Sono tre, secondo il tribunale di Biella (nella foto di copertina), gli elementi decisivi emersi nelle motivazioni della sentenza di condanna del muratore egiziano di 28 anni a quattro anni e otto mesi per la violenza sessuale ai danni di una milanese di 46 anni in un appartamento di via Bertodano a Biella la scorsa estate.
Stupro di via Bertodano: i tre elementi chiave alla base della condanna del muratore
Il primo riguarda la credibilità della vittima: il racconto è stato ritenuto coerente, dettagliato e privo di contraddizioni.
Il secondo elemento, di natura scientifica, confermerebbe la versione della donna: sulla schiuma espansa sequestrata nell’appartamento dagli agenti della Polizia scientifica sarebbero infatti state trovate tracce di dna compatibile con la saliva della donna. Un riscontro ritenuto dagli inquirenti particolarmente significativo, perché conferma quanto dichiarato dalla stessa vittima, che aveva dichiarato di essere stata costretta.
Il terzo punto valorizzato dal giudice nelle motivazioni della sentenza di condanna riguarda il comportamento dell’imputato subito dopo i fatti. Quando la donna, una volta uscita dall’appartamento, ha chiesto aiuto al personale del supermercato in cui si trovavano, l’uomo si è dato alla fuga temendo l’arrivo delle forze dell’ordine. Un atteggiamento, questo, che nella valutazione del tribunale rappresenta un ulteriore indizio a sostegno della ricostruzione della Procura.
La valutazione dell’appello
Alla luce di questi elementi, la versione difensiva secondo cui i rapporti sarebbero stati consensuali non è stata ritenuto credibile. Ora la difesa, affidata all’avvocato Marco Cavicchioli, avrà tempo fino al 2 maggio per decidere se presentare appello contro la sentenza.