Cronaca

Strage di Manchester, salvi i biellesi che lavorano nella metropoli inglese

Strage di Manchester, salvi i biellesi che lavorano nella metropoli inglese
Cronaca 25 Maggio 2017 ore 13:44

L’attentato  terroristico di lunedì sera alla Manchester Arena, che ha provocato 22 morti e decine di feriti, ha sconvolto anche Biella. Sono tanti i biellesi che, per motivi di studio, di lavoro o di vacanza, lunedì si trovavano nella città metropolitana del Regno Unito, scenario dell’ennesimo terrificante attentato terroristico. Per ognuno di loro, tra lunedì sera e martedì mattina, un’intera famiglia è stata in pensiero per ore: madri, padri, nonni e semplici amici che, venuti a conoscenza dell’esplosione, hanno preso  il telefono cellulare per sapere che i loro cari stavano bene, che loro, al concerto, non c’erano. Nella speranza di saperli sani e salvi. 
Lo ha fatto, martedì mattina poco dopo le 8, Arturo Mosca, di Mottalciata. Suo nipote è Paolo Gaudino (nella foto), 31 anni, torinese che vive proprio a Manchester, dove lavora nello staff dei preparatori atletici del Manchester United e dove gestisce un ristorante, il Pasta Factory, che si trova a Shudehill, proprio a pochi passi dalla Manchester Arena, teatro, lunedì sera, dell’attentato che ha seminato panico e morte. «Ho sentito martedì mattina al telegiornale la notizia di quanto successo. Ho pensato subito a Paolo - spiega Arturo Mosca - il suo ristorante è proprio vicino al luogo dove c’è stata l’esplosione. Non è confinante, ma comunque molto vicino. Ho subito telefonato a Paolo, ero molto preoccupato. Non ha risposto, ma per fortuna ha ci ha richiamato poco dopo: era in areoporto, stava bene». Una telefonata velocissima, quella di Paolo Gaudino, fatta per tranquillizzare i famigliari: «Ha detto solo di stare tranquilli - prosegue Arturo Mosca - che stava bene: stava partendo per Stoccolma dove stasera (ieri per chi legge) la squadra per cui collabora avrebbe affrontato l’Ajax. Io e mia moglie abbiamo tirato un sospiro di sollievo, prima che  la nostra mente corresse ai famigliari delle vittime e dei feriti».
E’ stato un martedì mattina di preoccupazione anche per i famigliari di Giulia Bianchetto, infermiera di 24 anni di Lessona, che da un anno e mezzo si è trasferita a Manchester con il fidanzato. «Appena abbiamo saputo dell’attentato - spiega la nonna, Carla - abbiamo cercato di contattare Giulia, via messaggi. Per fortuna sia lei sia il fidanzato stanno bene: non erano al concerto. Mi sono spaventata: ancora oggi (ieri per chi legge) sono scombussolata: guardando la televisione non si parla di altro che di quell’attentato. Ho avuto davvero tanta paura per Giulia, ho temuto per la sua incolumità. E’ una ragazza giovane, a settembre si deve sposare, ha tutta la vita davanti a sé...».

Shama Ciocchetti

L’attentato  terroristico di lunedì sera alla Manchester Arena, che ha provocato 22 morti e decine di feriti, ha sconvolto anche Biella. Sono tanti i biellesi che, per motivi di studio, di lavoro o di vacanza, lunedì si trovavano nella città metropolitana del Regno Unito, scenario dell’ennesimo terrificante attentato terroristico. Per ognuno di loro, tra lunedì sera e martedì mattina, un’intera famiglia è stata in pensiero per ore: madri, padri, nonni e semplici amici che, venuti a conoscenza dell’esplosione, hanno preso  il telefono cellulare per sapere che i loro cari stavano bene, che loro, al concerto, non c’erano. Nella speranza di saperli sani e salvi. 
Lo ha fatto, martedì mattina poco dopo le 8, Arturo Mosca, di Mottalciata. Suo nipote è Paolo Gaudino (nella foto), 31 anni, torinese che vive proprio a Manchester, dove lavora nello staff dei preparatori atletici del Manchester United e dove gestisce un ristorante, il Pasta Factory, che si trova a Shudehill, proprio a pochi passi dalla Manchester Arena, teatro, lunedì sera, dell’attentato che ha seminato panico e morte. «Ho sentito martedì mattina al telegiornale la notizia di quanto successo. Ho pensato subito a Paolo - spiega Arturo Mosca - il suo ristorante è proprio vicino al luogo dove c’è stata l’esplosione. Non è confinante, ma comunque molto vicino. Ho subito telefonato a Paolo, ero molto preoccupato. Non ha risposto, ma per fortuna ha ci ha richiamato poco dopo: era in areoporto, stava bene». Una telefonata velocissima, quella di Paolo Gaudino, fatta per tranquillizzare i famigliari: «Ha detto solo di stare tranquilli - prosegue Arturo Mosca - che stava bene: stava partendo per Stoccolma dove stasera (ieri per chi legge) la squadra per cui collabora avrebbe affrontato l’Ajax. Io e mia moglie abbiamo tirato un sospiro di sollievo, prima che  la nostra mente corresse ai famigliari delle vittime e dei feriti».
E’ stato un martedì mattina di preoccupazione anche per i famigliari di Giulia Bianchetto, infermiera di 24 anni di Lessona, che da un anno e mezzo si è trasferita a Manchester con il fidanzato. «Appena abbiamo saputo dell’attentato - spiega la nonna, Carla - abbiamo cercato di contattare Giulia, via messaggi. Per fortuna sia lei sia il fidanzato stanno bene: non erano al concerto. Mi sono spaventata: ancora oggi (ieri per chi legge) sono scombussolata: guardando la televisione non si parla di altro che di quell’attentato. Ho avuto davvero tanta paura per Giulia, ho temuto per la sua incolumità. E’ una ragazza giovane, a settembre si deve sposare, ha tutta la vita davanti a sé...».

Shama Ciocchetti