Truffa alle Ferrovie

Truffa alle Ferrovie
Cronaca 30 Marzo 2012 ore 21:55

C’è anche un’azienda biellese coinvolta nella truffa ai danni delle Ferrovie dello Stato è stata scoperta da carabinieri e Finanza, coordinati dalla Procura della Repubblica di Novara, al termine di  due anni di indagini (avviate nel 2009) e che ha portato a una serie di sequestri in cantieri e ditte di Novara  ma anche in altre città piemontesi e del Nord Italia, da Biella ad Alessandria, passando per Bergamo, Torino, Genova, Milano, Piacenza. Sono 24 i  soggetti indagati a vario titolo. Due sarebbero i biellesi.

Tra le persone indagate, amministratori e dirigenti delle aziende coinvolte, in tutto sedici società, finite al centro delle indagini perché reputate responsabili degli illeciti compiuti dai loro amministratori.  Tra queste una di Alessandria, che sarebbe la capofila del contratto di appalto per i lavori nelle stazioni torinesi, ma anche la società che aveva la gestione dell’impianto di smaltimento di Caltignaga quando avvennero i fatti.
Una truffa da diversi milioni di euro messa in piedi e architettata da diverse ditte che avevano in mano la gestione della raccolta e dello smaltimento del pietrisco ferroviario nei cantieri di alcune stazioni di Torino, in particolare Stura e Porta Susa (in fase di ristrutturazione), verso un impianto novarese, collocato a Caltignaga. La frode sarebbe stata attuata anche con l’ausilio di classificazioni del materiale trasportato, che sarebbero state modificate, in tema di livello di pericolosità dell’amianto, a seconda delle necessità. L’intento, stando all’accusa, era quello di ottenere maggiori finanziamenti pubblici, così da contenere le spese sborsate. Finanziamenti pubblici però, come reputa l’accusa, totalmente infondati.
Notevole il danno patito dalle Ferrovie e dallo Stato e quantificato, al momento, con un sequestro preventivo pari a 10 milioni di euro. A indagare sulla vicenda sono stati i militari del Nucleo ecologico dei Carabinieri (Noe) di Torino e quelli della Guardia di Finanza di Novara.
Intercettazioni e controlli, hanno evidenziato come esistesse un gigantesco raggiro nello smaltimento di materiale contenente amianto. Una frode in cui si sarebbero fatti apparire come “pericolosi” (ma in realtà non lo erano affatto) i rifiuti trasportati, in modo da ottenere più finanziamenti e facendo apparire così costi di smaltimento superiori rispetto a quelli realmente avuti.
Tra le accuse, traffico illecito di rifiuti, associazioni per delinquere, frode ai danni di enti pubblici.