Tentato omicidio ai giardini: resta in cella l’accoltellatore

Il ferito di 29 anni è stato operato, resta la prognosi riservata.

Tentato omicidio ai giardini: resta in cella l’accoltellatore
Biella Città, 16 Marzo 2018 ore 13:38

Tentato omicidio ai giardini: resta in cella l’accoltellatore. E’ accusato di tentato omicidio Yassine Taha, 38 anni, marocchino senza fissa dimora, trasferito a Biella da un mese o poco più dopo aver bazzicato nel Torinese, che lunedì sera avrebbe accoltellato un connazionale di 29 anni al culmine di una discussione scoppiata per una sigaretta non data nel cuore dei giardini Zumaglini. Le coltellate sono state due. Una è stata inferta con particolare violenza in direzione del cuore. Il giovane colpito è ancora vivo per miracolo. Portato in un primo momento in ospedale a Ponderano, è stato trasferito nella notte nel reparto di cardiochirurgia dell’ospedale di Alessandria dove potrebbe presto essere sottoposto a intervento chirurgico. La prognosi resta per il momento riservata.
«Quella sera stessa siamo riusciti a raccogliere una sua prima dichiarazione – ha spiegato ieri in conferenza stampa il commissario capo Marika Viscovo, dirigente della Squadra mobile che ha risolto il caso a tempo di record -. Purtroppo non ricordava con precisione ciò che era successo. In seguito ha purtroppo avuto un cedimento fisico e ha perso conoscenza…».

Soccorso per caso, era in un lago di sangue

Il giovane marocchino è stato trovato in un lago di sangue da un passante che ha subito chiesto l’intervento della polizia e di un’ambulanza. Poteva morire. E’ stato un caso che qualcuno passasse da quelle parti a quell’ora. Così come è stato un caso che abbia sentito i lamenti, sempre più flebili, di quel giovane. Gli amici lo hanno lasciato in quel posto a morire. Stando a quanto sono riusciti a ricostruire i poliziotti della Squadra mobile, infatti, fino a pochi minuti prima, in mezzo ai giardini, di giovani per lo più nordafricani, ubriachi, dopo aver fatto la spola da quei vialetti all’Esselunga per acquistare alcolici, ce n’era almeno una decina, forse anche di più. Ma non appena i due hanno cominciato a litigare e sono partite, violentissime, le coltellate, c’è stato un fuggi fuggi generale. Nessuno ha voluto rimanere coinvolto. Nessuno si è fermato a soccorrere quel giovane che stava morendo dissanguato.

L’avvocato Francesco Alosi difende l’indagato per il tentato omicidio

Indagini lampo della Squadra mobile

Sono stati ancora una volta bravi i poliziotti coordinati dal commissario Viscovo. Partendo dalle loro conoscenze degli stranieri sbandati che sono soliti bazzicare nel cuore degli Zumaglini, gli investigatori, dopo aver battuto palmo a palmo i luoghi dove i “senza fissa dimora” avrebbero potuto trascorrere la notte (il dormitorio, gli ex Rivetti, l’emergenza freddo e via discorrendo), sono riusciti a trovare due testimoni diretti dell’aggressione. Sono così riusciti ad avere un nome, Yassine, e una caratteristica fisica fondamentale dell’uomo che aveva estratto il coltello e senza scrupoli lo aveva affondato due volte nel petto del connazionale: una profonda cicatrice sul volto, ricordo probabilmente di un altro episodio violento.

Il fermo del sospettato nel dormitorio

I poliziotti hanno capito con chi potevano avere a che fare: con un marocchino sulla quarantina che era già stato fermato pochi giorni prima per un controllo dopo che aveva dato fastidio a dei passanti. Si sono così messi a cercalo e, poco dopo, lo hanno rintracciato nel dormitorio pubblico. Il coltello non è stato trovato e, a parte qualche evidente segno riconducibile a una lotta come qualche graffio sulle braccia, non c’erano altri particolari che potesse collocare quel marocchino in mezzo ai giardini la sera dell’aggressione. Alla fine qualcosa è stato però trovato: delle evidenti tracce di sangue nelle tasche del giubbotto dove, con ogni probabilità, il sospettato si era pulito le mani dopo aver colpito il connazionale e aver nascosto da qualche parte il coltello.

 

Arresto convalidato dal giudice

Considerata la sua pericolosità, una sfilza lunga così di precedenti (sia contro la persona sia contro il patrimonio) nonché gli indizi evidenti del suo coinvolgimento nell’aggressione dei giardini, Yassine Taha è stato sottoposto a fermo di polizia giudiziaria. Ieri mattina il marocchino (rappresentato dall’avvocato Francesco Alosi), è comparso davanti al giudice delle indagini preliminari, Claudio Passerini, per l’udienza di convalida. L’arresto alla fine è stato convalidato. Il sospettato avrebbe tra l’altro confermato quantomeno in parte l’aggressione sostenendo però che il connazionale lo avrebbe provocato e, addirittura, gli avrebbe spento una sigaretta su una mano provocando così la sua reazione. Al termine dell’udienza, il giudice ha disposto per il marocchino la custodia cautelare in carcere.
Valter Caneparo

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