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L'aggressione di Quaregna Cerreto

“Ucciso dal carabiniere mentre cercava di strappargli l’arma”

Le perizie confermerebbero la versione di tutti i testimoni sentiti dagli inquirenti

“Ucciso dal carabiniere mentre cercava di strappargli l’arma”
Cronaca Cossatese, 23 Marzo 2021 ore 13:37

“Ucciso dal carabiniere mentre cercava di strappargli l’arma”.

Fu legittima difesa?

Confermerebbero la tesi del colpo partito in modo accidentale e della legittima difesa, i risultati dell’autopsia depositati nei giorni scorsi nella cancelleria della Procura dal medico legale, Roberto Testi, sul corpo di Eugen Bejan, 53 anni, origini rumene, rimasto ucciso la sera del 19 febbraio scorso nel cortile del castello di Quaregna Cerreto, di cui era custode, da un colpo sparato dalla pistola d’ordinanza di un appuntato scelto dei Carabinieri del Norm di Cossato intervenuto su richiesta di aiuto di quattro sanitari del “118” che stavano cercando di tenere tranquillo l’uomo che li aveva accolti impugnando un grosso coltello da cucina. Era stato lui a chiedere aiuto minacciando di volersi suicidare con lo stesso coltello.

Celebrati i funerali

Intanto, conclusi gli accertamenti, La Procura ha concesso il nullaosta per il funerale che si è svolto stamattina alle 10 nella chiesa dell’Assunta a Cossato. La salma è poi stata sepolta nel cimitero di Quaregna-Cettero.

Il medico legale

Le conclusioni del medico legale avrebbero consentito di ricostruire il momento in cui è stato sparato il colpo di pistola. In quel momento, anche stando a quanto hanno raccontato i testimoni (l’altro carabiniere della pattuglia e i quattro sanitari del “118”), il rumeno infuriato e ubriaco (come peraltro confermato anche in questo caso dall’autopsia) aveva già colpito alla schiena l’appuntato dei Carabinieri con un bastone.

Cercava di prendere la pistola

Il proiettile ha trapassato il fegato dal basso verso l’alto. In quel momento il custode del castello aveva raggiunto il militare e stava cercando di strappargli la pistola dalle mani. Nell’altra mano pare che impugnasse ancora il coltello della lunghezza di quasi venti centimetri.
Quesiti. Il professor Testi ha risposto ai quesiti posti dal procuratore capo, Teresa Angela Camelio, che coordina le indagini, che avrebbe chiesto l’esame tossicologico nonché l’esame della traiettoria d’entrata del proiettile sparato dalla pistola d’ordinanza dell’appuntato scelto, una Beretta calibro 9 lunga.

Stavano lottando

Il professor Testi, ha inoltre tratto delle conclusioni importanti ai fini processuali in merito alla distanza ravvicinata da cui è partito il colpo, mentre il custode rumeno e il carabiniere stavano lottando in modo furioso, proprio dalle bruciature sulla pelle attorno al foro e in virtù della presenza di polvere da sparo nella stessa zona. L’esame autoptico avrebbe quindi confermato la ricostruzione fatta il giorno dopo sia dallo stesso carabiniere (difeso dall’avvocato Andrea Conz), sia dagli altri testimoni della tragedia.

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