Cronaca

«Usura? Non mi hanno restituito i soldi»

«Usura? Non mi hanno restituito i soldi»
Cronaca 27 Giugno 2015 ore 02:16

Alla sbarra per le accuse di usura, rapina e resistenza a pubblico ufficiale, martedì mattina, in Tribunale, un uomo di 64 anni, Luciano Maccapani, di Biella, con un’assoluzione per il capo più grave (l’usura) e una riqualificazione del reato di rapina, diventato esercizio arbitrario delle proprie ragioni, si è visto notevolmente ridimensionare quanto la Procura gli contestava all’inizio del procedimento.

NOVARA - Alla sbarra per le accuse di usura, rapina e resistenza a pubblico ufficiale, martedì mattina, in Tribunale, un uomo di 64 anni, Luciano Maccapani, di Biella, con un’assoluzione per il capo più grave (l’usura) e una riqualificazione del reato di rapina, diventato esercizio arbitrario delle proprie ragioni, si è visto notevolmente ridimensionare quanto la Procura gli contestava all’inizio del procedimento.

Il Tribunale collegiale, presidente Fabrizia Pironti di Campagna, l’ha, infatti, condannato a un anno di reclusione solo per la resistenza e l’esercizio arbitrario, assoluzione perché il fatto non sussiste, invece, per l’usura. Nell’udienza del 15 maggio scorso, il pm Silvia Baglivo (che ha lavorato anche in Procura a Biella) aveva chiesto per lui tre anni.

Stando all’accusa iniziale, l’imputato - difeso dall’avvocato Davide Occhipinti di Novara - aveva fatto un prestito a due anziani coniugi, due agricoltori. Prestito sulla cui cifra non ci sarebbe una certezza esatta. Si sarebbe trattato, comunque, di circa 20mila euro. La coppia, in quel momento, stava vivendo un periodo di serie difficoltà economiche e, così, si era rivolta al biellese, almeno per cercare di fronteggiare le necessità più urgenti. Una situazione che aveva preso il via nel 2010.

Stando alla denuncia dei due anziani coniugi, qualche mese dopo l’uomo avrebbe chiesto, per il prestito eseguito, la restituzione di 25mila euro. Maccapani, stando alla denuncia fatta ai carabinieri, si sarebbe presentato al cancello dell’azienda dei due per riavere indietro quanto gli era dovuto. E qui la situazione, a quanto pare, era peggiorata. Non ottenendo nulla, per l’accusa, l’ imputato avrebbe aggredito e spintonato i due coniugi. Si sarebbe inoltre impadronito del telecomando del cancello e, quindi, entrato nella proprietà della coppia, sarebbe salito su un’auto già a lui intestata, ma comunque rimasta a disposizione dei due coniugi. Se n’era poi andato. Era stato raggiunto dai militari, che lo avevano arrestato. A quanto risulta, Maccapani avrebbe reagito al loro intervento. Parte civile, nel processo, si è costituito l’anziano coniuge (la moglie è morta nel 2012), assistito dall’avvocato Giuliano Prelli. Il difensore aveva chiesto l’assoluzione per tutti i capi d’accusa: per l’usura con formula piena, per i restanti con la formula dubitativa. «Il mio assistito – aveva sostenuto - ammette il prestito. Voleva entrare nell’azienda agricola, ma non ha riavuto indietro neppure un euro. Non c’è stata alcuna dazione di interessi e non c’è stata una promessa usuraria, come si evince dalle parole rese dalla stessa parte offesa. Per questo – aveva concluso l’avvocato Occhipinti - non vedo come si possa prefigurare l’usura». Difensore che ieri è apparso soddisfatto. «E’ venuta meno l’accusa più infamante per il nostro assistito, quella più grave dell’usura – commenta –. Dovremo leggere le motivazioni, ma, così com’è, il collegio ha accolto la tesi difensiva, assolvendo Maccapani dall’usura. Anche le altre accuse, inoltre, si sono ampiamente ridimensionate».

Mo.C.

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