuovo rapporto euro-dollaro e dal minor costo del denaro. Attenzione, però: si tratta di fattori che costituiscono opportunità, ma che non risolvono da soli una crisi che, non va dimenticato, è dipesa in grande misura dalla saturazione del mercato più che da carenza di domanda. Per questo, soprattutto in un’ottica di secondo semestre dell’anno, dobbiamo giocare bene le nostre carte rappresentate dall’alta qualità e dall’innovazione».
Una qualità ed un’innovazione che la filatura made in Biella esprime in modo particolare e che ha consentito all’export biellese di comparto di chiudere il 2014 già con un +2% rispetto invece al segno meno fatto ancora registrare dalle vendite estere di filati italiani in genere.  
«Ci sono tutti gli ingredienti per essere ottimisti e vogliamo esserlo – conclude Vincenzo Caneparo di Davifil -. Per ora, tuttavia, l’effetto concreto di questi nuovi positivi elementi congiunturali non si è fatto ancora sentire in termini di maggiori ordinativi. La speranza è soprattutto rivolta al periodo che si aprirà dopo l’estate. E la sensazione, questa volta, è che la svolta possa davvero esserci».
Nostro inviato
Giovanni Orso

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