Cronaca

Strage alla sagra del pesce: «Confermate le condanne»

Strage alla sagra del pesce: «Confermate le condanne»
Cronaca 19 Marzo 2017 ore 09:59

La Procura generale ha chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado a Vercelli per la strage di San Germano Vercellese, dove il 26 giugno 2010 l’esplosione di una bombola di gas, durante la “Sagra del pesce e del cinghiale”, provocò la morte di cinque persone e il ferimento di altre sette. La sentenza è attesa per fine mese. Quella tragica esplosione, ha segnato il passo anche nel Biellese per quanto riguarda i controlli agli impianti, soprattutto quelli del gas, durante le feste di paese. Da quel giorno ottenere le autorizzazioni è diventato molto più complicato: le norme relative alla sicurezza vengono applicate e seguite alla lettera. In caso contrario il rischio di finire nei guai appare molto serio. L’udienza in Corte d’Appello a Torino si è tenuta l’altra mattina. A vario titolo le accuse sono di omicidio colposo, lesioni gravissime e falso. In primo grado, il giudice Marco Dovesi aveva condannato a 4 anni di reclusione il presidente della Pro loco, Maria Grazia Bonifacio (per lei il pubblico ministero, Pier Luigi Pianta, già giudice a Biella, aveva chiesto l’assoluzione. A Torino l’altro giorno il Piemme ha ribadito la richiesta di condanna), e suo marito, Giovanni Marchiori.Tre anni e 8 mesi sono andati al gestore del distributore di carburante di Santhià Enrico Pizzo, dov’era stata ricaricata la bombola difettosa che aveva provocato la fuga di gas e l’esplosione. I primi tre imputati erano accusati di omicidio colposo e lesioni gravissime.Condanna a 2 anni e 2 mesi per il vigile urbano Tiziano Sacchetto che doveva rispondere di falso per aver modificato, dopo la strage, i documenti di autorizzazione della festa.Quel giorno, poche ore prima dell’apertura della sagra, una fuga di gpl da una bombola portò alla saturazione della struttura dove i volontari della Pro loco stavano preparando i piatti da servire la sera. ll contatto con una fiamma provocò l’esplosione che costò la vita a Gian Carla Govoni, Rosangela Rosso, Maria Luisa Piccoli, Lina Bazzano e Tiziano Bertoncello. Otto i feriti gravi, tra i quali lo stesso Marchiori. Nel corso dell’inchiesta, è stato appurato che la bombola dalla quale uscì il gpl che provocò lo scoppio, aveva una lesione microscopica dovuta a un riempimento abusivo e non controllato effettuato da Marchiori che si era rivolto a Pizzo, il quale non aveva però l’autorizzazione per effettuare quel tipo di operazioni. Il vigile Sacchetto era finito nei guai in quanto, mentre tutti erano impegnati nei soccorsi ai feriti e nella messa in sicurezza dell’area della sagra, il “civich” - secondo quanto avevano accertato gli inquirenti - aveva modificato al computer del Comune le autorizzazioni rilasciate per la manifestazione.V.Ca.

La Procura generale ha chiesto la conferma delle condanne inflitte in primo grado a Vercelli per la strage di San Germano Vercellese, dove il 26 giugno 2010 l’esplosione di una bombola di gas, durante la “Sagra del pesce e del cinghiale”, provocò la morte di cinque persone e il ferimento di altre sette. La sentenza è attesa per fine mese. Quella tragica esplosione, ha segnato il passo anche nel Biellese per quanto riguarda i controlli agli impianti, soprattutto quelli del gas, durante le feste di paese. Da quel giorno ottenere le autorizzazioni è diventato molto più complicato: le norme relative alla sicurezza vengono applicate e seguite alla lettera. In caso contrario il rischio di finire nei guai appare molto serio. L’udienza in Corte d’Appello a Torino si è tenuta l’altra mattina. A vario titolo le accuse sono di omicidio colposo, lesioni gravissime e falso. In primo grado, il giudice Marco Dovesi aveva condannato a 4 anni di reclusione il presidente della Pro loco, Maria Grazia Bonifacio (per lei il pubblico ministero, Pier Luigi Pianta, già giudice a Biella, aveva chiesto l’assoluzione. A Torino l’altro giorno il Piemme ha ribadito la richiesta di condanna), e suo marito, Giovanni Marchiori.Tre anni e 8 mesi sono andati al gestore del distributore di carburante di Santhià Enrico Pizzo, dov’era stata ricaricata la bombola difettosa che aveva provocato la fuga di gas e l’esplosione. I primi tre imputati erano accusati di omicidio colposo e lesioni gravissime.Condanna a 2 anni e 2 mesi per il vigile urbano Tiziano Sacchetto che doveva rispondere di falso per aver modificato, dopo la strage, i documenti di autorizzazione della festa.Quel giorno, poche ore prima dell’apertura della sagra, una fuga di gpl da una bombola portò alla saturazione della struttura dove i volontari della Pro loco stavano preparando i piatti da servire la sera. ll contatto con una fiamma provocò l’esplosione che costò la vita a Gian Carla Govoni, Rosangela Rosso, Maria Luisa Piccoli, Lina Bazzano e Tiziano Bertoncello. Otto i feriti gravi, tra i quali lo stesso Marchiori. Nel corso dell’inchiesta, è stato appurato che la bombola dalla quale uscì il gpl che provocò lo scoppio, aveva una lesione microscopica dovuta a un riempimento abusivo e non controllato effettuato da Marchiori che si era rivolto a Pizzo, il quale non aveva però l’autorizzazione per effettuare quel tipo di operazioni. Il vigile Sacchetto era finito nei guai in quanto, mentre tutti erano impegnati nei soccorsi ai feriti e nella messa in sicurezza dell’area della sagra, il “civich” - secondo quanto avevano accertato gli inquirenti - aveva modificato al computer del Comune le autorizzazioni rilasciate per la manifestazione.V.Ca.