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Strage alla sagra del pesce: 4 condanne

Strage alla sagra del pesce: 4 condanne
Cronaca 22 Gennaio 2016 ore 04:17

E’ terminato con quattro condanne e un’assoluzione il processo per la strage di San Germano Vercellese, dove nel giugno 2010 l’esplosione di una bombola di gas, durante la “Sagra del pesce e del cinghiale”, provocò la morte di cinque persone e il ferimento di altre sette. Dopo quattro ore di camera di consiglio, il giudice Marco Dovesi ha condannato a 4 anni di reclusione il presidente della Pro loco, Maria Grazia Bonifacio (per lei il pubblico ministero, Pier Luigi Pianta, già giudice a Biella, aveva chiesto l’assoluzione), e suo marito, Giovanni Marchiori. Tre anni e 8 mesi sono andati al gestore del distributore di carburante di Santhià Enrico Pizzo, dov’era stata ricaricata la bombola difettosa che aveva provocato la fuga di gas e l’esplosione. I primi tre imputati erano accusati di omicidio colposo e lesioni gravissime. Condanna a 2 anni e 2 mesi per il vigile urbano Tiziano Sacchetto che doveva rispondere di falso per aver modificato, dopo la strage, i documenti di autorizzazione della festa. Per tutti, il Tribunale ha stabilito l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Assolto, con la formula “per non aver commesso il fatto”, il comandante dei vigili, Maurizio Guerrini.

Quella tragica esplosione, ha segnato il passo anche nel Biellese per quanto riguarda i controlli agli impianti, soprattutto quelli del gas, durante le feste di paese. Da quel giorno ottenere le autorizzazioni è diventato complicato: le norme relative alla sicurezza vengono applicate e seguite alla lettera.

V.Ca.

E’ terminato con quattro condanne e un’assoluzione il processo per la strage di San Germano Vercellese, dove nel giugno 2010 l’esplosione di una bombola di gas, durante la “Sagra del pesce e del cinghiale”, provocò la morte di cinque persone e il ferimento di altre sette. Dopo quattro ore di camera di consiglio, il giudice Marco Dovesi ha condannato a 4 anni di reclusione il presidente della Pro loco, Maria Grazia Bonifacio (per lei il pubblico ministero, Pier Luigi Pianta, già giudice a Biella, aveva chiesto l’assoluzione), e suo marito, Giovanni Marchiori. Tre anni e 8 mesi sono andati al gestore del distributore di carburante di Santhià Enrico Pizzo, dov’era stata ricaricata la bombola difettosa che aveva provocato la fuga di gas e l’esplosione. I primi tre imputati erano accusati di omicidio colposo e lesioni gravissime. Condanna a 2 anni e 2 mesi per il vigile urbano Tiziano Sacchetto che doveva rispondere di falso per aver modificato, dopo la strage, i documenti di autorizzazione della festa. Per tutti, il Tribunale ha stabilito l’interdizione per 5 anni dai pubblici uffici. Assolto, con la formula “per non aver commesso il fatto”, il comandante dei vigili, Maurizio Guerrini.

Quella tragica esplosione, ha segnato il passo anche nel Biellese per quanto riguarda i controlli agli impianti, soprattutto quelli del gas, durante le feste di paese. Da quel giorno ottenere le autorizzazioni è diventato complicato: le norme relative alla sicurezza vengono applicate e seguite alla lettera.

V.Ca.