a occhieppo superiore

Tredici positivi al Covid alla Pozzo Ametis

Sono 13, su un totale di 37, gli ospiti positivi al Covid-19 alla casa di riposo “Pozzo Ametis” di Occhieppo Superiore.

Tredici positivi al Covid alla Pozzo Ametis
Elvo, 07 Maggio 2020 ore 09:30

Tredici positivi al Covid alla Pozzo Ametis.

Altri 21 sono risultati negativi

Sono 13, su un totale di 37, gli ospiti positivi al Covid-19 alla casa di riposo “Pozzo Ametis” di Occhieppo Superiore. Altri 21, in base ai tamponi effettuati il 16 aprile scorso, sono risultati negativi. Tre gli anziani ospedalizzati, di cui uno in gravi condizioni, uno stazionario e uno che si è negativizzato.
«Dopo un mese di marzo che aveva fatto registrare un numero di decessi inferiore a quello dello scorso anno – spiega Achille Saletti, responsabile della comunicazione della cooperativa Anteo, che gestisce la Rsa di Occhieppo Superiore – purtroppo il virus è entrato anche alla “Pozzo Ametis”, con conseguenze drammatiche. Il 6 aprile abbiamo pianto la prima vittima di Covid. Complessivamente, fino a ieri, i morti per coronavirus accertati alla casa di riposo di Occhieppo Superiore sono stati 10, ben al di sopra della media dei decessi di questo periodo».
Due, su 28, invece, i dipendenti risultati positivi. «Entro i prossimi 15 giorni – annuncia il responsabile della comunicazione – tutti verranno sottoposti al secondo tampone e speriamo che, nel frattempo, alcuni di loro si siano negativizzati».

Le misure emergenziali

Così Saletti spiega le misure adottate per far fronte all’emergenza. «Fin dal 24 febbraio – dice – abbiamo istituito un’unità di crisi che si è occupata di procurare i dispositivi di protezione (mascherine, ecc.), che da noi non sono mai mancati, di formare il personale circa il loro corretto utilizzo, di cercare personale da sostituire per mantenere inalterati gli standard qualitativi, e di codificare, traducendoli in protocolli, tutte le circolari in arrivo dall’assessorato alla Salute della Regione Piemonte e dall’Istituto superiore della Sanità. Forse è anche merito di questo lavoro se le 31 strutture che gestiamo (per un totale di 1.500 ospiti) hanno fatto rilevare dati che si discostano in modo positivo rispetto alla media nazionale. Non c’è da cantar vittoria, tuttavia, perché anche la morte di una sola persona resta pur sempre una tragedia».

La principale difficoltà è quella di trovarsi di fronte a un nemico micidiale e sconosciuto. «Purtroppo il nostro è una sorta di work in progress – ammette Achille Saletti – tant’è vero che non siamo nemmeno in grado di sapere con certezza come sia entrato il virus, alla “Pozzo Ametis”. Inizialmente pensavamo che il contagio fosse partito da qualche nostro dipendente positivo ma asintomatico (le visite dei parenti erano già state sospese da tempo). Ora non ne siamo più così certi e stiamo iniziando a prendere in seria considerazione il fatto che il coronavirus possa essere stato portato all’interno della struttura da ospiti che, una volta dimessi dall’ospedale (non da reparti dedicati al Covid), dov’erano stati ricoverati per varie patologie, avevano trovato ospitalità nelle nostre Rsa perché le loro condizioni non permettevano più un ritorno alla vita precedente, a casa loro, in famiglia.
«Anche in quei casi abbiamo osservato scrupolosamente le disposizioni, isolando per 14 giorni quei nuovi ospiti da tutti gli altri. Ora, però, si è scoperto che due settimane potrebbero non bastare per il manifestarsi dei sintomi, e che in alcuni casi l’isolamento andrebbe protratto fino a 28 giorni… La scienza sta procedendo con scoperte sempre nuove, rispetto al virus, e nel frattempo noi cerchiamo di tutelare gli ospiti con gli strumenti e i protocolli che abbiamo a disposizione».

Lara Bertolazzi

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