Stroncato da infarto fulminante sulle strisce pedonali

Stroncato da infarto fulminante sulle strisce pedonali
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BIELLA - Da ragazzo, al Piazzo, dove aveva trascorso buona parte della sua infanzia, lo chiamavano “Giubba” per via di un giubbotto che era solito indossare. Tutti sapevano che era un bravo ragazzo e che non avrebbe mai fatto male a una mosca. Il suo carattere mite non lo aveva mai abbandonato. Ha così destato parecchio cordoglio in chi lo conosceva, la morte di Massimo Rizzo, 51 anni, di Biella, stroncato da un infarto venerdì pomeriggio mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali di via La Marmora che collegano i giardini Zumaglini all’ingresso del Centro commerciale “I Giardini”. In tanti hanno pensato che fosse solo un ubriaco che aveva perso l’equilibrio. Non era così. La vita dell’uomo se ne stava andando quando sono arrivati i sanitari del “118” e hanno iniziato a praticare il massaggio cardiaco prima di collegare il defibrillatore in un disperato tentativo di mantenere il paziente in vita. Sono rimasti mezz’ora chinati sul quel corpo. Non ce l’hanno fatta: lo si è capito dai loro volti scavati e sconvolti quando si sono rialzati, con il medico che ha guardato un Vigile urbano e ha scosso la testa.
V.Ca.

BIELLA - Da ragazzo, al Piazzo, dove aveva trascorso buona parte della sua infanzia, lo chiamavano “Giubba” per via di un giubbotto che era solito indossare. Tutti sapevano che era un bravo ragazzo e che non avrebbe mai fatto male a una mosca. Il suo carattere mite non lo aveva mai abbandonato. Ha così destato parecchio cordoglio in chi lo conosceva, la morte di Massimo Rizzo, 51 anni, di Biella, stroncato da un infarto venerdì pomeriggio mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali di via La Marmora che collegano i giardini Zumaglini all’ingresso del Centro commerciale “I Giardini”. In tanti hanno pensato che fosse solo un ubriaco che aveva perso l’equilibrio. Non era così. La vita dell’uomo se ne stava andando quando sono arrivati i sanitari del “118” e hanno iniziato a praticare il massaggio cardiaco prima di collegare il defibrillatore in un disperato tentativo di mantenere il paziente in vita. Sono rimasti mezz’ora chinati sul quel corpo. Non ce l’hanno fatta: lo si è capito dai loro volti scavati e sconvolti quando si sono rialzati, con il medico che ha guardato un Vigile urbano e ha scosso la testa.
V.Ca.

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